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Algeria

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(9 Gennaio 2011) Enzo Apicella
Rivolta contro il caro-vita in Algeria

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(Flessibili, precari, esternalizzati)

Manifesto politico dell’assemblea del 29 giugno

Delegazioni di compagni/e della variegata area del mondo delle cooperative sociali provenienti da Roma, Milano, Torino, Genova, Calabria, si sono incontrati a Milano

(5 Luglio 2024)

assemblea 29 giugno

La riunione trova stimolo dalla mobilitazione dei lavoratori delle cooperative ed in particolare degli educatori che hanno dato vita allo sciopero e alla manifestazione del 10 aprile a Roma. Altre mobilitazioni a Torino e a Milano. Con la partecipazione di molte organizzazioni del sindacalismo di base e di altre associazioni e collettivi sta prendendo forma una Rete Intersindacale da allargare e potenziare.
Il S.I.Cobas intende prender parte all’allargamento e allo sviluppo della Rete Intersindacale Nazionale Operatori Sociali.

La partecipazione al dibattito è stata a più voci ed abbiamo discusso di questi temi di cui diamo pubblicità.

La foresta di contratti poveri.
Il quadro generale vede committenti pubblici, consorzi e cooperative in continua lotta tra loro per gestire ruoli di potere nel “mercato” della salute e dei bisogni assistenziali di una popolazione sempre più orfana del SSN.
Contemporaneamente lo stato restringe sempre di più il suo perimetro di intervento sociale, e conseguentemente il padronato rinsalda la “santa” alleanza contro i lavoratori.
Questa unità imprenditoriale è rafforzata dalla complicità delle sigle confederali che sono parte integrante della controriforma che si attua tagliando quote crescenti di welfare.
In un settore segnato da frammentazione e flessibilità dei modelli contrattuali volutamente aderente agli interessi della controparte, è emersa la volontà-necessità di sviluppare un’unità d’ azione per contrastare il lucido disegno delle controparti.
Questo comune sentire si è manifestato in tutti gli interventi e sono stati messe da parte appartenenze politiche e sindacali. Ci si è concentrati su come attuare unitariamente le linee di difesa in grado di elevare innanzi tutto il trattamento salariale dei contratti troppi e tutti poveri, che troppo spesso non superano i 10 € orari.
A questa realtà che si caratterizza come lavoro povero si aggiunge l’altissima quota di lavoratori part-time non derivante da una scelta individuale ma solo nell’interesse delle aziende per contenere i salari e massimizzare i profitti.

Internalizzazioni.
Il tema più dibattuto è stato quello delle internalizzazioni. Ma se è chiaro da cosa andare via (appalti vari), meno preciso è l’approdo da raggiungere. In precedenti interventi ci si è posto l’obiettivo di promuovere la rivendicazione di un contratto unico per tutta l’area sanitaria e socio sanitaria.
Giustamente viene osservato che da un punto di vista deontologico,
(art.32 della Costituzione: La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. ) l’area dell’assistenza richiede requisiti universali da trattare con i medesimi livelli di qualità. Non dovrebbero esserci malati di serie A e di serie B.
Questa impostazione pur corretta per il lungo periodo, è stato fatto rilevare, che per raggiungere questo obbiettivo occorre una tappa intermedia e cioè l’inquadramento di tutto il terzo settore nel contratto della Funzione Pubblica.
Questa tappa intermedia tiene conto, realisticamente, di quali siano gli attuali rapporti di forza e meglio si presta a contrastare il committente pubblico che sta attuando una vera e propria svendita dei suoi asset pubblici ai privati.
La rivendicazione dell’internalizzazione va comunque sorvegliata nella sua attuazione e non va abbracciata acriticamente come sembrano fare alcuni disegni di legge che, se da una parte ne accettano gli aspetti formali, dall’altra negano o peggiorano i contenuti.
Sul tema delle internalizzazioni qualche esperienza possono vantare i lavoratori della logistica.
Dopo anni di complicità con il sistema di sfruttamento delle cooperative con personale sindacale chiamato a dirigere le cooperative stesse, oggi i confederali sembrano non opporsi alla internalizzazione volute dal padronato. Tuttavia, va chiarito che questo processo si consuma azzerando le conquiste economiche e normative conseguite con un ciclo di lotte durato più di un decennio. Occhio.

