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Le bugie di Piero Sansonetti

(30 Aprile 2006)

Dopo la presa del potere dei fascisti, aver partecipato alla marcia su Roma costituiva un titolo di merito molto ambito, che veniva concesso con un apposito "Brevetto di partecipazione". Come spesso avviene, in molti che alla tragicomica marcia non avevano affatto partecipato, fecero carte false per entrare in possesso del fatidico brevetto, lasciapassare per incarichi, onorificenze e privilegi; naturalmente, dopo il 25 luglio 1945 la stragrande maggioranza di quei brevetti si volatilizzò e un paio di anni dopo cominciò l'affannosa ricerca di documenti che attestassero la partecipazione alla Resistenza, se non come partigiano, almeno come patriota.

Storie dell'Italietta miserabile e trasformista, quella del Franza o Spagna, basta che se magna, ma, a ben guardare, la stessa storia del volto del nemico di classe messo alla berlina nelle infuocate poesie di Majakovskij, per dire che viltà e opportunismo sono eterni e internazionali.

Splendido campione delle citate virtù si è dimostrato piero sansonetti, che va a raggiungere bertinotti e pecoraro scanio nella nostra lista degli indegni dell'onore della maiuscola. piero sansonetti è direttore di Liberazione, il giornale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea; criticato da alcuni per non aver sbattuto in prima pagina i mostri che il 25 aprile hanno bruciato un paio di bandiere israeliane, il 27 aprile si cosparge il capo di cenere e si genuflette di fronte al giornalista del Corriere della Sera Marco Nese. "Un errore, non ci sono scuse", si flagella sansonetti, che poi, però, rivendica la sua personale partecipazione a quella che sembra essere diventata la nuova marcia su Roma, nel senso del test di fedeltà che è necessario aver affrontato per condividere le responsabilità del governo del Paese: "Ma noi non siamo antisemiti - assicura sansonetti - Ho anche partecipato alla fiaccolata organizzata da Giuliano Ferrara per Israele". BUGIA CLAMOROSA!
Sulla prima pagina di Liberazione del 4 novembre 2005, giorno successivo alla fiaccolata di Giuliano Ferrara, il buon sansonetti firma un editoriale fortemente critico dal titolo "Fiaccolata di Stato", in cui, fra l'altro, scrive: "E' stata una prova di forza, in piazza, di uno schieramento politico filoisraeliano - e apertamente ostile al mondo arabo e islamico - che si è rifiutato di porre nella sua piattaforma il diritto, non solo del popolo israeliano, ma anche del popolo palestinese ad avere uno Stato; e in questo modo si è collocato in modo netto e inequivocabile a sostegno di Sharon, della sua politica, del rifiuto di lasciare i territori occupati. Niente di strano. E' una posizione che da molti anni è propria del centrodestra italiano, e ora si è estesa anche alla destra estrema e postfascista (che fino a qualche anno fa invece era nostalgica e antisemita). Non è chiarissimo il perché una parte consistente del centrosinistra si sia associata". Ma non basta: il giorno dopo, tre giornalisti di Liberazione molto vicini ad Israele (il notissimo Ariel Caldiron, Shaul Bonfanti e Golda Podda) rivendicano sul giornale la propria partecipazione alla fiaccolata, in aperta polemica con l'editoriale di sansonetti del giorno precedente. E alla polemica sansonetti non si sottrae, ribattendo con un suo intervento ancora più esplicito: " (...) i gruppi, i partiti e gli intellettuali che hanno convocato la fiaccolata dell'altra sera si sono rifiutati di sottoscrivere la richiesta ad Israele del ritiro immediato. Tutto qui. Per questo mi sembra ingenuo pensare che la manifestazione indetta da Giuliano Ferrara fosse una cosa diversa da una manifestazione - legittimissima, per carità - di sostegno al governo di Israele. E allora perché partecipare a una manifestazione di sostegno a un governo che noi critichiamo in modo aspro?" E ancora: " (...) non era mai successo nella storia dell'intera Repubblica italiana, credo, che una fiaccolata fosse convocata all'unanimità da tutti i giornali (esclusi manifesto e Liberazione), da tutte le televisioni pubbliche e private, da tutti gli esponenti del governo, da tutti i partiti di maggioranza e di opposizione (esclusi Rifondazione e Pdci), eccetera eccetera. In questo mi è apparsa un po' una fiaccolata di Stato, e mi ha stupito che si realizzasse una unità così grande e robusta a difesa di un governo che sicuramente è un governo democratico, ma che in questo momento sta guidando una occupazione militare. Non è una cosa usuale assistere a una manifestazione di massa a difesa di un governo occupante e senza che si faccia neanche un cenno alle condizioni delle popolazioni che stanno subendo l'occupazione. A mia memoria, non ricordo niente di simile". Nemmeno sei mesi dopo, con grande sprezzo del ridicolo, piero sansonetti smentisce sé stesso, esprimendo anche una preoccupante nostalgia per i bei tempi in cui alle "manifestazioni con decine di migliaia di partecipanti non succedeva nulla che non fosse programmato e controllato da un rigido servizio d'ordine"... magari come quello sindacale dell'autunno 1992, che a Roma massacrò a bastonate centinaia di studenti e lavoratori "colpevoli" di contestare la concertazione. E' di questi episodi che sansonetti ha nostalgia?
Non nascondiamo la nostra amarezza, perchè ricordiamo un sansonetti schierato coraggiosamente per i legittimi diritti del popolo palestinese, autore di un'acuta prefazione alla biografia di Yasser Arafat scritta da Giancarlo Lannutti ed Ennio Polito, dove denuncia la penetrazione a sinistra dell' "antipalestinismo come una forma di razzismo - la più nuova e forse la più forte" ed imputa alla medesima sinistra di non decidersi "ad assumere un atteggiamento di condanna netta e senza condizioni della politica israeliana". Cosa ha spinto piero sansonetti ad un'abiura così bassa e menzognera? Possibile che il prezzo da pagare per partecipare ad un governo sia così salato e che in così tanti siano entusiasticamente disposti a pagarlo? Evidentemente, si.

Siamo preoccupati per i giorni e gli anni bui che ci attendono, con un governo di centrosinistra che si annuncia in perfetta continuità con quello di centrodestra, con l'aggravante delle illusioni suscitate e che sono destinate ad infrangersi sugli scogli della subalternità a tutti i poteri forti interni ed internazionali. Ma siamo molto più preoccupati per l'ulteriore dose di omertà e complicità del nostro Paese con l'occupazione dell'Iraq e il genocidio del popolo palestinese. L'indignazione per la viltà e il trasformismo dei tanti sansonetti è forte, ma ancora più forte la consapevolezza che non possiamo permetterci di mollare, che anche con i mezzi più modesti siamo chiamati a ricostruire l'opposizione alla guerra e la solidarietà con i Palestinesi, gli Iracheni e tutti i popoli vittime della guerra permanente. Caro sansonetti, non saremo tuoi complici. E non ci faremo spaventare dai servizi d'ordine.

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