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Salari: crolla il potere d'acquisto

(5 Settembre 2002)

La caduta dei salari, a fronte dell'aumento dell'inflazione, rimane, a detta di tutti, la vera e propria emergenza sociale del paese. Il presidente della Commissione attività produttive della Camera, Bruno Tabacci, annuncia che alla ripresa dei lavori parlamentari avvierà un'indagine conoscitiva sul tema dei consumi, dei prezzi, dei metodi di rilevazione dell'inflazione. Servirà a chiarire il vero motivo della "disattenzione" dell'Istat, che continua a indicare un tasso di inflazione completamente irrealistico, e della pagliacciata del governo, che ha programmato una inflazione attesa dell'1,4%? Il motivo vero è legato direttamente alla cosiddetta "politica dei redditi" di Berlusconi.

E la concertazione, che impone di tener conto dell'inflazione programmata nei rinnovi contrattuali, è lì a dargli una mano. Fatti due conti, i salari da quando c'è la concertazione hanno perso più del 5% del loro potere reale.

Percentuale che è finita direttamente nel monte profitti, naturalmente.

A far perdere terreno ai salari è stato proprio il "meccanismo" previsto dagli accordi del luglio del '93. Il "recupero" dell'inflazione pregressa funziona solo teoricamente e non praticamente. Alcuni sindacalisti dei tessili sono andati ad analizzare le buste paga degli addetti del loro settore (zona Valcamonica) ed hanno scoperto che in dieci anni le buste paga hanno perso, sui soli minimi retributivi, qualcosa come dieci milioni di lire. La cifra viene fuori confrontando la copertura offerta dalla vecchia scala mobile e quella prevista dall'accordo del '93.

Naturalmente questi sindacalisti hanno sottoscritto quegli accordi! C'è poi un ultimo aspetto da considerare se si vuole capire dove va veramente oggi il salario, la "pesonalizzazione" della retribuzione, o meglio, la cosiddetta retribuzione ad personam. Non solo la contrattazione aziendale viene esercitata in meno del 40% delle aziende italiane, e andrà sempre peggio vista la tendenza alla esternalizzaizone della produzione, ma nei pochi casi positivi gli aumenti retributivi stanno "scivolando" verso un modello unilaterale. E' il singolo padrone, infatti, a decidere a chi e quanto dare. Secondo una stima sindacale che risale al '98, in Lombardia la concertazione aziendale ha coperto il 30% delle imprese e il 50% degli addetti.

C'è da specificare che un contratto integrativo è basato sui premi di risultato. E' una sorta di "accordo a termine" che oggi c'è e domani chissà.

E comunque, quando scade bisogna ricominciare da zero.

Centro di Documentazione e Lotta

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