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(17 Novembre 2010) Enzo Apicella
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(Di lavoro si muore)

La crudele morte di Satnam Singh. Un mondo che rischia di annegare nella barbarie e la disumanizzazione

(29 Giugno 2024)

Satnam Singh

La terribile morte di Satnam Singh, il lavoratore indiano dei campi agricoli dell’agropontino, rivela la faccia più feroce, la crudeltà, di un sistema di produzione in cui la vita del lavoratore vale fino a quando rimane fisicamente integro e in piedi, ha due braccia da prestare alla produzione nelle fabbriche dei padroni o alla raccolta di pomodori nei campi dei proprietari terrieri e non si ribella per i diritti. Ormai si parla apertamente di ‘morti di profitto’ e non di lavoro. Il profitto che è la caratteristica principale e l’esistenza stessa del capitalismo, per cui tutto il resto, perfino la vita dell’operaio è relativa. Ogni volta che muore un essere umano mentre è al lavoro per creare ricchezza alla borghesia imprenditrice, si riaccendono i riflettori sul fenomeno caporalato e lavoro nero per spegnerli subito dopo il funerale, magari con un corteo di facciata, che non si nega a nessuno. Il caporalato e le cooperative fantasma, create dai trafficanti, per l’intermediazione e il reclutamento di manodopera tra i migranti, quelli cui è stato concesso di giungere sulla terra ferma e che affollano i ‘centri di accoglienza’, sono vecchi arnesi di un capitalismo rurale e assassino che produce morte anch’esso, come quello di serie A che crea addirittura distruzione e sterminio con guerre, pandemie e catastrofi ambientali. Satnam Singh come tantissimi altri lavorava in agricoltura per 4 euro l’ora insieme alla moglie per tentare di sopravvivere in un mondo, in cui ormai la discriminazione tra esseri umani è la regola.
Per la classe padronale, Satnam e tutti gli altri valgono meno di una macchina da produzione. Si, perché la loro macchina la coccolano, la tengono pulita e in forma e corrono a cambiare un pezzo rotto, mentre il lavoratore se non serve più perché è incappato in un incidente/omicidio lo si scarica ovunque, abbandonato al suo destino come un rifiuto qualsiasi. Sono tutti ‘bravi ragazzi’, è il mantra dei padroni, fino a che, però, non prendono coscienza della propria condizione, appena rivendicano un diritto diventano quelli che ne vogliono approfittare. Intanto loro, i padroni, si godono la vita col sudore e il sangue dei migranti sfruttati e quasi sempre si accodano alle fiaccolate e alle finte lacrime di politici, istituzioni e tutto il resto dell’armamentario ipocrita e falso di cui in Italia si dispone a sufficienza. Le procure di tutta Italia, soprattutto al sud, purtroppo, sono piene di faldoni in cui si narra di processi che riguardano il fenomeno dello sfruttamento nei campi, esiste anche una legge che dovrebbe vietarlo, ma è tutto un affare sporco perchè chi dovrebbe controllare, si accorda invece con una classe imprenditoriale senza anima e coscienza per creare potere per mezzo di ingiustizia e disonestà sulla pelle dei più indifesi. Ormai è come se i padroni avessero acquisito un diritto senza limiti, quello di sfruttare i lavoratori fino allo stremo, tanto è radicata questa problematica, specie nelle campagne del sud, dall’agropontino del Lazio fino alla piana in Calabria. La migrazione è un fenomeno umano sempre esistito, in Italia, in Europa e in tutto il mondo. E’ il risultato di disuguaglianze socio-economiche di fattori politici ma soprattutto di guerre e carestia che costringono le persone a cercare altrove condizioni di vita migliori. E’ una tematica che va governata dagli stati, fornendo a tutti i mezzi necessari per farli arrivare a destinazione e non lasciarli morire in mare. Ciò che non può essere accettato e va combattuto con tutte le forze, è lo sfruttamento e la discriminazione nei loro confronti, dovunque e comunque, specie sul lavoro che è il motore della vita in cui, sistemi perversi, cinici e spietati, mettono in evidenza tutte le incapacità e inettitudini a rispettare i diritti umani universali. E’ un massacro quotidiano, le morti sul lavoro, di un modo di produzione inumano, marcio e omicida che ha fallito e che va abbattuto, altrimenti tanta gente, tanti esseri umani continueranno a sprofondare in un inesorabile immiserimento con conseguenze sociali che potrebbero diventare drammatiche. Transizione al socialismo o regressione alla barbarie disse Engels. Forse finora pochi hanno preso in considerazione questo concetto in tutta la sua serietà e il suo peso. Oggi la scelta che si prospetta è tra lasciare campo libero alla disumanizzazione e la barbarie con il rischio di tracollo di intere civiltà, o promuovere una incisiva lotta dei lavoratori a livello internazionale per un mondo in cui al centro vi è l’uomo con tutte le sue esigenze e non più il dio denaro.

Pasquale Aiello

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