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(19 Luglio 2013) Enzo Apicella
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Congedo e tutela sulla maternità e congedo parentale: scheda di formazione sindacale autogestita a cura di Usi 1912

(6 Luglio 2024)

comunicatousi

Il congedo di maternità è un diritto essenziale, ma è anche importante capirne l'impatto finanziario e la rilevanza contabile, sulle buste paga di chi lavora. Si tratta di indennità che viene erogata dall'INPS.
Durante il periodo di maternità obbligatoria, le dipendenti hanno diritto a un determinato compenso.
In particolare, per il periodo di astensione obbligatoria, l'INPS eroga un'indennità pari all'80% della retribuzione, calcolata sulle medie giornaliere soggette a contributi nell'ultimo mese di lavoro.
Per il periodo di astensione obbligatoria, a seconda del CCNL, il costo per l’azienda può variare, tra l’1 e il 2% della retribuzione lorda. È importante notare che il pagamento viene erogato direttamente dal datore di lavoro che anticipa il trattamento economico, successivamente rimborsato dall'INPS.
Maturazione delle ferie durante la maternità
Durante il periodo di maternità, il rapporto di lavoro non viene interrotto, ma semplicemente sospeso. Ciò significa che i diritti della dipendente, incluso il diritto alle ferie annuali, continuano a maturare. In sostanza, una dipendente in congedo di maternità accumulate matura le ferie spettanti, come se fosse in servizio attivo e ne può esigere la fruizione e il godimento durante la prosecuzione del rapporto di lavoro subordinato, concordandone con l’ufficio del personale il materiale godimento, oppure se dopo la maternità e nei casi consentiti dalla legge (è vietato infatti, il licenziamento operato dal datore di lavoro, nel primo anno di vita del bambino e fino a tre anni di età, salvo dichiarazione esplicita della lavoratrice e con procedura specifica avviata, se il “licenziamento” e la cessazione del rapporto di lavoro sia veramente concordata tra le parti e non disposta unilateralmente dal datore di lavoro, per “liberarsi” di lavoratrici madri o che fanno…”…troppi figli”, presso la rispettiva sede dell'Ispettorato Territoriale del Lavoro I.T.L., competente territorialmente nel luogo dove si svolge la prestazione lavorativa), a cessazione del rapporto di lavoro, con le ferie monetizzate con le ultime competenze (Tfr–liquidazione, permessi retribuiti, stipendi arretrati, altre spettanze economiche…)
La normativa vigente specifica (D. Lgs. 151/2001 e varie successive modificazioni e integrazioni) che durante l'astensione obbligatoria, la lavoratrice ha diritto alla conservazione del posto e alla maturazione dell'anzianità di servizio, oltre ai benefici economici, agli aumenti salariali e alle eventuali promozioni, scatti di anzianità, di cui beneficerebbe in attività.
È fondamentale notare che il congedo di maternità è una parte dell’istituto contrattuale e normativo
Il congedo parentale, un periodo durante il quale il genitore può astenersi dal lavoro per dedicarsi al figlio-figlia, è un altro aspetto importante della legislazione che aiuta a conciliare lavoro e famiglia. Come il congedo di maternità, anche il congedo parentale può avere un impatto sulla gestione del personale e un impatto sulla retribuzione e compensi spettanti alle lavoratrici-madri o, in alternativa ai lavoratori padri.
FUNZIONE E FINALITA’: Bisogna inviare la domanda per il congedo di maternità al datore di lavoro e all'INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) almeno due mesi prima della data presunta del parto.
La durata del congedo di maternità può variare a seconda delle esigenze individuali di ogni donna, con possibilità di posticipare l'inizio del congedo di maternità fino a un mese o fino al momento del parto effettivo.
La Legge di Bilancio 2022 ha introdotto un'estensione del diritto all'indennità di maternità per un periodo extra di tre mesi, a decorrere dal termine del congedo di maternità canonico, per le professioniste autonome con un reddito inferiore a 8.145 euro.
