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Sull'accordo del CCNL chimico

documento conclusivo della riunione delle delegate e dei delegati del 25 maggio, a Bologna

(27 Maggio 2006)

Le delegate e i delegati intervenuti alla riunione nazionale tenutasi il 25 maggio a Bologna, ritengono l’intesa raggiunta tra FULC e parti datoriali un accordo dai contenuti pericolosi e destabilizzanti per la tenuta del CCNL.
La nostra critica verte in modo particolare su:

la possibilità di effettuare accordi aziendali in deroga al CCNL, seppure validi solo dopo il parere di conformità della costituenda Commissione Nazionale Contrattazione, è una “innovazione” che rischia di scardinare l’impianto del CCNL stesso, indebolendolo pesantemente. Anche l’esclusione, prevista dall’accordo, della possibilità di derogare i minimi contrattuali, non garantisce eventuali riduzioni del salario, in quanto sono resi possibili interventi su indennità di turno, gettoni di presenza, scatti d’anzianità;

l'allungamento dell'orario di lavoro a 38 ore, sia pure con il vincolo di fare formazione continua, prevedendo 3 giornate annue alle quali lavoratori e imprese concorrono in uguale misura, va in direzione opposta rispetto alla richiesta, contenuta nella nostra piattaforma, di riduzione dell’orario di lavoro, producendo, di fatto, un aumento;

lo snaturamento del conto ore, attraverso la possibilità di esigere il pagamento del 100%, apre la strada all’utilizzo indiscriminato degli straordinari, facendo mancare alle RSU uno strumento attraverso il quale è possibile intervenire sull’adeguamento dei livelli occupazionali;

i risultati conseguiti in merito al contratto di apprendistato, sono vanificati dal peggioramento dei contratti a termine. L’aver elevato la durata complessiva delle successioni dei contratti a termine a 48 mesi nell’arco di 5 anni, o di 54 mesi nell’arco di 69 mesi, nel caso di successione tra contratti a termine e somministrazione, non rappresentano certamente una pratica di lotta alla precarietà, rappresentano, anzi, un passo in dietro su questo terreno;

in direzione opposta alla lotta alla precarietà è anche il recepimento di parte della legge 30, attraverso l’ammissione dei contratti di somministrazione.
Inoltre la percentuale d’utilizzo è fissata al 18% di media annua dei lavoratori occupati (quella per l’utilizzo del lavoro interinale era al 12%), fermo restando una franchigia minima di 10 contratti. Per di più la durata complessiva può essere di 60 mesi su un arco di 78 mesi. In linea con la “innovazione” delle deroghe, anche queste percentuali possono essere riviste a livello aziendale;

sotto le mentite spoglie della salvaguardia degli impianti, si nasconde una forte limitazione del diritto si sciopero. Anche i comunicati stampa di Federchimica parlano di “linee guida per la prevenzione del conflitto a livello aziendale”. Infatti, la procedura contenuta nell’accordo è ispirata a quelle che disciplinano gli scioperi nelle imprese di pubblico servizio, andando così a soddisfare una delle richieste che Confindustria presenta da tempo di estendere detta disciplina alle imprese industriali;

gli aumenti economici sono inferiori a quelli raggiunti negli scorsi rinnovi, pertanto l’emergenza salariale, da tutti riconosciuta, non è stata affrontata adeguatamente

Per queste ragioni riteniamo indispensabile che l’intesa raggiunta sia sottoposta al voto vincolante e certificato, delle lavoratrici e dei lavoratori del settore, attraverso le assemblee di base.

Durante le assemblee di base invitiamo le lavoratrici e i lavoratori ad esprimersi negativamente su questo accordo.

Riteniamo necessario anche coinvolgere le altre categorie ad esprimersi rispetto ai contenuti negativi presenti nell’accordo, ritenendo alcune “innovazioni” deleterie per le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori nel loro insieme,così come lo sono per la pratica sindacale.

Ci impegniamo a riconvocare un’altra riunione di questo livello alla fine del percorso delle assemblee di base, per verificarne l’esito e per decidere come proseguire questo lavoro.

Bologna, 25 maggio 2006

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