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Un uomo sempre piu’ solo

(22 Marzo 2006)

Sono pochi gli spunti di riflessione che caratterizzano la campagna elettorale alla quale stiamo assistendo, spesso con occhio disincantato e con la netta impressione di trovarci di fronte a due coalizioni che brillano più per la loro sostanziale somiglianza che per la capacità di riuscire ad esperire una qualche idea innovativa e degna d’interesse.

La noia, unica regina dei molti duelli TV e dei lunghi monologhi stucchevoli da campagna elettorale deve però fare i conti con quel salapuzio di Silvio Berlusconi che contravvenendo ad ogni logica di strategia politica ha deciso di percorrere contromano una ripida strada di montagna.

Il Cavaliere già oggettivamente in grossa difficoltà, come da tempo si evince dai risultati dei sondaggi, ha scelto inopinatamente di attaccare con furia belluina, al punto da rasentare l’autolesionismo, qualunque forza del paese abbia osato esternare delle perplessità nei confronti del suo operato.

Che si tratti del gesto di un uomo disperato o del frutto di un’operazione strategica calcolata, il risultato della crisi isterica del Premier ha condotto ad una situazione per molti versi parossistica, quale non si era mai riscontrata in precedenti campagne elettorali.

Silvio Berlusconi (e la sua coalizione costretta giocoforza a seguirlo nella corsa al massacro) ha ormai aggredito e spesso insultato, a vario titolo e in tempi diversi, quasi tutte le realtà presenti nel paese.

Ha assalito i sindacati definendoli comunisti, la magistratura definendola giacobina, gli insegnanti additandoli come retrogradi, i giornalisti accusandoli di connivenza con la sinistra, le casalinghe incapaci di fare la spesa, i pensionati eterni scontenti, i lavoratori dipendenti nostalgici del posto fisso, gli amministratori pubblici ingordi e spreconi, gli operatori dello spettacolo ritenuti superflui, i commercianti vittime del pessimismo, i ricercatori improduttivi, gli italiani tutti inguaribili catastrofisti e, perla fra le perle, perfino la Confindustria, fuori di testa, collusa con i comunisti e ricca di scheletri nell’armadio.

Di fronte ad un atteggiamento di questo tipo perfino i suoi alleati non hanno mancato di esprimere più di qualche malcelata perplessità, anche se il solo Follini, con lo sguardo evidentemente ormai rivolto al futuro, ha ritenuto giusto dissociarsi completamente dalla battaglia del Premier.

La domanda che non può mancare di sorgere spontanea alla mente di chiunque osservi con atteggiamento equanime il dipanarsi della campagna elettorale è la più semplice che si possa immaginare.

Da chi sarà costituito il futuro elettorato di Silvio Berlusconi?

Dopo avere dichiarato guerra anche agli industriali, se si escludono i simpatizzanti più vicini e ben remunerati, le forze dell’ordine ed i militari, i professionisti altolocati (notai, avvocati, dentisti ecc.) gli immobiliaristi, gli imprenditori edili, i possessori di grandi capitali finanziari e qualche altra figura di varia estrazione, resta ben poco.

Chiunque aspiri a governare ha la necessità ed il dovere di compattare le varie forze presenti nel paese, preservandone gli equilibri ed accettandone le critiche in maniera costruttiva, al fine di costruire fiducia e proporsi con credibilità.

L’impressione è che il Cavaliere abbia perso definitivamente il controllo dei propri nervi ed anche il senso delle proporzioni, fino al punto di ritrovarsi sempre più solo nel ruolo del kamikaze che continuerà a combattere anche quando verranno a dirgli che oramai la guerra è finita.

Quella sconfitta di misura che stava profilandosi all’orizzonte rischia di tramutarsi in una debacle senza precedenti, con estremo rammarico di coloro che con estrema lungimiranza ritenevano indispensabile sostituire il leader prima del novantesimo.

Marco Cedolin

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