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Per una vera svolta nella linea della Cgil

(9 Settembre 2002)

La riunione nazionale dei quadri di "lavoro Società - cambiare rotta" della Cgil (non la chiamiamo assemblea perché ridotta, nella convocazione ai soli componenti i direttivi nazionali di categoria e regionali confederali) deve avere, a nostro parere, il compito di rilanciare l'iniziativa sugli obiettivi contenuti nel documento congressuale alternativo e di incidere sulle prossime iniziative della Cgil per chiarirne i limiti e qualificarne i contenuti.

Infatti, anche se la Cgil sembra oggi esprimere un comportamento maggiormente difensivo (non contenuto nelle tesi congressuali della maggioranza) non è assolutamente chiaro quale sia lo sbocco reale che la Cgil intende perseguire.

All'ottimismo di molti (anche nella sinistra sindacale in Cgil) sull' abbandono da parte della Cgil della precedente linea concertativa, corrisponde in realtà, da parte della Cgil, una prassi essenzialmente orientata alla "riconquista" di un ruolo concertativo messo oggi in discussione dall'offensiva di Governo e Confindustria e dalla deriva neocorporativa di Cisl e Uil. Di fatto, la Cgil non esprime ancora una linea diversa rispetto all'esperienza precedente. Ciò che la Cgil esprime è semmai una reazione alla messa in discussione del modello concertativo, così come è stato realizzato e praticato negli anni precedenti.

In virtù dei ragionamenti prodotti dall'esperienza della sinistra sindacale fino al recente documento congressuale alternativo, non possiamo considerare sufficiente la sola accentuazione difensiva della risposta Cgil.

E' infatti patrimonio della nostra esperienza precedente, la convinzione che il modello concertativo sia alla base di un sistema contrattuale e negoziale che ha contribuito a determinare la perdita salariale e di potere contrattuale dei lavoratori, arrivando ad incidere negativamente sulla tenuta dello stesso sistema contrattuale (di primo e di secondo livello).

Non a caso la nostra posizione congressuale verteva sulla critica alla concertazione e sul superamento di un modello che subordinava ai vincoli ed alle compatibilità di sistema tutta la contrattazione ed il ruolo negoziale del sindacato. E' su questa opzione che abbiamo ricevuto un preciso mandato da parte dei lavoratori iscritti.

Come sinistra sindacale non possiamo quindi ritenere adeguata una accentuazione difensiva che non arriva a produrre una precisa coscienza sui limiti dell'esperienza precedente ed una conseguente nuova piattaforma.

E' vero, ad esempio, che sul salario la Cgil indica oggi la necessità di piattaforme economiche che non recuperino solo l'inflazione ma che incrementino il potere d'acquisto delle retribuzioni, ma è anche vero che, a parte il dibattito oggi aperto nei metalmeccanici della Fiom, nessuna categoria della Cgil sta oggi predisponendosi alla stagione contrattuale con la ferma convinzione che le piattaforme vadano definite sulla base dei bisogni che il mondo del lavoro esprime, e non già sulla base dei vincoli economici che sono alla base della logica concertativa.

Per verificare quale sia la reale linea contrattuale della Cgil basta vedere le recenti conclusioni contrattuali dei Chimici, del Commercio, degli Alimentaristi (assolutamente arretrate anche rispetto all'impianto concertativo) o le piattaforme recentemente elaborate, che (nella migliore delle ipotesi) si muovono in un contesto critico, ma (appunto) emendativo, di quella che viene definita una "inadeguata rappresentazione della concertazione" da parte del Governo.

Ma non è solo la prassi contrattuale categoriale a rendere evidenti le contraddizioni e le debolezze di una posizione Cgil che sembra (ad oggi) non saper andare oltre una critica alle linee dell'asse Governo-Confindustria ed a una azione di contrasto all'operazione di svuotamento della concertazione.

Le grandi mobilitazioni (di contrasto) che la Cgil ha messo in campo in questi mesi, non si sono poi trasformate, non hanno prodotto piattaforme generali o territoriali sui temi salienti dello scontro. Notiamo invece: - Una prassi confederale a livello regionale e territoriale estremamente contradditoria e schizzofrenica (vedi i patti a Milano ed in Lombardia) - Una resistenza alla contaminazione dalle iniziative di movimento (vedi le timidezze su Genova e sulla manifestazione del 14 settembre 2002 dove ci si espone solo con prese di posizione a mero titolo individuale evitando di coinvolgere l'organizzazione) - Le prese di distanza sulle iniziative referendarie per l'estensione dei diritti (art.18 e 35 dello statuto) In sostanza ciò che appare evidente è, non già l'avvento di una nuova e diversa stagione sindacale basata sul superamento della concertazione, ma l' agitarsi di una reazione ad una concertazione accantonata e impedita per l' indisponibilità dei partner governativi e padronali. Appare comunque evidente come il ripristino della concertazione (magari emendata in alcune sue parti) resta l'approdo della fase di opposizione sociale che la Cgil ha messo in campo.

Ne fa fede ad esempio, oltre a quanto detto sopra sulle politiche contrattuali categoriali, il cosiddetto Patto per lo Sviluppo sottoscritto in pompa magna dalla Cgil Lombardia, dove esplicitamente si supera la definizione di concertazione per approdare a quella ancor più pericolosa e stringente di Partenariato, con la legittimazione di fatto e nonostante qualche distinguo, del programma della Giunta Formigoni.

Da queste osservazioni sorgono non pochi argomenti a sostegno della necessità di non far venire meno un chiaro e forte intervento della sinistra sindacale in Cgil.

