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(28 Giugno 2024)

Dal n. 138 di "Alternativa di Classe"

 Felix Tshisekedi

Felix Tshisekedi, Presidente della Repubblica Democratica del Congo

La Repubblica democratica del Congo è vittima di una guerra economica drammatica, che ha già fatto milioni di morti. Si tratta, di fatto, del conflitto più sanguinoso dopo la Seconda Guerra Mondiale. Centinaia di migliaia di donne sono state, e sono ancora oggi, vittime di stupri e migliaia di bambine e bambini lavorano come schiavi nelle miniere di coltan (vedi ALTERNATIVA DI CLASSE n. 38 a pag. 5).
Nel 1996, l'allora Zaire, governato dal presidente Mobuto Sese Seko, venne invaso dall'Alleanza delle Forze Democratiche per la Liberazione del Congo-Zaire (AFDL). Una forza di invasione e occupazione, costituita da militari di Ruanda, Uganda e Burundi, sostenuti dagli Stati Uniti, decisi a recuperare il controllo sull'Africa Centrale, perso durante la Guerra fredda a favore di Paesi imperialisti europei, come ad esempio la Francia. Questo primo conflitto viene chiamato ”Guerra del coltan”, ed ha fatto circa 2 milioni di vittime.
Ora i Paesi imperialisti europei sostengono e finanziano il Ruanda, Paese aggressore del Congo. Ha suscitato sdegno l'accordo del 19 Febbraio 2024 tra l'Unione Europea e il Ruanda per l'approvvigionamento di minerali strategici: coltan, oro, cobalto, tungsteno, etc. Questi minerali, che esporta il Ruanda, sono minerali di conflitto, saccheggiati e insanguinati, e provengono dall'Est del Congo.
La Commissione Europea e il governo di Kigali hanno firmato un Memorandum d'intesa, nello stesso giorno, a Goma, capoluogo della provincia del Kivu Nord; i residenti hanno bruciato le bandiere francesi e statunitensi in segno di protesta contro l'indifferenza dei Paesi occidentali.
E' iniziato il 29 Febbraio 2024 il ritiro della Missione MONUSCO. La Missione di pace delle Nazioni Unite, avviata nel 2005 con il compito di proteggere i civili e mantenere la stabilità nell'area, ha trasferito il comando delle operazioni alla polizia nazionale congolese. La richiesta di ritirare i caschi blu è stata espressa direttamente dal governo congolese.
Il Presidente congolese, Felix Tshisekedi, ha criticato aspramente l'operato della Missione, evidenziando la sua inefficacia nel contrastare i gruppi armati, che hanno instaurato il caos nell'Est del Paese, e nell'assicurare la protezione dei civili dalle violenze interne. Dopo un quarto di secolo di presenza e con un bilancio annuale pari ad oltre un miliardo di dollari (che l'hanno resa la Missione più prolungata e costosa nella storia delle Nazioni Unite), la Missione MONUSCO ha chiuso il suo mandato con il sapore del fallimento.
Le Nazioni Unite continuano a parlare di “una delle peggiori crisi umanitarie al mondo”. Tuttavia, la situazione in Congo attira scarsa attenzione dalla comunità internazionale.
Il 19 Maggio nella capitale congolese Kinshasa una cinquantina di uomini armati ha fatto irruzione nella casa del Vice premier Vital Kamerhe. Sono stati fermati dalle forze di sicurezza, che hanno ucciso 6 degli aggressori. Secondo fonti locali, gli aggressori venivano da Brazzaville, sulla sponda opposta del Fiume Congo e sventolavano la bandiera dello Zaire.
All'inizio, i media locali hanno identificato gli uomini armati come soldati congolesi, ma poi hanno riferito che erano legati all'oppositore in esilio Christian Malanga, residente negli Stati Uniti. Malanga, fondatore del Partito unito congolese ed ex militare, ha trasmesso un video in diretta in cui appariva con una dozzina di uomini armati, dopo aver fatto irruzione nel Palazzo della nazione. Il gruppo sventolava la bandiera dello Zaire, l'ex nome del Paese, e gridava: “Felix fuori!”. In riferimento al Presidente Felix Tshisekedi, per esprimere la volontà di un cambio di regime.
Il portavoce dell'esercito, Sylvain Ekenge, ha sottolineato che il tentativo di golpe è stato ”tagliato alla radice dalle forze di difesa e di sicurezza”.
SURVIVAL INTERNATIONAL, il movimento che si occupa dei diritti dei popoli indigeni, accusa di 'genocidio verde' contro la comunità Baka del Congo l'organizzazione di tutela ambientale African Parks, legata al Principe Harry d'Inghilterra.
I pigmei, che da sempre vivono nella foresta del Parco Nazionale Odzala-Kokoua, sono espropriati delle terre ancestrali e delle risorse, abusati e umiliati. I Guardiaparco armati, assunti e pagati da African Parks, sono responsabili di stupri, torture e violazioni dei diritti umani, atti compiuti in nome della protezione del territorio. Intanto nel Paese il conflitto armato infuria nuovamente, mentre le multinazionali saccheggiano i vasti giacimenti minerari.
Molte persone sono fuggite nella parte orientale della Repubblica democratica del Congo, che è diventata epicentro della guerra. Al centro dell'attuale crisi ci sono le gravi tensioni tra la Repubblica democratica del Congo e il Ruanda, il cui presidente, Paul Kagame, alle elezioni che si svolgeranno nel Luglio prossimo dovrebbe confermare il suo governo, al potere ormai da un quarto di secolo. Il Presidente Kagame ha accusato il governo della Repubblica democratica del Congo di sostenere le milizie Hutu e di rifiutarsi di negoziare la fine dei combattimenti.
