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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
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Costruire in Italia un Partito Comunista di massa

Gli insegnamenti di Enrico Berlinguer

(7 Aprile 2006)

La storia di tutte le rivoluzioni proletarie e popolari avvenute nel mondo, ci hanno insegnato che nessuna di queste è giunta alla vittoria sul capitalismo come “Rivoluzione Operaia.”

Vittoriose sono state quelle rivoluzioni che hanno visto scendere in campo un insieme di forze diverse.

Mi riferisco alla rivoluzione Russa, alla rivoluzione Cinese, alla rivoluzione Cubana,e a quella Vietenamita.

Ancora oggi esistono raggruppamenti politici secondo i quali, la rivoluzione dovrebbe essere fatta e vinta solo dalla classe operaia.

L’assenza di un blocco sociale stratificato nella società all’interno del quale i comunisti esercitano l’egemonia, preclude la possibilità di vittoria della rivoluzione.

Soprattutto in Paesi a capitalismo avanzato come il nostro,” è necessario che il proletariato riesca a mettere in campo una forza sociale che sia in grado di rovesciare il dominio borghese”(E. Berlinguer Rinascita 1971)

Molto tempo è passato da quel gennaio 1971 quando E. Berlinguer indicava i principi a cui i comunisti dovevano ispirarsi per camminare sulla via del socialismo in Italia.

A distanza di oltre 30 anni quei principi sono ancora all’ordine del giorno nell’agenda politica di chi si batte per liberare il proletariato dalla schiavitù del lavoro salariato.

“Il primo di questi principi è che la lotta della classe operaia nel nostro Paese deve essere sempre collegata ad una visione generale delle lotte che si combattono nel mondo tra le forze del socialismo, della liberazione, della pace, da un lato, e le forze dell’imperialismo, dell’oppressione e della guerra dall’altro.

“Il secondo principio a cui noi ci ispiriamo è che la lotta politica e la lotta della classe operaia, in quanto classe che vuole affermare una propria egemonia verso gli altri strati e ceti sociali e sull’intera vita del Pese, devono avere il più ampio respiro popolare e nazionale, devono avere un contenuto positivo, un carattere costruttivo.”

“Il terzo principio a cui ci ispiriamo è che il terreno più favorevole sul quale può e deve svolgersi la lotta operaia e popolare è il terreno della democrazia, delle difesa e dello sviluppo di tutte le libertà e di tutti gli istituti democratici.”

“Da qui noi deriviamo il quarto principio che ispira la nostra azione, che consiste nella ricerca continua di un rapporto sempre più stretto tra lotte sociali e lotte politiche, tra spinte di organismi che provengono e sorgono direttamente dallo scontro sociale dalla realtà vivente della società, e iniziative dei partiti e delle istituzioni rappresentative e azioni del Governo e dello Stato.” (E. Berlinguer su Rinascita 1971)

Infatti, nella lotta quotidiana per far avvampare il processo rivoluzionario, la visione generale e la direzione complessiva del movimento possono venire solo dalla organizzazione politica del proletariato, ossia da quella sua dimensione che realizza il superamento delle angustie corporative, più o meno, grandi che sono sempre insite nella lotta immediata, sindacale delle masse.

L’aver abbandonato questi principi da parte della maggioranza del gruppo dirigente del PCI, dopo Berlinguer, ha portato lo stesso partito alla Bolognina.

Il non aver mai fatto propri questi principi dalla maggioranza del gruppo dirigente di Rifondazione Comunista, ha prodotto un’involuzione politica e strategica che sta portando il partito verso l’abbandono tout-court della lotta per costruire una società socialista in Italia.

L’iniziale spinta verso la costruzione di un partito comunista di massa si è infranta contro il muro costituito da posizioni politiche liberali e radicali.

La storia del nostro Paese, la drammatica situazione d’ingiustizia nella quale si trova la maggior parte del popolo italiano, impone ai comunisti di fare propri questi quattro principi per continuare la lotta per realizzare il socialismo in Italia.

Lucio Miotto

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