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Una bella manifestazione

(19 Febbraio 2006)

Una bella manifestazione, tanto dal punto di vista politico, quanto da quello della partecipazione. Cominciamo proprio dalla partecipazione: almeno 20.000 persone per gli organizzatori, non più di 1.500 secondo la Questura. Premesso che l'Italia è il solo Paese al mondo dove le forze dell'ordine si preoccupano di comunicare alla stampa la loro valutazione sul numero dei partecipanti ad una manifestazione (nulla di simile esiste in Francia, in Gran Bretagna, negli Stati Uniti, in Russia), c'è da dire che, da qualche anno a questa parte, le "valutazioni" della Questura - sempre piuttosto sparagnine - sono diventate completamente inattendibili: manifestazioni a cui hanno partecipato in centinaia di migliaia - come quella contro la guerra che si concluse al Circo Massimo - vengono derubricate a sfilate di 6 - 7.000 persone, evidentemente in osservanza di direttive dall'alto. La manifestazione del 18 febbraio non è sfuggita a queste direttive, ma era sufficiente il colpo d'occhio di Via Cavour attraversata da un fiume di gente per rendersi conto dell'entità della partecipazione, con buona pace di chi sperava che l'appuntamento si risolvesse in un flop.

Una manifestazione determinata e composta, segnata particolarmente dalla presenza di migliaia di militanti di Rifondazione Comunista che hanno deciso di disobbedire agli ordini di Fassion e Rutelli, trasmessi dai loro attendenti Bertinotti e Migliore, anzi bertinotti e migliore (siffatti lustrascarpe non meritano l'onore della maiuscola). La presenza della Federazione di Bologna era visibile, con tanto di striscione, ma in molti hanno scelto di partecipare senza i simboli e le bandiere del partito, mescolandosi a quel popolo di sinistra che ha voluto far sentire la propria voce di solidarietà con la resistenza dei Palestinesi e degli Iracheni. Una voce chiara, di gente pulita, che non merita gli insulti di un bertinotti che non partecipa per una questione di "pulizia" o di un migliore che da quattro anni va cianciando la stessa litania sulle manifestazioni "minoritarie" e non organizza un bel niente per la Palestina. Una voce che tornerà a farsi sentire esattamente fra un mese, con la manifestazione nel terzo anniversario dell'invasione angloamericana dell'Iraq: bertinotti, migliore e i loro amici che perdono i sensi al solo sentir nominare il termine "resistenza" sono avvisati.

La manifestazione ha impresso nello scenario politico nazionale alcuni punti che nessuno potrà cancellare: il popolo della sinistra - i cui voti sono indispensabili per cacciare Berlusconi - pretende una netta discontinuità nella politica estera del Paese, segnatamente nel ruolo svolto dall'Italia in Medio Oriente e nei Balcani. E' evidente che quell'ibrido fra un blocco di potere e un comitato di affari che si chiama Unione, nella sua stragrande maggioranza, intende proseguire nel solco tracciato da Berlusconi e Fini: da Fassion a Rutelli (gli azionisti di maggioranza) è tutto un coro di sdilinquimenti verso Israele e di captatio benevolentiae verso gli U.S.A., una gara ad offrire garanzie di continuità con le scelte strategiche del governo Berlusconi, scelte di totale asservimento all'imperialismo ed al sionismo. Da questo punto di vista, la manifestazione del 18 febbraio è stata forse la più "politica" fra quelle che hanno solidarizzato con la Palestina in questi anni: il fatto di essersi svolta in piena campagna elettorale e di aver posto con chiarezza non solo obiettivi di carattere generale (sostanzialmente coincidenti con le Risoluzioni ONU mai rispettate dall' "unica democrazia del Medio Oriente"), ma anche un punto politico preciso - la revoca dell'accordo militare fra Italia e Israele - ha conferito all'appuntamento il significato di un impegno, tanto più stringente data la presenza di esponenti e forze politiche comunque interni all'Unione. Bisogna essere onesti: di fronte al definitivo asservimento di bertinotti e pecoraro scanio (altra maiuscola che se ne va) agli ordini di Fassion e Rutelli, non si può non riconoscere e valorizzare il dissenso del verde Bulgarelli, delle minoranze del PRC di Marco Ferrando e Claudio Grassi e, naturalmente, del Partito dei Comunisti Italiani, la sola forza politica italiana complessivamente schierata "senza se e senza ma" al fianco della resistenza palestinese. I faccendieri di bertinotti, ovviamente, possono sempre rinfacciare al PdCI la partecipazione al governo che bombardava umanitariamente Belgrado, ma questa polemica è destinata a smorzarsi di fronte al fatto che - oggi e non nel 1999 - al guinzaglio di Fassion e D'Alema c'è proprio bertinotti, secondo il quale le dichiarazioni del suo compagno di partito Marco Ferrando hanno ferito l'anima pacifista del partito stesso, anima invece esultante per l'alleanza con chi ha le mani lorde del sangue dei cittadini di Belgrado, di Pancevo, di Kragujevac e delle altre città jugoslave martirizzate dalle 250 missioni di bombardamento effettuate dai Tornado umanitari dei DS.

Qualcosa ci dice che le conseguenze della manifestazione del 18 febbraio saranno molte e molto importanti, perchè oggi - a partire dal caso Ferrando - inizia la crisi del collaborazionismo di bertinotti, ma un domani non lontano anche altri saranno chiamati a scegliere da che parte stare: con i Palestinesi e gli Iracheni che combattono gli invasori, come con i lavoratori, i pensionati e i disoccupati, piuttosto che con gli imperialisti, i sionisti, i padroni e i banchieri. La partita è appena al calcio di inizio.

P.S. Non entriamo volutamente nel merito della rappresentazione giornalistica della manifestazione. Chi più (il Corriere della Sera), chi meno (la Repubblica), di stupidaggini ne hanno scritte tante, quasi riducendo una grande manifestazione al gesto dadaista di un paio di bandiere bruciacchiate e ad uno slogan truculento gridato da non più di dieci persone. Solo, vogliamo dire al segretario del PdCI, Oliviero Diliberto, che non è necessario definire gli autori del gesto "provocatori per conto terzi": si possono benissimo commettere gesti gratuiti per conto proprio, fermo restando che nel gesto non vediamo alcuno scandalo particolare, semmai l'incapacità di comprendere la differenza che passa fra la radicalità dei contenuti e l'estetismo del gesto simbolico fine a sé stesso e controproducente... ma siamo certi che, anche se non fossero state bruciate bandiere e non fosse stato gridato lo slogan su Nassirya, le destre e la comunità ebraica avrebbero ugualmente detto peste e corna della manifestazione, e il ceto politico maggioritario della "sinistra" si sarebbe accodato.

Arcipelago

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