Iscrizione agli albi e corsi di formazione.
La questione della obbligatorietà di iscrizione agli albi si intreccia con una malintesa professionalità. La retorica trionfante sul ruolo professionale delle attività assistenziali affrancate dalla dipendenza ancillare nei confronti della “classe” medica, da una parte solletica la voglia di sentirsi piccoli medici, dall’altra nasconde una standardizzazione dei processi assistenziali che lega e disumanizza medici e non medici.

La questione del minutaggio a cui attenersi nella cura dei pazienti che richiederebbe, invece, tempi e attenzioni diversificate è una follia produttivistica che neanche nella gestione delle attività industriali viene osservata, non fosse altro perché si deve tenere alta la qualità del prodotto che altrimenti non incontra il favore degli acquirenti.
In realtà il sistema della premialità, pagelline, performance singole e collettive, (ECM per attività sanitarie) è solo un espediente ideologico per seminare invidie e concorrenza tra i lavoratori.
Il Ministro Brunetta aveva iniziato a suonare la grancassa della malasanità e a sparare contro i fannulloni del pubblico impiego a cui si sono accodati tutti i governi che si sono succeduti.
A distanza di anni si è reso evidente che l’obbiettivo non era la riqualificazione dei servizi, ma attaccare direttamente quegli automatismi utili a premiare la vera professionalità conseguita sul campo e maturata con gli anni di servizio.
Gli aumenti da privilegiare dovevano essere quelli legati alla performance individuale e di conseguenza le buste paga ridisegnate a favore delle voci variabili.
Un peso crescente viene assegnato agli accordi di secondo livello. Il quadro di sintesi che ne emerge è che ai professionisti della sanità sono state appuntate al petto tante medaglie di cartone ma le buste paga sono più leggere. Come l’abito non fa il monaco, cosi i titoli professionali non producono né riconoscimento sociale né economico. È il mercato che fa il prezzo.

Salute e sicurezza del lavoro
Questa processo di impoverimento della qualità assistenziale prodottosi nella sanità pubblica si diffonde e si allarga nel settore privato, convenzionato e cooperativo.
Cambiano i gradienti di pervasività ma la filosofia è la stessa. Molto del dibattito su pubblico e privato è effimero e andrebbe ricondotto all’essenza intima delle relazioni perché si è sempre e comunque sotto la sferza di una gestione capitalistica.
Non è il caso di affannarci con gli aggettivi per definire le attività socio sanitarie: pubbliche, private cooperative, convenzionate ecc., è sempre e semplicemente gestione capitalistica di bisogni che andrebbero tutelati e sottratti al mercato. Questa è la sostanza del problema.
La tutela del lavoro e dei lavoratori non la possono perseguire i partiti e i sindacati di regime, questi sono nel circuito del sistema, ne sono le rotelline funzionali.
Non possono servire gli appelli alla Costituzione e al Welfare che doveva secondo mitologia riformista accompagnarci dalla culla alla bara. Il ripristino di livelli assistenziali umani passa dalla nostra capacità di costituirci forza indipendente.
Nessuno si domanda come stanno i lavoratori che assistono. È una domanda che dobbiamo rivolgere a noi stessi. Nel frattempo, prosegue il degrado della qualità di vita dei lavoratori, gli abbandoni sono solo l’epifenomeno costellato dalle mille forme di burnout.

ll vincolo del riposo biologico di 11 ore tra un turno e il successivo è di fatto aggirato dal cosi detto orario multi periodale, recepito da tutti i contratti, che incombe come una spada di Damocle sul ciclo veglia-sonno alterato che espone i turnisti al rischio per la tenuta degli equilibri psicofisici.
La rottura della stabilità familiare, il ricorso a psicofarmaci, alcol e altro ancora sono altrettante spie che si accendono sul cruscotto di una sanità pilotata dagli automatismi del profitto e dagli algoritmi della performance una volta chiamato semplicemente sfruttamento.

