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(29 Luglio 2012) Enzo Apicella

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INFLAZIONE: DATI ISTAT

(19 Settembre 2002)

Il comunicato con cui l'Istat ha rivisto al rialzo (+0,2%) il dato dell'inflazione nel mese di agosto ha messo in chiaro che le previsioni economiche del governo, scritte nel Documento di programmazione economica e finanziaria (Dpef), sono del tutto fantasiose.

La piccola correzione - che all'Istat giustificano come un arrotondamento "tecnico" - ha riportato l'inflazione tendenziale annuo al 2,4%, come ad inizio anno, annullando tutti i progressi fatti segnare fino a giugno.

Gli analisti prevedono che anche in settembre si registrerà una variazione delle stesse dimensioni, il che porterebbe l'inflazione del 2002 al 2,6% (ma alcuni si spingono a pensare possibile persino un +2,8).

L'elemento di incertezza principale è legato all'andamento del prezzo del petrolio, che risentirà - almeno nel breve periodo - degli sviluppi dell'ormai certo attacco americano all'Iraq, oltre che di fattori stagionali (i consumi di gasolio da riscaldamento con l'inverno in arrivo).

A contrastare la salita dei prezzi potrebbe perciò rimanere solo la lenta riduzione dei consumi, ormai percepibile nel mercato italiano.

Ma si tratta di un rimedio peggiore del male, perché ritarda ancora di più l'ormai fantasmatica "ripresa" dell'economia.

Ne se sono accorti per primi i commercianti, naturalmente; la Confcommercio si è addirittura lanciata a chiedere "un reale sostegno alle famiglie per rilanciare i consumi".

Confindustria è in difficoltà, e si vede. Il capo economista, Giampaolo Galli, si schiera a difesa disperata dell'1,4% come tasso di riferimento per i rinnovi contrattuali, arrivando a dire che - se anche nel 2003 il prezzo del petrolio dovesse amentare - sarebbe essenziale bilanciare questo rincaro con una moderazione di tutto il sistema dei prezzi e dei salari.

La misura della debolezza la dà però quando descrive dell'inflazione programmata come "un meccanismo virtuoso per cui diversi operatori convergono su quel numero. Se qualcuno dice 'non ci credo', come fa il sindacato, l'effetto è quello di renderlo non credibile e di far aumentare i prezzi".

Straordinaria teoria economica, questa per cui i prezzi salgono se qualcuno dice di non credere a un numero.

Centro di documentazione e lotta - Roma

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