Oltre alla maternità naturale, la legislazione italiana prevede congedo di maternità anche in situazioni particolari come adozione, affidamento o ricovero del neonato.
Contenuti Per permettere alle neomadri di godere di questo periodo senza l'angoscia di perdere il proprio posto di lavoro o subire una riduzione del reddito, la legge prevede il congedo di maternità.
Nello specifico, si tratta di un periodo di sospensione dal lavoro, obbligatorio, che si colloca di norma tra il mese prima della data del parto e i tre mesi seguenti.
In Italia, la legge che disciplina il congedo di maternità è il D. Lgs. 151/2001, meglio conosciuto come "Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità". Questa legge prevede che la dipendente possa astenersi dal lavoro per un periodo che va da due mesi prima della data prevista del parto fino a tre mesi dopo (in totale, quindi, cinque mesi). Durante questo periodo, la dipendente dovrà percepire un'indennità pari all'80% della retribuzione, erogata dall’INPS. Questo periodo di astensione può essere esteso in determinate circostanze, come ad esempio nel caso di parto prematuro o nel caso di alcune malattie del bambino. Inoltre, la legge prevede anche la possibilità di fruire di periodi di astensione facoltativi e di permessi per l'allattamento.
Sono presenti anche specifiche protezioni per le lavoratrici in gravidanza: ad esempio, la tutela contro il licenziamento e la possibilità di modificare alcune condizioni di lavoro nel momento in cui sia presente un rischio per la salute della madre o del neonato. Ricordiamo che il congedo di maternità è un diritto, ma anche un dovere. La legge infatti prevede un periodo di stop obbligatorio, necessario per garantire il benessere della madre e del neonato.
A chi spetta il congedo di maternità obbligatoria?
La legge italiana è piuttosto chiara su chi ha diritto a tale periodo di riposo e sostegno.
Il congedo di maternità obbligatorio è riconosciuto a tutte le donne che lavorano, sia impiegate che autonome.
Inoltre, l'Articolo 37 della vigente Costituzione Italiana, repubblicana e antifascista, sottolinea il diritto della donna a condizioni di lavoro che consentano l'espletamento della sua funzione materna e alla protezione della maternità e dell'infanzia.
Nell'ottica di migliorare ulteriormente il sostegno alle neo- mamme specie se lavoratrici autonome, la Legge di Bilancio 2022 ha introdotto una significativa novità. E’ stato riconosciuto il diritto all'indennità di maternità per un ulteriore periodo di tre mesi, che decorre dalla fine del periodo di maternità canonico.
Questa estensione si applica dopo i classici cinque mesi di congedo di maternità o paternità, offrendo alle famiglie un supporto economico più lungo in un periodo di vita così fondamentale. È valida per le lavoratrici autonome con un reddito inferiore a 8.145 euro. Pur essendo una casistica separata, è importante da considerare nella gestione delle cosiddette “risorse umane”, soprattutto in caso di collaborazioni con libere professioniste.
Come avviare la procedura per il congedo di maternità?
In particolare, dal datore di lavoro che gestisce la forza lavoro e le c.d. “risorse umane”, bisogna presentare la domanda di congedo di maternità all'INPS attraverso il servizio online. Per fare ciò, la dipendente deve accedere con le proprie credenziali (SPID, Carta d'Identità Elettronica o Carta Nazionale dei Servizi in sigla CNS) e compilare l’apposito modulo di richiesta. In questa fase, sarà necessario fornire una serie di informazioni, tra cui la data presunta del parto.
Parallelamente, la dipendente dovrà informare il datore di lavoro della sua gravidanza e della sua intenzione di usufruire del congedo di maternità, preferibilmente per iscritto, per avere un riscontro ufficiale.
Requisiti per accedere alla maternità obbligatoria INPS
È importante conoscere i requisiti per accedere alla maternità obbligatoria INPS, poiché variano per ogni categoria di lavoro. In sintesi, per capire meglio, i requisiti per le categorie principali sono:
Impiegate: le dipendenti devono avere almeno 180 giorni di contributi nell'anno precedente l'inizio del congedo. Questo riguarda tutti i tipi di contratti.
