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Radicali e riformisti: perché non comunisti ed antagonisti?

(11 Dicembre 2005)

Leggo su "Liberazione" di venerdì 9 dicembre due articoli, uno di Berardi l'altro di Sansonetti, dove si discute sulla "questione delle questioni" (così la definisce Sansonetti stesso) -ovvero se e perché andare a governare con questo centro sinistra- e li si intitola "Radicali e riformisti".

Io credo che stia proprio in questa nuova collocazione ideologica del partito, non discussa NEL partito, nemmeno durante il congresso, che stia la novità negativa.

Infatti per poter affrontare "questa fase" (come si ostinano a chiamarla molti dirigenti del PRC) dello sviluppo del capitalismo attraverso l'orizzonte del governo con questo centro sinistra non si può che spogliarsi delle caratteristiche proprie di un partito che dovrebbe essere prima di tutto uno dei motori che cambiano lo stato di cose presenti: ovvero l'essere comunista ed antagonista.

Sì, perché tutto ciò che stanno dicendo e facendo i dirigenti di questo centro sinistra va esattamente nella direzione dello sviluppismo capitalista e del consumismo atto alla moltiplicazione del Prodotto Interno Lordo.

Che dice infatti Prodi, incoronato dalle primarie a padrone assoluto dell'Unione, della direttiva Bolkestein il giorno stesso in cui il movimento manifesta dicendo che quella direttiva va seppellita? Prodi sostiene che quel movimento sta sbagliando, perché quella direttiva va nella direzione di un'adeguata flessibilizzazione del lavoro.

E cosa dice il responsabile per le politiche economiche dei DS, Bersani, sulla scelta della TAV totalmente avversata da molti e diversi movimenti, da quello ambientalista a quello sindacale? Bersani afferma che la TAV è una grande occasione e che da uomo di governo, quale lui si ritiene d'essere, pensa che la tale "grande opera" dovrà essere compiuta, entrando così in collisione col movimento e dando fiato a un grande affare che riguarda solo i potentati economici e finanziari, nazionali e non.

E che cosa dice Rutelli sulla riforma del TFR, contro cui si sta mobilitando tutto il sindacalismo di base, il coordinamento nazionale delle RSU e la parte più attiva e conflittuale della CGIL, a partire dalla FIOM? Rutelli dice che bisogna mandare a casa Berlusconi al più presto per rimediare all'ennesima dimostrazione di malgoverno del centro destra che non ha saputo imporre al paese il furto del TFR dai salari dei dipendenti a tutto favore degli speculatori finanziari, alla cui corte, peraltro, sono da un pezzo approdati CISL, UIL e la dirigenza della CGIL.

Si potrebbe continuare così in tutti gli ambiti: dell'economia, del diritto, della democrazia -a partire dalla battaglia per una legge elettorale proporzionale, che molto ha a che fare con il diritto alla rappresentatività e alla partecipazione reale dei lavoratori, in primo luogo, laddove invece Prodi ha già deciso che una volta al governo reistituirà il maggioritario- e, ultimo ma oggi più importante di tutto, della guerra, strumento orrendo di imposizione delle logiche del capitalismo internazionale sul mondo.

Se questo è il quadro, come a me sembra, credo che il PRC dovrebbe risvegliarsi da un sogno -o da un incubo, dipende dai punti di vista- e dovrebbe allontanare da sé i comportamenti apparentemente riformisti -di fatto succubi del disegno capitalistico del centro sinistra- e il linguaggio estriormente radicale -di fatto vuoto nei contenuti perché estraneo alla realtà- e riprendere un percorso di sostanziale adesione alle pratiche di antagonismo al sistema.

Sì, perché quella attuale non è una "fase" dello sviluppo del capitalismo, ma più semplicemente è "il capitalismo", con cui se amoreggi vieni a patti e sostieni (come è già accaduto al PRC con la legge Treu e con le privatizzazioni).

Credo che sia necessario che i militanti del PRC, riprendano le lotte con i movimenti con la propria identità di partito comunista e antagonista, non radicale e riformista, riformulazione del vecchio adagio del "partito di lotta e di governo", fallito miseramente oltre venti anni fa.

Credo anche, però, che per fare questo contemporaneamente vada riaperto con forza il dibattito interno sulle prospettive del partito, che sta disattendendo perfino la linea congressuale del marzo scorso, perché torni ad essere della rifondazione comunista e non sezione italiana di un evanescente partito della sinistra europea.

Brunello Fogagnoli
iscritto al PRC di San Donà di Piave

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