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Prossima fermata: Antonio Bassolino

Un convegno sul bassolinismo come sistema di potere

(31 Dicembre 2005)

Una proposta per una riflessione collettiva ed un inizio di ragionamento su una particolare specificità di amministrazione e di gestione inerente un fondamentale quadrante territoriale della contraddizione meridionale.

Novembre ’93: In una Napoli che assisteva al crollo, sotto i colpi di Tangentopoli, della “banda dei quattro” (Gava, Pomicino, Di Donato, De Lorenzo) si affermava a Sindaco della città, nelle prime elezioni con il sistema maggioritario, Antonio Bassolino, già “commissario straordinario” della Federazione del P.C.I. anch’essa investita da arresti e scandali.

Iniziava – quindi – con i sontuosi fasti del summit del G/7 la lunga stagione del cosiddetto Rinascimento Napoletano amplificata e sostenuta da una regia mediatica di eccezionali dimensioni. Nel corso di oltre 13 anni, nelle varie Amministrazioni Regionali, Provinciali e Comunali ed, a cascata, nei meandri dei Consigli di Amministrazione, delle Società Partecipate, nelle Aziende Municipalizzate….nell’infinito sottobosco di governo e di gestione a scala locale e regionale….si è andato consolidando un complesso ed articolato sistema speculativo, affaristico e clientelare che ha devastato l’intera società campana.

Un vero e proprio ciclone che ha mutato il volto politico e sociale della Campania – persino dal punto di vista del rispetto formale delle leggi della democrazia borghese come testimoniano lo stallo delle relazioni sindacali, della contrattazione sociale e lo stesso stravolgimento in senso restrittivo dello Statuto regionale – penalizzando, prioritariamente, i bisogni, le ragioni e le istanze dei ceti popolari.

Infatti, facendo un bilancio delle operazioni finanziarie ed operative adottate in questi anni si evidenzia come sempre più il governo delle amministrazioni bassoliniane non costituiscono più un ambito settoriale collocato “a valle” rispetto alle scelte di politica economica generale con compiti correttivi e riequilibranti, come sempre teorizzato dalla tradizione riformistica classica, ma ne rappresentano un momento “interno”, costitutivo ed operativo. Utilizzando, come è spesso accaduto nel corso di questi anni, l’azione coercitiva degli apparati repressivi dello stato verso qualsiasi opposizione sociale.

In questa dimensione la pianificazione autoritaria si è fatta “amministrazione”, autentica scienza di governo. Il governo del territorio si è fatto sperimentazione di nuove forme di controllo della società attraverso un intreccio “contrattuale” fra operatori pubblici e privati, tra forze sindacali ed interessi crescenti quanto pervasivi della grande criminalità organizzata. Si è affermato, insomma, un modello integrato in cui vengono ricomposte e mediate le diverse spinte attratte ed accorpate dal nuovo ridisegno della metropoli imperialista dentro le collocazioni della moderna contraddizione meridionale del capitalismo tricolore.

In questo quadro – che determina spesso profili paralizzanti ed omologanti al sistema dominante da parte di qualsiasi voce dissonante e/o critica – chiamiamo i compagni, i movimenti sociali tutti, le voci ancora libere dell’intellettualità ad un CONVEGNO PUBBLICO per gli inizi del prossimo mese di febbraio, capace di mettere a fuoco il bassolinismo, nei suoi diversificati aspetti, preparandoci, anche, a quelli che a Napoli ed in Campania (…ma anche a Bologna, in Puglia, in Toscana) si preannunciano come sinistre anticipazioni dell’azione del probabile prossimo governo dell’Unione, con supporto bertinottista.

Vorremo, però, accanto agli aspetti di inquadramento analitici ed alla loro socializzazione darci una spiegazione del fallimento di tutte quelle voci, in tutti questi anni, che, a vario titolo ed in fasi diverse, si sono levate (in primis dentro il PRC ma anche negli stessi DS o nella CGIL) contro taluni provvedimenti e/o derive, particolarmente odiose ed antipopolari, delle politiche delle amministrazioni locali e regionali. Non sarà un caso – infatti non lo è – se tutti questi mugugni, espressi a volte da intere aree di compagni, sono stati zittiti, emarginati fino ad essere messi al bando dai vari ambiti di appartenenza.

Un CONVEGNO, che auspichiamo aperto ai contributi anche di singoli compagni e di strutture organizzate del movimento di lotta, programmaticamente estraneo ad ogni suggestione scandalistica o giustizialistica, che si propone di contribuire all’accumulo di saperi e materiali di documentazione utili alla battaglia politica. Un CONVEGNO necessario alla urgente demistificazione di un modello di governo antitetico alle aspirazioni di trasformazione sociali che restano, per noi, la forma ed il motore del conflitto e dell’agire politico di classe.

I compagni di RED LINK

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