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Pace, lavoro e libertà

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(16 Ottobre 2010) Enzo Apicella
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(13 Febbraio 2006)

L’accordo siglato da Fiom-Fim-Uilm per il secondo biennio economico del contratto nazionale rappresenta un passo indietro: l’obbiettivo di rompere il patto del 23 luglio dalla parte dei lavoratori, recuperando un significativo aumento salariale, non è stato raggiunto.

Un anno di mobilitazione, 62 ore di sciopero, blocchi di strade, autostrade, ferrovie e di intere città avevano creato nei lavoratori la giusta aspettativa di ottenere ben altri risultati.

Nonostante il corale grido di vittoria, non a caso sostenuto e rilanciato da giornali, politici, sindacati e Confindustria, questo accordo conferma la concertazione e la rilancia, rivelandosi l’ennesimo bidone:

sul piano salariale: perché, a conti fatti, il meccanismo macchinoso degli aumenti scaglionati e delle una tantum fa sì che l’aumento reale medio in busta paga sarà compreso tra i 50 ed i 60 euro, ben al di sotto dei 100 euro sbandierati sui giornali.
Un aumento oltretutto inferiore a quello dei precedenti rinnovi (2001 e 2003) ed a quello di molti recenti contratti di altre categorie (chimici, tessili, alimentari); sul piano normativo: perché in un rinnovo biennale economico vengono comunque concordate anche delle modifiche normative al CCNL.

Passa il principio che quei pochi soldi di aumento si barattano con una riduzione dei diritti ed un aumento della flessibilità: l’estensione degli orari plurisettimanali a tutte le aziende concordati con le RSU e soprattutto una significativa estensione dell’apprendistato.
Si può obiettare che è un accordo frutto di tempi difficili, ma il punto è che con questo contratto sarà tutto ancora più difficile. Oggi la strategia padronale è quella di sostituire i lavoratori più anziani (più “costosi” e più sindacalizzati) coi giovani, come si sta facendo alla Fiat.

Ma il ricambio generazionale e l’utilizzo sempre più massiccio dell’apprendistato (fino a 60 mesi al 5° livello) fanno sì che per quei giovani neoassunti iscriversi al sindacato o scioperare significherà rischiare di non essere confermati: una maggiore debolezza per tutti i lavoratori, giovani e meno giovani.

Si rivendica - giustamente - la difesa del contratto nazionale, perché a livello nazionale i rapporti di forza sono più favorevoli ai lavoratori.

Ma allora perché si delega la lotta contro la flessibilità alle rsu delle singole fabbriche, fabbriche dove spesso quei rapporti di forza sono più sfavorevoli o addirittura il sindacato non c’è?

Questo contratto, lontano da chiudere in avanti la stagione della concertazione, la rilancia: è di fatto l’annuncio di un nuovo patto concertativo, a partire dalla Commissione bilaterale sindacati-Federmeccanica che nei prossimi mesi definirà “una nuova disciplina contrattuale” per contratti a termine e a tempo determinato.

Una “nuova politica dei redditi” che Epifani e la CGIL, con CISL-UIl, si preparano a concordare con il nuovo governo dell’Unione: una nuova stagione di sacrifici, in nome dell’Europa, delle politiche di bilancio, della competizione che dovranno pagare i lavoratori e le masse popolari.

No al baratto tra soldi (pochi) e diritti!
AL REFERENDUM VOTIAMO NO A QUESTO CONTRATTO!
PARTECIPIAMO IN MASSA ALL’ASSEMBLEA

Circolo 91 Fiat Auto P.R.C.

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