Addette ai servizi domestici e familiari: colf e badanti devono aver versato 51 contributi settimanali nell’anno del congedo.
Lavoratrici agricole a tempo determinato: le dipendenti in campo agricolo (a tempo determinato) necessitano di 102 contributi giornalieri nei dodici mesi precedenti l'inizio del congedo.
Disoccupate o sospese: disoccupate o sospese (cassaintegrazione guadagni, CIG, varie forme di ammortizzatori sociali ancora esistenti), devono essere iscritte nelle liste di disoccupazione e avere 180 giorni di contributi nell'anno precedente al parto.
Astensione anticipata: la casistica in generale.
In alcuni casi, si può avere bisogno di un periodo di astensione anticipato, prima dei due mesi previsti dalla normativa generale. Questo può essere determinato da vari motivi, come complicanze in gravidanza o condizioni di lavoro che comportano rischi per la salute della madre o del nascituro. In questi casi, la dipendente può usufruire dell'astensione anticipata dal lavoro, che sarà poi sottratta dal periodo di congedo post-partum.
In ogni caso, l'opzione migliore varia a seconda delle esigenze individuali di ogni donna. Inoltre, ricordiamo che in tutte queste opzioni ha sempre diritto all'indennità di maternità.
Durata del congedo di maternità, in casi particolari disciplinati dalla legge

Oltre alla maternità naturale, ci sono varie situazioni particolari che possono richiedere un congedo di maternità. La legislazione italiana ha previsto anche queste eventualità, garantendo alle donne il diritto di avere il tempo necessario per gestire queste situazioni specifiche.
Ricovero del neonato in una struttura: se il neonato o neonata, deve essere ricoverato immediatamente dopo la nascita, la madre può posticipare la fine del congedo di maternità per un periodo pari a quello del ricovero, fino ad un massimo di sei mesi.
Adozione o affidamento: per le madri che adottano o ricevono in affidamento un bambino (di età inferiore ai sei anni), la durata del congedo di maternità è di cinque mesi, a partire dal giorno d'ingresso del bambino in famiglia. Questo vale sia per le adozioni nazionali che internazionali.
Interruzione della gravidanza dopo 180 giorni: in caso di interruzione della gravidanza dopo 180 giorni, la lavoratrice ha diritto al congedo di maternità di 90 giorni. L’INPS specifica che il diritto al congedo inizia dal giorno dell'interruzione.
Adozione o affidamento preadottivo nazionale di minore: la madre adottiva o affidataria ha diritto a un congedo di cinque mesi, a partire dall'ingresso in famiglia.
Adozioni o affidamenti preadottivi internazionali: il congedo di maternità è sempre di cinque mesi, dal giorno dell'arrivo del minore nel territorio italiano. Il congedo non comporta indennità né retribuzione. Affidamento non preadottivo: per l'affidamento non preadottivo, la durata del congedo di maternità è di tre mesi, a partire dal giorno in cui il bambino entra in famiglia.

Alcune prime Conclusioni:
la corretta gestione del congedo di maternità può essere un processo complesso, ricco di sfaccettature e con molteplici implicazioni sia per le dipendenti che per coloro che gestiscono le c.d. “risorse umane”. Compito e funzione dei sindacati combattivi e non omologati, è quello di FAR RISPETTARE E FAR APPLICARE LE LEGGI ITALIANE E LE DISPOSIZIONI, DI MIGLIOR FAVORE, A LIVELLO INTERNAZIONALE, per la piena tutela delle lavoratrici madri o, nei casi previsti, dei lavoratori padri, senza discriminazioni o disagi sul posto di lavoro e nell’accesso ai vari benefici.
