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(10 Luglio 2012) Enzo Apicella

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Le RdB/CUB Pubblico Impiego non sottoscrivono l’ipotesi di accordo sul Contratto delle Agenzie Fiscali.

Nei primi giorni della prossima settimana si riunirà l’Esecutivo per decidere il da farsi.

(29 Gennaio 2006)

La trattativa sul contratto delle Agenzie Fiscali, conquistata con oltre un mese di mobilitazione dei lavoratori, si è aperta e chiusa giovedì 26 gennaio, con una riunione farsa all’ARAN, durata meno di due ore. Sono state quasi completamente disattese le richieste portate unitariamente al tavolo, e su cui, in tale sede, siamo stati praticamente lasciati soli dai sindacati che invece hanno scelto di firmare.

Certo, siamo riusciti ad ottenere un aumento del buono pasto a sette euro, dal valore di 4,65 a cui era fermo dal 1996, e il riconoscimento di una parte dello stipendio, prima esclusa, nel calcolo della liquidazione, ma fumata nera è stata per questioni per noi di fondamentale importanza, su cui ci eravamo impegnati con i lavoratori a non cedere: incrementi salariari e, soprattutto, “tassa sulla malattia” che ci priva di quasi il 30% del nostro stipendio in caso di malattie inferiori ai 15 giorni.

La questione della detrazione dello stipendio in caso di malattia, secondo noi, afferisce ai diritti base e alla dignità dei lavoratori. Incredibile che le forze sindacali sedute al tavolo con noi, le stesse che, nel caso degli autoferrotranvieri, su questo diritto, hanno erto le barricate, non solo non hanno combattuto, ma, di fatto, hanno chiesto la derubricazione dell’argomento, che è stato così liquidato con una dichiarazione di intenti, praticamente identica a quella già stilata in occasione dell’ultimo contratto, due anni fa, e che rimanda al prossimo contratto la questione.

Sulla questione salariale, importi e decorrenze degli incrementi, considerato che il contratto di cui si discuteva è nuovamente scaduto il 31 dicembre 2005, sono francamente ridicoli e restano all’interno di una logica delle compatibilità accettata da tutti i sindacati, meno le RdB/CUB, quando a Maggio 2005 hanno sottoscritto a Palazzo Chigi, l’accordo truffa sul Pubblico Impiego.

In particolare. Oltre il 10% dell’importo stanziato, già insufficiente a garantire il recupero del potere d’acquisto del salario, non va ai lavoratori, ma in un fondo di produttività, di cui il singolo lavoratore non ha alcuna certezza di usufruire. Il 16% dell’importo stanziato decorre da gennaio 2006, dopo la scadenza del biennio in discussione, trasformandolo, di fatto, da biennio in triennio e assecondando una deriva verso la modifica in negativo dell’attuale sistema contrattuale.

Dai posti di lavoro giungono i primi segnali di dissenso su un accordo che, così come maturato, non solo appare una beffa, ma un vero e proprio tradimento delle lotte che si sono sviluppate nell’ultimo periodo.

Tra lunedì e martedì della prossima settimana riuniremo il nostro Esecutivo Nazionale per decidere come rispondere a questo contratto, anche in vista dell’apertura del contratto 2006-2007, visto che, come dicevamo, quello di cui si parla è già scaduto.

Roma, 28 gennaio 2006

per RdB Pubblico Impiego: Pietro Falanga

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