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Irpef, stangata per i dipendenti

gli altri pagano il 25% in meno

(8 Febbraio 2006)

Un bilancio salato per le tasche delle famiglie e dei pensionati italiani, le categorie più bersagliate dal fisco negli ultimi cinque anni: hanno pagato il 14% in più di Irpef, mentre le imposte sono scese del 25% per gli altri redditi. I dati non certo confortanti emergono da uno studio a cura della Cgil, che ha esaminato gli effetti su famiglie ed imprese degli interventi adottati in tutte le Finanziarie del Governo Berlusconi.

Secondo i calcoli della Cgil, tra il 2001 e il 2005 il Pil nominale è cresciuto del 12,5% e la massa salariale del 12%, mentre l'Irpef pagata dai lavoratori dipendenti e dai pensionati è passata da 89 a 103 miliardi di euro. Proprio queste categorie, le più penalizzate, hanno pagato il prezzo più alto, 11, 6 miliardi di euro, pari allo 0,9% del Pil.

Al contrario, l'Irpef versata da altri redditi è scesa del 25,4% (da 45 a 33,5 miliardi). Eloquente il dato relativo al valore dell'Irpef derivante dalla lotta all'evasione fiscale, che ha subito una flessione del 56%, e in cinque anni è passato da 11 a 4,8 miliardi di euro. E dire che la lotta agli evasori era stata più volte annunciata come una delle priorità del governo.

Le cose non vanno meglio quando si tratta di fare i conti in tasca alle imprese, che risultano ugualmente penalizzate dalle manovre di bilancio del governo Berlusconi. Le Finanziarie del quinquennio in esame, dicono dal sindacato, sono costate alle aziende la bellezza di 40,8 miliardi, pari al 3% del prodotto interno lordo. A conti fatti, cittadini e mondo produttivo hanno dunque pagato, in cinque anni e sei manovre, 52,5 miliardi di euro.

L'aumento della pressione fiscale sul lavoro dipendente si deve non solo alla mancata restituzione del fiscal drag, ma anche al sistema della no-tax area: per un reddito che passi da 20mila a 21mila euro l'imponibile aumento di oltre mille euro, cosicchè l'aliquota realmente applicata non è del 23% ma del 29,64%. E anche la nuova tassazione del tfr finisce per penalizzare i lavoratori.

"Un prezzo altissimo per le famiglie e per le imprese", è il commento di Beniamino Lapadula, responsabile delle Politiche economiche della Cgil, che parla di una "violazione del patto fiscale costituzionale: molti lavoratori sono intenzionati a presentare su questo ricorso alla corte costituzionale".

06/02/2006

Da “Espresso”

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