E’ NOSTRO ORIENTAMENTO, COME CONFEDERAZIONE SINDACALE USI 1912, anche nel rispetto dei nostri principi statutari originari, promuovere le azioni di pari opportunità e le tutele e l’organizzazione diretta di chi lavora, a prescindere dall’orientamento sessuale (organizzando l’Usi 1912, lavoratori e lavoratrici di ogni nazionalità, etnia, di “…ogni sesso”…e questo già nel lontano 1912!)
È necessario comprendere la legislazione in materia, sapere come fare domanda, capire le opzioni disponibili, tenere conto di casi particolari e gestirne gli aspetti economici. Ma al di là di questi aspetti tecnici, il congedo di maternità è un momento cruciale per supportare e motivare le dipendenti, sottolineando il valore che la Costituzione repubblicana nei suoi principi programmatici e le varie aziende, hanno il dovere di attribuire al loro benessere e alla vita familiare, anche come divieto di operare disparità di trattamento o vere e proprie discriminazioni “di genere”.
Quanto dura il congedo di maternità?
Il congedo di maternità dura in totale cinque mesi, suddivisi in genere tra il periodo pre e post parto. Infatti, la madre può scegliere tra due mesi prima e tre dopo il parto (2+3), un mese prima e quattro dopo (1+4), o tutto il periodo post parto (0+5), si parla della data presunta del parto.
Cosa succede dopo i cinque mesi di maternità?
Al termine dei cinque mesi di congedo di maternità i genitori possono decidere di fruire del congedo parentale, fino a 10 mesi, suddiviso tra entrambi (se ci sono).
Come funziona il congedo di maternità?
Il congedo di maternità è un diritto della dipendente per il quale è prevista un’indennità erogata dall'INPS, a condizione che lei stessa abbia inoltrato la richiesta entro due mesi dal parto.
Che differenza c'è tra congedo di maternità e congedo parentale?
Il congedo di maternità riguarda esclusivamente la madre ed è obbligatorio, con una durata totale di cinque mesi. Il congedo parentale, invece, è facoltativo e valido per entrambi i genitori. Ha una durata massima di dieci mesi, da dividere tra i due.
E SUL CONGEDO PARENTALE? Con il termine “Congedo parentale” si intende il periodo di riposo legato alla nascita del figlio o figlia ed è previsto sia per la madre che per il padre.
L’art. 32 del Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità (D. Lgs. 151/2001 e ss.mm.ii.), prevede che per ogni bambino nei primi 12 anni di vita del bambino (o 12 anni dall’inserimento nel nucleo familiare nel caso di figli adottati o affidati purché il figlio non abbia raggiunto la maggiore età) ciascun genitore ha il diritto di assentarsi dal lavoro. Restano immutati i limiti massimi individuali e di entrambi i genitori previsti dall’articolo 32 del T.U.:
la madre può fruire di massimo 6 mesi di congedo parentale per ogni figlio entro i primi dodici anni di vita o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento;
il padre può fruire di massimo 6 mesi (elevabili a 7 mesi nel caso in cui si astenga per un periodo intero o frazionato non inferiore a 3 mesi) per ogni figlio entro i primi dodici anni di vita o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento;
entrambi i genitori possono fruire complessivamente massimo di 10 mesi di congedo parentale (elevabili a 11 mesi nel caso in cui il padre si astenga per un periodo intero o frazionato non inferiore a 3 mesi) per ogni figlio entro i primi dodici anni di vita o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento. Al genitore solo, sono riconosciuti 11 mesi (e non più 10 mesi) continuativi o frazionati di congedo parentale, di cui 9 mesi (e non più 6 mesi) sono indennizzabili al 30 per cento della retribuzione.
TRATTAMENTO ECONOMICO DEL CONGEDO PARENTALE (salvo condizioni di miglior favore previsti dai CCNL di categoria o comparto come specificato sotto per il comparto SCUOLA STATALE o per i dipendenti pubblici, o dai contratti integrativi aziendali, che sono FONTI PATTIZIE a differenza della legge che è “fonte del diritto” o “modo di produzione giuridica” di natura normativa, valida per tutti-e con criteri di generalità e di astrattezza delle disposizioni normative, in assenza di disposizioni di miglior favore a livello contrattuale, nazionale, locale o integrativo aziendale).
