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Contro la campagna di terrorismo mediatico scatenata dai soliti noti!!!

la diffida di "Vis-à-Vis" alla direzione di Panorama

(16 Agosto 2002)

Si inoltra la copia della lettera di diffida inviata da "Vis-à-Vis" alla direzione di "Panorama", in merito al mistificatorio articolo comparso sull'ultimo fascicolo di tale rotocalco ... la campagna di intimidazione sciacallesca contro la libertà di informazione/comunicazione via rete e contro la sinistra "critica" tutta si va intensificando con la "discesa in campo" delle corazzate mediatiche berluskoniane, che si affiancano alla "guerra di corsa" da tempo ingaggiata da "Il Giornale" e da altre meno "paludate" tribune di disinformazione.

La Redazione di
Vis-à-Vis
Quaderni per l'autonomia di classe



Al Direttore di "Panorama"

Il "gioco" evidentemente continua: procede e si allarga la campagna diffamatoria e di autentico terrorismo psicologico nei confronti di quanti comunque si ostinino a rivendicare il diritto di dichiararsi incompatibili rispetto allo stato presente delle cose e, soprattutto, di pretendere una pratica diretta di autodeterminazione politico-progettuale da parte dei soggetti sociali, al di là delle forme "inciucistiche" della politica di palazzo.

Dopo le infamanti montature de "il Giornale" (articolo del 22 marzo 2002, dal titolo I brigatisti si organizzano in rete), ora scende in campo anche la truppa scelta dell'"informazione" berlusconiana, da Lei efficacemente diretta, per alimentare un'oggettiva campagna di disinformazione, che di fatto ben s'inquadra nell'attuale estesa propensione alla criminalizzazione del conflitto sociale, in ogni sua forma: a movimentare l'indolente clima ferragostiano, è comparso infatti, su "Panorama" (n. 34 del 22 agosto 2002), un articolo a firma di Giacomo Amadori e Gianluca Ferraris (dal titolo C'è posta per le BR, con occhiello: Allarmi Attacco Virtuale al cuore dello stato) in cui nuovamente si indica la "Rete" come pericolosissimo ricettacolo di sordidi complottisti, impegnati nel rilancio dell'esperienza "lottarmatistica".

Nel confuso profluvio di accenni ed allusioni assemblati sulla base di una scorribanda su Internet, evidentemente tanto rapida quanto superficiale, i due articolisti hanno tirato in ballo una serie di siti telematici fra cui anche quello di "Vis-à-Vis", che specificatamente ci riguarda. E, nel far ciò, hanno preteso addirittura attribuirci, con tanto di virgolettatura, l'intento di invitare esplicitamente la "classe salariata a prendere le armi per radicalizzare lo scontro nei confronti del capitale" SIC!?!?

Ora, pur consci che le pagine della nostra rivista non sono di molto agevole lettura nemmeno per chi ci è più prossimo, in quanto a lessico e impianto analitico-categoriale, neanche il più sprovveduto, fra chi veramente si fosse cimentato in una visita minimamente "meditata" del nostro sito (dedicato soprattutto alla presentazione della raccolta completa degli otto fascicoli annuali da noi sin qui pubblicati, con possibilità di lettura/scaricamento della più gran parte degli articoli in essi comparsi), avrebbe potuto mai pensare di attribuirci, con una qualche credibilità, una siffatta dichiarazione di intenti!

Le uniche armi di cui "Vis-à-Vis" ha da sempre ostinatamente perorato l'uso, sono quelle della critica, che di per sé diventano strumenti operanti di modificazione reale dell'esistente, quando si trovano ad essere "brandite" nella pratica/teorica di massa di un sociale, infine riscopertosi soggetto autonomo e conflittuale, rispetto all'ordine storicamente dato. Una critica coerentemente radicale nei confronti di quello stato presente delle cose, alla cui indispensabile abolizione riteniamo infatti di offrire il nostro contributo, dentro il largo processo di attivazione autonoma e diretta di tutti quegli sfruttati, precarizzati, marginalizzati che oggi costituiscono l'immensa maggioranza dell'umanità.

D'altronde, è ormai evidente, non solo a noi, che l'umanità tutta è sospinta in una corsa sempre più follemente autodistruttiva in cui, innegabilmente, solo un'infima minoranza di privilegiati riesce a trovare un proprio lauto "guadagno", nella cieca ed egoistica incuranza per quella incombente catastrofe ecosistemica denunciata con forza da segmenti sempre più ampi di una "comunità scientifica" non certo imputabile di alcun sovversivismo ideologico!

E davanti a siffatto scenario, l'unica possibilità di intervento, a nostro avviso, viene non già da una qualche velleitaria scelta avanguardistica da "setta elitaria" di più o meno improvvisati esperti di balistica, bensì, come sempre (e come abbiamo infinite volte ribadito), dalle armi della critica che devono diventare patrimonio collettivo e concretizzarsi in una pratica autonoma e di massa, in grado di invalidare i meccanismi di astrattizzazione e autonomizzazione sia del "politico", che del suo estremo derivato: il "militare"!

Insomma, se da un lato pensiamo di organizzare una "caccia al tesoro", con l'eventuale premio di un abbonamento triennale a "Vis-à-Vis" per chi riuscisse ad individuare, fra le svariate migliaia di pagine da noi pubblicate, almeno una frase che possa in qualche modo aver offerto l'estro per tanto sconsiderato (?!?!) stravolgimento semantico, ai due estensori dell'articolo in oggetto, dall'altro, a norma delle vigenti disposizioni di legge sulla stampa e con riferimento all'articolo succitato medesimo, esigiamo la sollecita pubblicazione di una esplicita e puntuale smentita da parte del periodico da Lei diretto, in merito a quanto su di noi affermato e alla frase del tutto indebitamente attribuitaci, da parte di due Suoi redattori, specificando che tale smentita - come la norma prevede - dovrà avere la stessa visibilità grafica dell'articolo che ci ha gravemente oltraggiato, con rilevantissimo danno per la nostra immagine.

Saluti

16 agosto 2002

La redazione di "Vis-à-Vis"

Postilla:

Cari amici di "Vis-à-Vis", in quanto editore della vostra rivista, non so se indignarmi di più per la sostanza della falsificazione operata ai vostri danni (ma nei fatti anche anche miei) dall'articolo di "Panorama", o per il livello di ostentata disinformazione (leggi: crassa ignoranza) dei suoi redattori. Diciamo dialetticamente che l'una (la falsificazione) si alimenta dell'altra (la disinformazione) ed entrambe mirano a conseguire un unico scopo: terrorizzare la gente comune associando una cosa già in sé tecnologicamente misteriosa (come la Rete telematica) alla crescente ripresa della mobilitazione sociale, riducendo quest'ultima a una pura manifestazione di terrorismo minoritario. Come studioso del terrorismo potrei consolarvi/mi dicendo che la storia è piena di esempi di manovre del genere, dalla Russia dei narodniki all'Italia del '69 e che gli organi polizieschi di mezzo mondo si sono sempre avvalsi di fogli di disinformazione, per gettare discredito sulle lotte dei lavoratori. Ma non ho nessuna intenzione di consolarvi/mi: anzi, se la legge sulla diffamazione a mezzo stampa ancora vige, vi invito ad esigere il massimo di risarcimento possibile (morale ed economico), associandomi fin d'ora ad ogni iniziativa che vorrete prendere in difesa della vostra rivista, del vostro editore e dei vari altri soggetti culturali ingiustamente calunniati nella maldestra "velina" di "Panorama".

Bolsena 16/08/2002.

Roberto Massari Editore

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