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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
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Parigi SI - Milano NO: vicino - lontano

(14 Marzo 2006)

Domenica 12 marzo 2006 ho acquistato, come spesso faccio, Liberazione e il Manifesto ma solo stamattina in treno ho potuto aprire il giornale del Prc. E guardo la prima pagina: a sinistra una foto con degli studenti francesi e la scritta Parigi SI - a destra due macchine bruciate, la gente che osserva dalle transenne Milano NO.

Mi diventano le guance rosse e non è la menopausa. Chi osa questo decalogo, chi osa a 24 ore dall'accaduto a Parigi e Milano sentenziare , schierarsi, intimidire così? Il Prc, il partito a cui sono stata iscritta per la prima volta nella mia vita dal 2001.

Il partito l'avevo conosciuto a Genova, viveva nel movimento, era sensibile alla voce delle donne, degli invisibili, dei precari, dei diversi... Ho conosciuto in questi anni tutte le lotte territoriali, europee, lotte collettive e personali che hanno attraversato l'Italia.

Me li sono pagati da sola i Sfe, le manifestazioni a Roma e fuori, i viaggi in lungo e largo ritagliati nel tempo che trovavo, il mobbing sul lavoro, la fatica di essere nel movimento e nel partito: riunioni, comitati politici, forum, convegni, assemblee sit-in, appelli, telefonate, letture, spazi occupati e da occupare.

Già dalle elezioni europee si delineò la demarcazione dei violenti e non violenti, e continuammo nelle segreterie a parlare di nomine, candidature mancate, candidature intoccabili.Poi siamo arrivati alle primarie, con i "post Voglio", quelli a cui il Segretario rispondeva compiacente e quelli a cui non rispondeva..

Arrivò la direzione del giornale di Piero Sansonetti, avevo dei dubbi ma le prese di posizione coraggiose sui migranti, sulla Bolkestein, sulla guerra, sino all'ultimo controManifesto che mi ha visto al solito sollecita nella firma, mi avevano fatta bene sperare..

Poi si è aperta la stagione del 9 aprile: sono incominciati convegni buonisti e dei buoni che si accorpano come le pecorelle con il Pastore, nel timore che il lupo cattivo se le mangi: e giacchè l'ora si avvicina, non si pensi che 200-400 borghesucci invasati se la passino liscia dopo le smargiassate di Milano... La normalità, il ragionare, la non violenza, la tolleranza confluiscono tutti nel " vota se vuoi cambiar davvero l'Italia".

Che si affronti pure la violenza della signora Mussolini oggi e dei fascisti domani, ma nei salotti televisivi, dove sono stati candidati anche i diversi, anche le donne, che si parli di me insomma e non di quelli che rompono le uova non solo nei panieri...

Che dire quando "parla" la rabbia dei giovani, la rabbia di chi non ha lavoro, casa, sanità, cittadinanza, di chi non ha più nemmeno la voglia di sperare? Che dire della rabbia violenta? Certo le banlieus francesi sono lontane e ci si può ragionare, ma questa teppaglia nostrana va
stroncata.

E allora mi chiedo, chi dovrei essere io? Una no global buona? Una pacifista che agisce e media i conflitti? Fuori e dentro di me?

Quale ruolo devo assumere il 9 aprile:
donna-madre-compagna-laica-esodata-donna in nero-cittadina ?
Quale ruolo calza meglio il 9 aprile o forse devo ricordarmeli tutti per infilarmi nell'urna turandomi il naso, chiudendo gli occhi e tappandomi le orecchie e non odorando il lezzo di bruciato?
Voi mi dite chiaramente e con forza: come a Parigi si, come a Milano no.
Nel '68 ero già in strada ed è vero ho pensato subito l'11 marzo ad una rinnovata primavera che partirà dagli studenti come in quel mitico maggio: ma allora le barricate, i falò di Milano sono stati atti di "cattivi"? Io dove devo stare?

No , signori Bertinotti e Sansonetti, io non "devo" niente, né tantomeno vi devo niente. Ho pagato sempre e pagato tutto, anche e soprattutto quello che non avevo consumato.

Voi non potete dare ordini di pensiero ed azione. Le lezioni sulla non violenza, sul beneficio del dubbio, sul pensiero critico non le prendo più. Gli esami invece, quelli non finiscono mai: vale per me, ma ancora
di più per voi che vi prendete "la delega" e siete pagati per questo.

Quella copertina, quella prima pagina del 12 marzo rimane una vergogna.

Degli altri neanche parlo.

Io continuerò a camminare, a far girare le mie parole e a credere nel vento che porta il profumo della primavera e del bruciato, porta anche le voci di chi è lontano-vicino e di chi ci sembrava vicino-lontano.

Doriana Goracci

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