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(17 Gennaio 2006)

Oggi 16 gennaio, a due anni esatti dalla straordinaria mobilitazione per il rinnovo del CCNL 2002 2005, i lavoratori finanziari son tornati a far sentire la loro indignazione e la loro rabbia per la mancata sottoscrizione del rinnovo del biennio economico, a ben 25 mesi dalla naturale scadenza.

Ancora una volta i lavoratori finanziari si trovano dinanzi a un contratto scaduto da più di due anni, (mentre da 1 gennaio 2006 è ricominciato a decorrere il termine per il rinnovo del CCNL 2006-2009) che sta comportando una ulteriore perdita del potere di acquisto delle retribuzioni, proprio mentre la relazione di fine anno del Tesoro, ha candidamente ammesso un aumento delle tariffe di luce, gas ed acqua doppio rispetto al tasso di inflazione.

In tutto il paese il personale finanziario è sceso in strada organizzando presidi, manifestazioni, cortei che costituiscono una prima risposta alla protervia e all’arroganza dell’Amministrazione e del Governo che continuano a disattendere un loro precipuo dovere ovvero la sottoscrizione del contratto.

In particolare, a Roma, un enorme presidio davanti al Ministero dell’Economia e delle Finanze, ha intralciato e bloccato il traffico per circa due ore.
I Cobas, che da sempre hanno a cuore l’unità dei lavoratori hanno partecipato alla giornata di mobilitazione nazionale ribadendo l’importanza di obiettivi quali l’incremento dei buoni pasto, l’indennità di agenzia nella liquidazione e il recupero della decurtazione salariale della malattia sotto i 15 giorni, ma chiarendo altresì, che 25 mesi di attesa non devono far perdere di vista i veri contenuti su cui deve basarsi il rinnovo contrattuale.

Il diritto al contratto è una questione di dignità, ma la dignità dei lavoratori passa attraverso aumenti salariali adeguati al costo reale della vita.

Per questo motivo anche nella mobilitazione odierna abbiamo voluto sottolineare, che un contratto dignitoso non può che avere come base di partenza il rigetto dell’accordo di fine maggio 2005 che, rispetto alla perdita di potere di acquisto degli stipendi del 20% solo negli ultimi due anni, ha previsto un incremento percentuale lordo del 4,31% (più uno 0,5 per la produttività) ed inoltre una riduzione complessiva degli organici dei comparti pubblici di 60 mila unità ed un processo di mobilità nazionale che interesserà circa 50 mila addetti.

E’ necessario adesso, mantenere alto il livello di mobilitazione scongiurando il pericolo della sottoscrizione di un ulteriore contratto al ribasso, e preparando un percorso che conduca quanto prima ad uno sciopero generale di tutto il personale finanziario che abbia al centro della piattaforma veri e sostanziosi aumenti salariali adeguati all’inflazione reale, e l’assunzione in ruolo di tutti i precari.

COBAS Pubblico Impiego
Finanze e Agenzie Fiscali
aderente alla Confederazione COBAS

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