I periodi indennizzabili (dall’INPS) di congedo parentale sono i seguenti:
alla madre, fino al dodicesimo anno (e non più fino al sesto anno) di vita del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento) spetta un periodo indennizzabile di 3 mesi, non trasferibili all’altro genitore;
al padre, fino al dodicesimo anno (e non più fino al sesto anno) di vita del bambino (o dall’ingresso in famiglia in caso di adozione o affidamento) spetta un periodo indennizzabile di 3 mesi, non trasferibili all’altro genitore;
entrambi i genitori hanno altresì diritto, in alternativa tra loro, a un ulteriore periodo indennizzabile della durata complessiva di 3 mesi, per un periodo massimo complessivo indennizzabile tra i genitori di 9 mesi (e non più 6 mesi) I relativi congedi parentali dei genitori non possono complessivamente eccedere il limite di 10 mesi. Qualora però il padre lavoratore eserciti il diritto di astenersi dal lavoro per un periodo continuativo o frazionato non inferiore a 3 mesi, il limite complessivo dei congedi parentali dei genitori è elevato a 11 mesi (es. padre 5 mesi e madre 6 mesi). Pertanto a ciascun genitore spetta un periodo indennizzabile pari a 3 mesi non trasferibile all’altro genitore. In totale si arriva a 9 mesi di congedo (3 mesi per ciascun genitore per un totale di sei mesi, più ulteriore periodo di tre mesi, per un solo genitore).

Per il comparto scuola
vige una disciplina di maggior favore prevista dal CCNL in base alla quale i primi 30 giorni, computati complessivamente per entrambi i genitori, sono retribuiti per intero. Infatti, per i periodi di congedo parentale, indipendentemente dall’aspetto retributivo, sono computati ai fini dell’anzianità di servizio. Ai sensi della normativa generale recata dal comma 5 dell’art. 34 del D. Lgs. 151/2001, tutti i periodi di congedo parentale, indipendentemente dall’aspetto retributivo, sono computati ai fini dell’anzianità di servizio.
Pertanto, anche il periodo di congedo parentale non retribuito viene computato ai fini della maturazione dell’anzianità di servizio (punteggio nelle graduatorie, servizio ai fini della mobilità, ricostruzione di carriera, ecc.). Ciò avviene in deroga rispetto alla regola generale per cui tutte le assenzeperiodi non retribuiti non permettono la maturazione dell’anzianità di servizio.
Sono però esclusi gli effetti relativi alle ferie e alla tredicesima mensilità.
PER IL COMPARTO SCUOLA e in generale per i dipendenti pubblici, opera un TRATTAMENTO DI MAGGIOR FAVORE rispetto ad altre categorie del lavoro privato o cooperativo, disciplinato all’art. 12 del CCNL 2007 prevede che i primi 30 giorni, computati complessivamente per entrambi i genitori: sono fruibili anche in modo frazionato, non riducono le ferie, sono valutati ai fini dell’anzianità di servizio, sono retribuiti per intero con esclusione dei compensi per lavoro straordinario e le indennità per prestazioni disagiate, pericolose o dannose per la salute.
Sul CONGEDO PARENTALE E sulla RIDUZIONE DELLE FERIE, a livello pattizio
Il nuovo CCNL COMPARTO SCUOLA, per il periodo 2019/2021 sottoscritto in via definitiva il 18 gennaio 2024, prevede un’importante novità in merito alle ferie. Infatti, l’intero periodo di congedo parentale, e non solo i primi 30 giorni (come avveniva in precedenza), non riduce le ferie ed è valutato ai fini della complessiva anzianità di servizio.

Unione Sindacale Italiana fondata nel 1912 e ricostituita in sigla Usi 1912 e Usi settore Commercio Turismo e Servizi in sigla USI C.T.&S

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