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La pietà delle banche

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(15 Febbraio 2012) Enzo Apicella

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De Villepin alla resa dei conti: il 28 giornata di lotta generale

Precari francesi: 39enne in coma per le cariche di sabato a Parigi Sindacati con gli studenti, che giovedì tornano in corteo nazionale

(21 Marzo 2006)

Secondo le prime testimonianze non stava lanciando pietre, non aveva in mano bastoni, ma si sarebbe interposto ad una carica semplicemente sedendosi per terra. E sarebbe dunque stato calpestato da un drappello di gendarmi mobili in tenuta antisommossa. Nella frenesia degli scontri la polizia avrebbe trascurato, per oltre dieci minuti, di avvertire i soccorsi. E anche dopo l’appello, l’intervento dei pompieri sarebbe stato ritardato dalle “priorità di ordine pubblico”. La procura di Parigi ha aperto un’inchiesta preliminare, condotta dall’ispettorato generale della polizia; mentre il movimento sindacale e studentesco chiede unanimamente che si faccia completa luce sull’evento.

L’altra informazione importante della giornata arriva dal coordinamento intersindacale, che riunisce sindacati dei lavoratori e organizzazioni studentesche: si è riunita ieri sera e ha annunciato una nuova giornata di mobilitazione nazionale e unitaria per martedì 28 marzo. Ci saranno cortei in tutta la Francia, ma soprattutto ci saranno per la prima volta in questo conflitto scioperi di categoria, a macchia di leopardo nel settore privato e verosimilmente più massicci in quello pubblico. Non è ancora lo sciopero generale preconizzato dai sindacati più rivendicativi - la Cgt, Force Auvriere e la Fsu - e richiesto dalle organizzazioni studentesche, ma è comunque un salto di qualità significativo per la contestazione. E’ un compromesso ragionevole che permette di mantenere un fronte sindacale unito, pur tenendo conto dei tentennamenti di chi come la Cfdt non vuole prendere il rischio di trovarsi di fronte ad uno sciopero generale concentrato solo nella funzione pubblica. Non solo, spiegano i delegati sindacali: l’ipotesi dello sciopero generale non è per niente abbandonata, anzi resta come ultimo ricorso possibile se il governo dovesse mostrarsi ancora sordo alla piazza.

Il primo ministro De Villepin dal canto suo continua a ripetere di essere disposto al dialogo, ma di non voler sentire parlare dell’unica condizione che permetterebbe appunto l’apertura del negoziato in vista di un compromesso e cioè il ritiro puro e semplice del Cpe. Ieri mattina ha riunito a Matignon una ventina di grandi e medi imprenditori francesi per “dialogare” e discutere di possibili “miglioramenti” del Cpe. Il periodo di prova previsto inizialmente biennale per tutti i neo assunti sotto i 26 anni potrebbe essere ridotto ad un anno. E il datore di lavoro potrebbe vedersi obbligato a giustificare almeno formalmente un eventuale licenziamento. Nel pomeriggio poi De Villepin ha selezionato una ventina di giovani ricevuti anche loro a Matignon sempre per “dialogare”. Tra le due riunioni il premier aveva incassato il sostegno reiterato del presidente Chirac, che a margine di un incontro con il re di Giordania ha «ripetuto il primo ministro va nella giusta direzione, il Cpe è uno strumento contro la disoccupazione giovanile, ma ora tutti devono tornare al dialogo in uno spirito di responsabilità».

Insomma per adesso si resta al braccio di ferro con gli studenti che già oggi torneranno in piazza, mentre il movimento si allarga nei licei. E che ci ritorneranno giovedì per un corteo nazionale a Parigi. I sondaggi, ma soprattutto le manifestazioni imponenti di sabato scorso hanno mostrato la forza della contestazione. In piazza c’era davvero un pezzo eterogeneo e rappresentativo della società francese. C’erano come suol dirsi le classi lavoratrici, i salariati di tutte le generazioni, dai nonni ai nipoti - a volte anche in passeggino.

Francesco Giorgini (Liberazione 21 Marzo 2006)

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