La Repubblica democratica del Congo, nel frattempo, ha rifiutato i colloqui con il Movimento 23 Marzo, un gruppo ribelle operante nel Congo orientale, sostenuto dal Ruanda, e ha chiesto al presidente Kagame di ritirare le truppe ruandesi dal suolo della Repubblica democratica del Congo.
L'American Institute of Peace ha pubblicato in Aprile un rapporto, in cui concludeva che il lavoro delle agenzie governative statunitensi in Africa è di estrema importanza. E' strategicamente importante per gli Stati Uniti acquisire i metalli delle terre rare, in particolare il coltan. Il controllo del coltan e degli altri elementi, estratti nelle miniere della Repubblica democratica del Congo, fa parte della guerra tecnologica degli USA contro la Cina. Il rapporto dell'American Institute rileva il ritardo delle Compagnie minerarie occidentali rispetto a quelle cinesi.
La presenza nel Congo da parte degli Stati Uniti aumenterà, per impedire il totale controllo cinese sui minerali strategici. Questo si traduce nella continuità della guerra, che si sta consumando nel Paese dal 1996. In questi 28 anni, in cui si sono consumate ben due guerre panafricane, con il coinvolgimento di 7 Paesi, circa 2 milioni di civili sono diventati profughi nel Sud e Nord Kivu, e la minoranza etnica Tutsi lotta per la sua sopravvivenza.
Massacri, stupri, violenze e soprusi, sono la realtà di questa zona, dove lo Stato centrale ha un debole controllo, ed è costretto ad affidare la difesa territoriale a 140 milizie, che a loro volta massacrano le popolazioni, per poter controllare il mercato illegale dei minerali. Di tutto questo orrore ne traggono immensi benefici le multinazionali dei Paesi imperialisti di occidente e oriente. Non è un caso che nessuna Conferenza internazionale, nessun dibattito presso il Consiglio di Sicurezza ONU, siano mai stati proposti per porre fine a questi lunghi anni di morte e distruzione.
Quasi l'80% del coltan, minerale per i telefonini e per l'industria aerospaziale, proviene dalla Repubblica democratica del Congo, ma l'intero Paese, invece di arricchirsi, ne è sconvolto. L'ONU parla di 11 milioni di morti legati al controllo di questo business. Decine di milioni di lavoratori sono ridotti in schiavitù ”volontaria”, chi non scava o spara, muore di fame. Questo è il mondo della logica borghese, che antepone il profitto ai bisogni umani.
Secondo le ultime stime, sono circa 40mila i ragazzi e le ragazze minorenni, impiegati nelle miniere del Sud della Repubblica democratica del Congo. Molti di loro lavorano nelle miniere di cobalto, prezioso minerale utilizzato per la produzione di batterie ricaricabili per cellulari, tablet, computer, e altri dispositivi elettronici. Questi bambini lavorano in condizioni estreme, alcuni di loro più di 12 ore al giorno, senza alcuna protezione e percependo salari da fame.
Rischiano ogni giorno incidenti sul lavoro, a causa di carichi troppo pesanti, fino alla morte, a causa dei frequenti crolli nelle grotte artigianali. Spesso sono picchiati e maltrattati dalle guardie della sicurezza se oltrepassano i confini della miniera. Il governo della Repubblica democratica del Congo non ha nessuna intenzione di fermare questa barbarie. Una ricerca condotta dalle università di Lubumbashi, Lovanio e Gand, indica che l'esposizione all'inquinamento tossico provoca difetti congeniti nei figli dei minatori di rame e cobalto nella Repubblica democratica del Congo.
Quando si visita una zona mineraria, si è immediatamente colpiti dal forte inquinamento e dalla mancanza di azione da parte del governo e delle aziende dell'industria estrattiva per evitarlo e per proteggere le persone, che lì vivono e lavorano e che non hanno alcun modo di sfuggire alle polveri nocive. Uomini, donne e bambini, lavorano persino senza l'attrezzatura di protezione più essenziale, come guanti e mascherine per il volto. I minatori soffrono di patologie, quali la tosse, dolori ai polmoni, e infezione alle vie respiratorie.
Dal punto di vista sanitario, attualmente l'aspettativa di vita nella Repubblica democratica del Congo è di appena 59 anni per i maschi e di 62 anni per le femmine. Secondo i dati OMS, i bambini hanno il 45% di probabilità di morire prima dei 15 anni di età, e le donne il 53% di probabilità di morire per problemi legati al parto. Il 42% dei bambini con meno di 5 anni è malnutrito. Soltanto il 28,7% della popolazione usa servizi igienici e il 52% beve acqua potabile.
Secondo i bollettini epidemiologici dell'Ufficio africano dell'OMS, la Repubblica democratica del Congo è, insieme alla Nigeria, il Paese africano dove si accende il maggior numero di focolai di malattie infettive.
Gli scontri armati sono serviti a favorire lo sfruttamento dei giacimenti minerari. Non si tratta di creare nuove elite nazionali da mandare al potere, facendosi concorrenza su chi debba trattare con i Paesi imperialisti. I conflitti sono necessari alle potenze imperialiste per conquistare o incrementare le rispettive sfere di influenza economica.
Oggi i lavoratori di tutti i Paesi devono lottare contro le rispettive classi borghesi, responsabili allo stesso modo del massacro di milioni di proletari. La divisione di classe tra sfruttati e sfruttatori è netta e profonda, ed è inderogabile la necessità di farla finita con il capitalismo, un regime di miseria e di morte.

Alternativa di Classe

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