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"Incidenti"

(6 Novembre 2010) Enzo Apicella
Esplode la Eureco di Paderno Dugnano: sette operai feriti, quattro rischiano la vita. In Puglia tre morti sul lavoro nell'ultima settimana

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(Di lavoro si muore)

Non è il caporalato... è il capitalismo!

(23 Giugno 2024)

Caporalato e capitalismo

L’orribile omicidio di Satnam Singh, ucciso dal suo padrone che, tra l’altro, era indagato da ben 5 anni (l’indagine era forse finita nel fondo di un cassetto?) ma continuava tranquillamente a sfruttare a morte i suoi lavoratori, - oltre al solito vergognoso e ormai intollerabile piagnisteo di politici e giornali che puntualmente sentiamo da decenni, come se si trattasse di un fenomeno che scopriamo ogni estate - ha innescato un dibattito sul fenomeno del “caporalato, come se questo fosse uno strumento avulso dal contesto più generale.
Non di “caporalato” dobbiamo parlare, ma di capitalismo. Caporalato e false cooperative, come vedremo in seguito, sono solo gli strumenti utilizzati dai capitalisti per sfruttare, in modo sempre più selvaggio e disumano, i lavoratori, la carne da macello da usare e buttare.

Un breve elenco della settimana appena conclusa..
Stabilimento Aluminium di Bolzano: 6 operai, tutti immigrati, ustionati gravemente (uno, Bocar Diallo, è morto oggi) dall’esplosione di una colata di alluminio, non in una fabbrichetta ma in un’azienda fondata nel 1936, “leader europeo del settore” che impiega 130 lavoratori.
Satnam Singh, 31 anni, maciullato da una macchina nei campi di Latina. Il suo padrone uno dei tanti che sfruttano lavoratori immigrati e italiani nei campi per produrre con il minimo costo e il massimo del profitto le fragole e i pomodori insanguinati che arrivano sulle nostre tavole.
Rivarolo Mantovano: schiacciato dai rulli di un macchinario alla Sintostamp di Rivarolo Mantovano, muore Mirko Schirolli, operaio di 35 anni, dipendente in regola di un’altra azienda
Brembio (Lodi): ucciso in un’azienda agricola da un pesante pezzo staccatosi da una macchina seminatrice muore Pier Paolo Bodini, a soli 18 anni.
A Bussolengo (Verona), un operaio senegalese di 31 anni, di cui non conosciamo neppure il nome, muore schiacciato da una betoniera.

I numeri: i morti di profitto di questo mese di giugno sono 75 (3,5 al giorno), quelli da inizio anno 539 (3,1).
Le reazioni. La ministra del Lavoro Calderone, come negli anni hanno fatto tutti i suoi predecessori qualsiasi fosse il colore del loro governo, annuncia “più controlli e più ispettori”. Il ministro dell’Agricoltura, il cognato d’Italia Francesco Lollobrigida, parla di “caso isolato” (si vede che non legge i giornali..).
E stendiamo un velo pietoso sul ruolo – e sulle chiacchiere - dei sindacati di regime....

Nei mesi passati ricordiamo soltanto:
. la strage di Suviana (7 morti nella centrale Enel, una delle più importanti d’Italia, dove ad essere uccisi sono stati lavoratori altamente specializzati);
. la strage di Casteldaccia (5 operai morti asfissiati mentre ripulivano un condotto fognario per conto dell’AMAP, l’azienda municipalizzata Ambiente di Palermo).

Perché questo tristissimo elenco? Per dimostrare che non di “caporalato” si tratta, ma di un sistema economico barbaro e selvaggio che si chiama capitalismo. Quel capitalismo i cui esponenti, non paghi della carne da macello che muore ogni giorno, ci stanno velocemente portando verso la guerra, trasformandoci in carne da cannone. Quel capitalismo che non batte ciglio davanti allo sterminio di interi popoli, come quello che sta avvenendo contro l’eroico popolo palestinese. Quel capitalismo che investe miliardi nelle armi che massacrano i popoli e che massacrano noi con il taglio feroce di tutti i nostri diritti, primo fra tutti quello ad una vita e ad un futuro degni di essere vissuti.

Mettere la testa nella sabbia e pensare che “non ci riguarda” non ci salverà: mentre scivoliamo velocemente verso la guerra, per i prossimi 7 anni l’Unione Europea ha decretato che dovremo tirare fuori, per rientrare dal deficit, 10 miliardi all’anno. Indovinate chi pagherà ..... senza ospedali, senza più sanità pubblica, con pensioni sempre più da fame, con i tagli all’istruzione e a quel che rimane (ormai pochissimo) del welfare.

Per noi proletari non ci sarà futuro finché non decideremo di dire basta al sistema capitalistico, fondato sul profitto e sullo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
O ci uniamo e ci organizziamo per difendere, prima ancora del salario, la nostra salute e la nostra vita contro i capitalisti e i loro servi di ogni colore, o la catena di morte continuerà.
Sappiamo che non è né semplice né facile, ma è l’unica strada che possiamo percorrere.
SOCIALISMO O BARBARIE ..... e alla barbarie ci siamo già.

Centro di Iniziativa Proletaria “G.Tagarelli” - Sesto S.Giovanni

1938