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Fumo di fumo

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Sul "fatalismo" delle genti meridionali

(5 Luglio 2024)

l'irpinia dov'è?

La collocazione dell'Irpinia nella penisola italiana (immagine ripresa da wikipedia).

In Irpinia, come in altre aree interne del Sud, la negazione sistematica ed estesa della cittadinanza, dei diritti politico-civili per le classi popolari, il loro asservimento ai notabili locali, obbliga le giovani generazioni proletarie a mendicare elemosine o favori elargiti secondo sistemi clientelistici e paternalistici, retaggio di un passato feudale: per ottenere anche un lavoro miserabile, precarizzato e malpagato, sprovvisto di qualsiasi tutela, persino per richiedere un banale certificato, i diritti sono svenduti in cambio di voti ipotecabili a vita. Questa mentalità subalterna è il sintomo inequivocabile di una sudditanza culturale, politica e psicologica, è un'eredità semi-feudale, che ispira il fatalismo e la rassegnazione delle genti meridionali: un elemento intrinseco alla "normalità quotidiana", che induce le persone ad accettare la sudditanza come "stato di natura ineluttabile", in base ad una inesistente "legge di natura", che nella sfera storico-sociale non ha ragion d'essere. In effetti, le leggi naturali, o fisiche, non sono affatto applicabili alla dialettica della storia, ovvero ad un mondo attraversato da conflitti, da tendenze e controtendenze poste in costante divenire, che si intrecciano in rapporti di interazione e reciprocità, per cui nulla è immutabile nelle vicende storiche e politiche dell'umanità, come si deduce già dalle rivoluzioni che abolirono i privilegi feudali, la servitù della gleba, la schiavitù. Condizioni che per secoli gli uomini accettarono in quanto "normali", "fatali" o "ineluttabili", mentre si rivelarono eliminabili in virtù dell'azione politica di massa. Oggi, in Irpinia si registrano percentuali elevate di "morti bianche" sul lavoro: sono cifre che denunciano uno stillicidio di cui non si parla. In Alta Irpinia, i lavoratori sono endemicamente sudditi, ossia asserviti ai notabili politici locali: com'è noto, le assunzioni in fabbrica sono stabilite applicando vecchie prassi clientelari e familistiche. I segnali di iniziative o di lotte sociali, appaiono deboli, parziali e slegati tra loro. Non vi sono partiti, né soggetti politici credibili e capaci di promuovere una presa di coscienza di massa ed un'auto-organizzazione di classe dei lavoratori nelle nostre zone. Le ciassi lavoratrici subalterne (in Alta Irpinia, come altrove) non hanno mai acquisito consapevolezza e fiducia, non hanno rinunciato alle vane illusioni propinate dai media "mainstream", dai vari partiti di governi e dalle istituzioni di classe (si pensi al "cretinismo parlamentare" o a "favole ideologiche" simili), ossia quegli organismi statali che operano in funzione degli interessi materiali e dei privilegi delle élites di un neo-capitalismo arido e disumano, liberticida e guerrafondaio, nella sua fase neo-imperialistica.

Lucio Garofalo

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