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Lettera aperta sulla 3ª Conferenza Nazionale delle/i Giovani Comuniste/i

(24 Marzo 2006)

Care compagne, cari compagni,
nel momento in cui scriviamo manca una proposta di documento su cui iniziare la discussione in vista della 3ª Conferenza Nazionale dei GC.

L’invito che rivolgiamo a tutti è quello di “fare nostra” questa Conferenza. Il rischio, viceversa, è quello di cadere nell’auto- referenzialità (secondo cui ciascuno fa, da subito, il “suo” documento) e che alla discussione e confronto fra diverse idee si sostituiscano competizione ed incomunicabilità. La sfida vera che abbiamo davanti è invece proprio quella di parlare di noi, delle nostre ambizioni, dei nostri sogni, ma anche delle nostre difficoltà e di capire che la pluralità dei nostri orientamenti e delle nostre proposte può costituire lo strumento attraverso cui la Conferenza raccoglie la sfida che ha davanti.

Viviamo in un mondo caratterizzato dalla guerra, dal razzismo, da vecchie e nuove forme di sfruttamento, di povertà e di emarginazione.

Essere giovani comunisti oggi è difficile: violento è l’attacco alle nostre idee ed alle nostre aspirazioni di cambiamento. Eppure il lavoro fatto in questi anni nei movimenti, nei collettivi di scuole ed università, così come nei gruppi di inchiesta sul precariato, nei centri sociali e negli stessi circoli del Partito, ci mostra quanto sia necessaria un’organizzazione forte e radicata, capace di sviluppare movimenti, organizzare lotte, promuovere conflitti e culturalmente autonoma dal pensiero unico dominante: un’organizzazione, insomma, capace di motivare la azioni, mobilitare le coscienze, radicare le speranze.

La nostra generazione è la prima, dal dopoguerra, a vivere una condizione generalizzata di angosciosa incertezza del proprio futuro: siamo precari, senza diritti, senza formazione. E basta semplicemente ripudiare ogni forma di razzismo, fumarsi una canna o avere una morale sessuale diversa da quella del Cardinal Ruini, per essere represso. Ci dicono che la felicità va cercata nel consumismo ed il successo nell’ individualismo.

Perché parli di noi, questa Conferenza deve innanzitutto parlare di questo. E per fare ciò, è indispensabile che questo appuntamento guardi all’esterno, per non correre il rischio di paralizzare per mesi i nostri coordinamenti provinciali in una discussione tutta interna.

Dobbiamo invece trovare il modo di intrecciare le parole che spenderemo nei nostri documenti alle lotte che condurremo, organizzare momenti larghi di dibattito e confronto, magari per temi, coinvolgendo tutti: iscritti e simpatizzanti. Per nessuno ci devono essere “posizioni” da difendere o “percentuali” da raggiungere perché in palio c’è il nostro futuro. Soprattutto in questa fase nuova e difficile.

Non ci nascondiamo infatti la difficoltà di essere l’organizzazione giovanile di un Partito che ha compiuto la scelta di ingresso in un governo di centro sinistra e che i rapporti di forza, se non ribaltati dal conflitto sociale, favoriranno il blocco moderato. Certo è impossibile per noi non porci la centralità della cacciata di Berlusconi ed uscire così dall’incubo di un governo autoritario, xenofobo e guerrafondaio. Ma è altrettanto impossibile non notare che alcuni aspetti delle politiche della destra hanno permeato, nel profondo, la cultura del centro sinistra. Su di esso gravano oggi due pesanti ipoteche: quella dei poteri forti del capitalismo italiano ed europeo (che impone vincoli e compatibilità economiche) e quella dell’ atlantismo, scelta tanto più grave oggi che vede acuire l’aggressività dell’imperialismo americano e dei suoi fedeli alleati (Israele in testa), contro le legittime aspirazioni di libertà ed autodeterminazione dei popoli.

Proprio per evitare di rimanere schiacciati dentro questa tenaglia, è necessario porsi fin da subito alcune domande. Per capire, per esempio, cosa faremo nel caso, per nulla remoto, in cui il futuro governo Prodi dovesse decidere un nuovo intervento militare, magari con l’avallo dell’ ONU. Oppure se non venissero abrogate la legge 30 e la Riforma Moratti.

O peggio ancora si ritornasse alla cultura del pacchetto Treu e della Riforma Berlinguer. E se non si chiudessero immediatamente tutti i CPT, non si abolisse la Bossi Fini, non si ponesse fine allo stato di emergenza voluto dal Pacchetto Pisanu? Cosa faremo? Siamo pronti ad una eventualità del genere? Sono domande serie, non strumentali, meritano risposte serie e l’impegno di tutte e tutti alla massima unità e capacità d’azione.

Questa Conferenza diventa quindi un’occasione preziosa per rispondere a queste domande e parlare di noi, fare un bilancio dell’esperienza sin qui fatta (senza nasconderci i ritardi accumulati in questi anni) ed organizzare le forze per gli impegni futuri.

Abbiamo detto prima che essere giovani comunisti oggi è difficile, eppure è una sfida ancora forte ed affascinante per tutti noi. Del resto in questa battaglia non siamo soli al mondo: la lotta di resistenza delle popolazioni oppresse dall’imperialismo (come in Iraq e in Palestina) così come il vento di rinnovamento che spira dall’America Latina, con i suoi movimenti ed il protagonismo dei governi rivoluzionari e progressisti, le lotte dei popoli e dei paesi progressisti afroasiatici così come le lotte sociali nel cuore dell’ Europa, ci fanno sperare nella possibilità di un mondo liberato dal giogo del capitalismo e della guerra. E in tutto il mondo, forte è il rinato protagonismo delle organizzazioni giovanili comuniste, antimperialiste e rivoluzionarie che, soprattutto dopo il recente Festival Mondiale delle Gioventù e degli Studenti, hanno ripreso a coordinarsi e lottare insieme, come dimostra la recente e significativa battaglia in solidarietà con la Gioventù Comunista della Repubblica Ceca. Un’intera giovane generazione di comunisti riprende quindi in mano le redini del proprio destino e sceglie la lotta e la partecipazione giovanile come strumento di emancipazione e costruzione di una società più giusta e fraterna. Sta a noi, ora, diventare protagonisti di questa sfida.

Tanta è la strada ancora da percorrere e questa Conferenza non è che una tappa di questo lungo percorso. Abbiamo di fronte a noi mesi duri ed impegnativi. Vogliamo affrontarli, con l’ottimismo della volontà, tenendo fermi due obiettivi irrinunciabili: la costruzione del conflitto e il rafforzamento della nostra autonomia politica e teorica, lavoro imprescindibile per la costruzione di una moderna organizzazione giovanile comunista che sappia farsi carico della prospettiva storica della trasformazione della società.

Buona Conferenza a tutti noi.

Essere Comunisti
Giovani E Comunisti

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