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PRC: Dobbiamo salvaguardare la speranza

(7 Marzo 2006)

Qualunque sia il risultato elettorale del 9 aprile, Rifondazione Comunista ha il destino segnato.

Il numero delle preferenze dell’elettorato potrà solamente ritardare o accelerare la fine di quest’esperienza.

Le scelte polico-organizzative prese dalla maggioranza del Partito sono,ormai, irreversibili ed hanno decretato la morte di RC.

I candidati, l’impostazione della campagna elettorale, le stesse iniziative politiche rispecchiano fedelmente la linea strategica uscita dal Congresso di Venezia.

Inoltre, la continua riorganizzazione interna è finalizzata a trasformare Rifondazione Comunista in un partito di quadri e d’ opinione.

Costruire la “sinistra radicale” significa costruire un partito dove convivono culture politiche diverse e “il ceppo marxista rinuncia all’egemonia”.

“Rifondazione non si pone più la presa del potere politico di una classe dirigente, bensì un processo di democratizzazione del potere politico nelle forme dell’auto governo sociale.”

Così scrive S.Bertolino bel suo saggio sulla storia di RC.

In effetti, è quello che sta accadendo: l’accettazione, se pur, con qualche mediazione del programma dell’Unione, ma soprattutto la disponibilità entrare nel Governo risponde a questa logica.

Il perno attorno al quale si muovono le nuove modalità organizzative sono i cosiddetti “Gruppi di lavoro tematici.”

Sono costituiti da iscritti ed esterni che, affiancandosi ai gruppi dirigenti dovrebbero elaborare le linee d’azione delle unità territoriali.

I Circoli progressivamente spariranno e così la base del Partito diventerà sempre più marginale.

E’ evidente che fino ad oggi, le minoranze comuniste del Partito hanno subito questi cambiamenti radicali.

La loro storia e pratica politica li spinge sempre a difendere la loro organizzazione.

Non si sono subito resi conto che la linea politica di Bertinotti aveva come fine ultimo collocare i comunisti in una specie di riserva.

Per i comunisti corre l’obbligo di iniziare un percorso politico che finirà con la nascita del Partito comunista.

Il nostro timore di differenziarci politicamente rispetto alla maggioranza di RC non ha più senso.

Rifondazione Comunista non è più un partito unitario, ma una federazione di aree politiche che solo in parte rispondono al centro.

I nostri obblighi, a questo punto, sono solamente quelli statutari.

Dobbiamo salvaguardare la speranza di un mondo migliore e organizzarci contro il pericolo della rassegnazione per tanti compagni.

Mestre, 04/03/06

Lucio Miotto

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