Sarebbe infatti un errore considerare che il confronto tra le diverse linee congressuali sia smussato e/o superato dai fatti. Paradossalmente è invece questo il momento in cui è necessario rendere più evidente e deciso il confronto tra le diverse posizioni congressuali.

Occorre inoltre non sottovalutare il rischio che, una attenuazione nella battaglia della sinistra sindacale in Cgil, risulti (o peggio, prefiguri) una accettazione, un riconoscimento della bontà e della sufficienza delle attuali posizioni della Cgil, riconoscendo a queste un carattere di "svolta", cosa che in realtà non è, col rischio che alla fine sia la stessa sinistra sindacale a ritrovarsi risucchiata su posizioni emendative alla linea concertativa.

A dire il vero, atteggiamenti di "realismo" sindacale sono già presenti nell 'apparato di sinistra sindacale, e sembrano già orientati verso una valutazione positiva ed ottimista della fase. Un ottimismo ed una soddisfazione nei confronti degli attuali comportamenti Cgil che porta molti a parlare di "svolta", o di "svolta vicina", confortati in ciò dal fatto che le recenti posizioni Cgil sembrano collidere con le posizioni della maggior parte dei DS e del centro sinistra e sono esplicitamente osteggiate da quella parte della stessa Cgil più vicina a D'Alema.

Un "realismo" sindacale che, essendo più attratto ed interessato alle questioni di tattica interna all'organizzazione ed agli sbocchi politici di questa fase, finisce poi per subordinare a questi le coerenze della nostra posizione ed il perseguimento dei compiti che in realtà come sinistra sindacale ci siamo assunti in sede di battaglia congressuale.

La riunione nazionale di "lavoro Società - cambiare rotta" della Cgil, convocata il prossimo 13 e 14 settembre a Roma sarà quindi una occasione per capire su quale programma di iniziative e su quali posizioni, la sinistra sindacale si muoverà nei prossimi mesi.

Da parte nostra, come delegate e delegati che si riconoscono nel movimento "per un coordinamento nazionale delle Rsu", riteniamo che la riunione nazionale, a partire dalla riconferma della validità del documento congressuale alternativo, debba servire per: Tracciare le linee di una piattaforma generale (sui contratti, sul mercato del lavoro, sulle pensioni, sullo stato sociale, sulla scuola, sulla democrazia sindacale) da proporre a tutta la Cgil perché il prossimo sciopero generale sia convocato su una piattaforma che sia di sostegno ed orientamento alle prossime battaglie contrattuali, ed all'iniziativa vertenziale che la Cgil deve avviare a livello nazionale ed in ogni territorio.

Ribadire la necessità di abbandonare l'illusione concertativa, mettendo a nudo tutte le contraddizioni che la Cgil manifesta a riguardo e chiamando la Cgil ad una vera "svolta". Una svolta che deve andare al di là delle semplici considerazioni emendative sui riferimenti all'inflazione programmata, al mercato del lavoro ecc.

Ribadire il carattere centrale e dirimente, soprattutto in questa fase, dell'esercizio della democrazia sindacale, chiamando la Cgil anche ad azioni di rottura con quelle organizzazioni che non aderiscono all'esercizio di questo diritto.

Ma non possiamo fermarci agli esiti della riunione nazionale del 13 e 14 settembre. Dobbiamo saper elaborare anche le linee del nostro programma di lavoro, su cui sostanziare la nostra presenza nelle categorie e nei territori a sostegno della nostra proposta di piattaforma per la Cgil.

Non è di poco conto infatti discutere ed organizzare le coerenze operative e la capacità di coordinamento con cui la sinistra sindacale può e deve incidere oggi sulla conquista di una svolta in Cgil.

Capacità operative e di coordinamento che non possono essere rappresentate solo dall'attività del coordinamento nazionale di Lavoro Società - cambiare rotta.

E' quanto mai urgente, invece, che si superino le carenze organizzative che come sinistra sindacale abbiamo dimostrato dalla conclusione del congresso in poi.

E' necessario infatti riattivare ruolo e protagonismo della rete di delegate e delegati che si sono riconosciuti nel nostro documento congressuale.

Per i compiti che come sinistra sindacale in Cgil abbiamo di fronte in questa fase, per rendere più forte e stringente la lotta per l'affermazione di una vera svolta in Cgil, dobbiamo far diventare la riunione nazionale dell'area del 13 e 14 settembre un momento di lancio di una iniziativa che deve poi articolarsi nelle categorie e nei territori.

Per questo proponiamo che la riunione nazionale si concluda con un documento e che in tutte le categorie ed in tutti i territori si organizzino subito dopo la riunione nazionale dell'Area, assemblee ed attivi con le delegate ed i delegati Rsu, per discutere, organizzare ed articolare le iniziative:

- per una piattaforma per lo sciopero generale

- per una stagione contrattuale che segni una svolta concreta dalla linea concertativa,

- per una democrazia sindacale e per un diritto dei lavoratori e delle assemblee a contare nella costruzione delle piattaforme, nella definizione dei mandati a trattare, e nella valutazione degli accordi

- per una vertenzialità diffusa in ogni territorio, sulla difesa dello stato sociale, contro le privatizzazioni, in difesa del salario sociale regolato dalle politiche di programmazione regionale e locale.

Roma 7 settembre 2002

Le delegate ed i delegati Rsu che si riconoscono nel movimento "Per un Coordinamento Nazionale delle Rsu"

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