La questione degli albi venne posta per la prima volta negli anni che precedono il fascismo, ma i prodromi erano già nell’aria, l’obbiettivo era l’esclusione dei medici ebrei e degli omosessuali e per questa via rinsaldare italianità e spirito di casta.

Vezzo, questo degli albi, tutto italiano. Nel resto del mondo occidentale c’è molta più liberalità e l’approccio all’esercizio delle professioni non passa per i titoli e le targhette ma dalla qualità del lavoro.
Alla fin fine sembra solo una questione di tasse di iscrizione da rastrellare a favore di escrescenze burocratiche che non migliorano e non intervengono nella promozione della cultura assistenziale.
I collegi sembrano invece funzionali alle aziende accreditate che dispensano i corsi e tra questi quelli gestiti dai confederali, spesso a pagamento.

Su questo si sono palesati due livelli di proposte: la prima è di rifiutarsi di pagare la tassa di iscrizione ed attivare nel contempo una azione legale a livello nazionale; la seconda è di battagliare situazione per situazione affinché l’iscrizione sia a carico dei datori di lavoro e le ore in più per partecipare ai corsi devono essere pagate.

Va chiarito che una vera preparazione culturale sarebbe necessaria per rispondere ad una gamma di attività diversificate e con problematiche di disagio e minorità profonde. La preparazione del personale fa un tutt’uno con i bisogni a cui attendere. I corsi di aggiornamento dovrebbero essere gratuiti e cioè a carico delle aziende ed in orario di lavoro.

Altri aspetti toccati negli interventi.
Un compagno di Torino ha dato un contributo importante richiamando, molto a proposito, la analisi di Marx su capitale costante e capitale variabile e sue dinamiche di sviluppo. Il capitale costante anche nel mondo delle cooperative vede una progressiva concentrazione e centralizzazione di quote di capitale nelle mani di vere e proprie multinazionali o con la formazione di potentati travestiti da onlus e/o religiose confraternite affaristiche. Ma all’altro polo opera la pauperizzazione che si accanisce sulla quota di capitale variabile, i lavoratori.
A fronte della massa della ricchezza in crescita si allarga la massa della miseria e prende la forma di contratti poverissimi, elastici e flessibili.

Un compagno di Roma si è espresso con parole critiche rispetto ad un costume politico che coinvolge molti compagni che preferiscono partecipare alle adunate solidaristiche ma si tengono coperti li dove maturano i conflitti: il posto di lavoro.
Certamente le manifestazioni rientrano nei nostri compiti, ma a condizione che l’occupazione delle piazze non comporti il rendersi invisibili al capo servizio e il disertare il conflitto in corsia.
In definitiva l’auspicio espresso dal compagno è di stare sul pezzo e non emulare in altre forme i leoni da tastiera.

Una compagna di Roma ha messo in luce che mentre sui lavoratori viene esercitato un controllo diretto e pianificato, la gestione imprenditoriale si avvale di ampi margini di discrezionalità. In materia di accreditamento, mansioni ed altro, le direzioni, in assenza di regolamenti, fanno e disfano a loro piacimento. Si arriva addirittura a forme di commistioni in organismi, quali le RSA, in cui il ruolo sindacale e quello padronale dovrebbe essere ben distinto: si va dal sindacalista dirigente al dirigente sindacalista.

Conclusioni
Alla chiusura dei lavori, ci si è dato l’impegno di ritrovarci a settembre per una nuova riunione di aggiornamento a Roma.

Va definito uno strumento per lo sviluppo unitario delle parole d’ordine ma lasciando spazio, città per città e situazione per situazione la libertà di sviluppare le forme di agitazione più congeniali. L’idea del questionario che riprende il metodo “dell’inchiesta operaia a suo tempo suggerita da Marx” è una opportunità di cui avvalersi. Per questa via le singole lotte e la messa in comune di quanto si produce possano meglio essere generalizzate e dar vita a delle campagne nazionali.
Coordinamento di lotta Coop Sociali
Milano 29.06.2024

Coordinamento di lotta Coop Sociali

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