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(29 Gennaio 2012) Enzo Apicella

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La festa è finita.

(25 Giugno 2006)

Questo, ci sembra, il messaggio, nemmeno tanto obliquo, che ricaviamo dall’esito della vicenda repressiva che ha investito i cinque compagni romani, ristretti agli arresti domiciliari, a seguito dell’odissea giudiziaria messa in moto dopo le iniziative di propaganda contro il carovita dell’autunno 2004.

E’ palesemente evidente che, a diciotto mesi dai fatti, la Procura della Repubblica romana si accanisce, proditoriamente, contro un gruppo di compagni – preparando, nel frattempo il processo per altri 105 – con il solo scopo di sanzionare pesantemente un gruppo di attivisti mettendoli in condizione di non svolgere la loro, quotidiana, presenza politica nei movimenti di lotta che, a Roma come altrove, in questi anni, hanno sviluppato lotte e conflitti contro l’insopportabilità delle condizione di vita dei ceti popolari.

La “vittoria” del Procuratore Salvatore Vitello, avvalorata e certificata dalla sentenza della Cassazione, non ci appare come un atto di una “normale schermaglia procedurale” ma come un suggello politico che la Magistratura – in sintonia con l’insieme dei poteri forti – ha voluto imprimere per segnalare che eventuali forme di lotta e di contestazione che, a vario titolo, si dovessero ripetere nel prossimo periodo andranno, obbligatoriamente, ad impattarsi con il pugno di ferro della repressione statale.

Come interpretare, altrimenti, una modalità dell’azione giudiziaria, anche limitandoci alla pura letteratura dei codici penali, la quale ha scelto un iter scopertamente vendicativo e dal sapore della rappresaglia poliziesca?

A questa domanda – osservando lo svolgimento degli avvenimenti – possiamo tentare di dare una risposta, senza nessuna suggestione complottarda, solo con una lettura politica che intrecci questi fatti con l’affermarsi ed il concreto delinearsi del nuovo quadro politico e delle misure, di carattere economico e sociale, che si apprestano ad essere varate.

E’ innegabile che un esecutivo, precedentemente accreditatosi come “amico” ed ostile alla filosofia politica del governo del Cavaliere, chiamato dalle urgenze delle “alleanze internazionali” e di “risanamento economiche” di cui necessita l’Azienda/Italia nell’ambito dell’agguerrita competizione globale internazionale, non può tollerare l’esistenza di aree sociali e politiche di opposizione conseguente per cui deve agire alla bisogna.

Infatti – e l’operazione repressiva romana al pari di altre vicende di criminalizzazione in corso in tutto il paese ne è l’esplicita conferma – l’esecutivo, la magistratura, gli apparati dello stato non disdegnano anche l’uso preventivo della repressione per anticipare, frammentare, disorientare qualsiasi insorgenza sociale.

Nel denunciare questo ennesimo episodio antiproletario non intendiamo dimenticare o sottovalutare l’intero arco di provvedimenti repressivi, che da Genova 2001 in poi, hanno caratterizzato il governo Berlusconi. Anzi siamo convinti che all’incirca da quelle giornate genovesi si è squadernato un articolato ventaglio di misure e leggi liberticide e di blindatura della società connotandone i caratteri in senso marcatamente autoritario. Un lavorio indispensabile, non fosse altro, per consentire all’Italia un ruolo più agevole dentro i dispositivi interventisti utili alle aggressioni imperialistiche.

Estate 2006: si addensano nubi!

In questi giorni si susseguono,incessantemente, le dichiarazioni d’intenti dei ministri che contano del governo Prodi mentre vengono derisi e sminuiti i balbettii del patetico Ministro Ferrero, presuntamene riformatori, in materia di immigrazione e solidarietà sociale.

Arturo Parisi dichiara che in Afghanistan l’Italia farà la sua parte, assieme agli USA ed alla NATO, Padoa Schioppa afferma che la “manovrina” sarà pesante, come lo saranno il prossimo DPEF e la Legge Finanziaria mentre occorrono “interventi coraggiosi a tutto campo”. Nel contempo dopo il severo imput del governatore della Banca d’Italia, Draghi, il presidente di Confindustria, Montezemolo, invita il governo ad inaugurare un “vero programma di privatizzazioni intervenendo strutturalmente, anche su pensioni, sanità e previdenza”.

A questo coro si aggiungono CGIL-CISL-UIL che reclamano una nuova stagione di concertazione, la quale, ci sembra di capire, viene ritenuta fuori tempo massimo dallo stesso padronato, offrendo sul terreno dell’ineguale scambio politico ed economico il rinvio/congelamento di alcuni importanti Contratti Nazionali di Lavoro e l’accettazione della precarietà magari definita “flessibilità governata”.

In questa situazione è di vitale importanza la normalizzazione ed il disciplinamento di tutte le opzioni, in atto e potenziali, che potrebbero costituire una fonte di preoccupazione per l’esecutivo ed i suoi progetti. Una azione di tipo combinato che si fonda non solo sull’utilizzo della repressione ma, anche, sul ruolo pernicioso che alcuni settori politici e “di movimento” si apprestano a ricoprire in maniera scoperta o, purtroppo, inconsapevole subordinando la loro attività alle politiche di compatibilità nazionale.

Di fronte al consumarsi di tutte le promesse e del vero e proprio libro dei sogni elencato in campagna elettorale (Ritiro delle truppe, Abolizione della legge 30, Chiusura dei CPT, Abrogazione della Legge Moratti……), mentre il governo Prodi è costretto ad una linea di rigore smentendo i suoi proponimenti si stanno evidenziando comportamenti poco chiari che non promettono nulla di buono per l’indispensabile e sacrosanta autonomia politica dei movimenti di lotta sociali.

A questo proposito è inquietante, e nel contempo illuminante, quanto dichiarato al quotidiano “il Riformista” del 20 giugno scorso, dal segretario nazionale della Funzione Pubblica della CGIL, Podda, il quale, interpellato su un appello sottoscritto dalla CGIL, assieme ai componenti dell’ ex Social Forum Nazionale, in cui si lancia una non meglio precisata “iniziativa contro la precarietà”, afferma che il buon Epifani avrebbe invitato la categoria della Funzione Pubblica a presidiare questo versante sociale altrimenti, in autunno, a fronte dei probabili provvedimenti antisociali del governo, si determinerebbe un vuoto di controllo politico su eventuali movimenti che potrebbero determinarsi e svilupparsi con caratteristiche indipendenti e conflittuali.

Assumono – quindi – crescente importanza le prime iniziative di mobilitazione indette per le prossime settimane a cui dovremmo offrire tutto l’appoggio e l’amplificazione possibile per impedire il processo di criminalizzazione e di desolidarizzazione dei movimenti sociali.

Il 28 giugno si riunirà, a Roma, il Forum Libertà di Movimento che farà il punto sulla vicenda repressiva romana e su tutte le altre inchieste in corso in Italia per rilanciare la battaglia per un Amnistia per tutti i reati ascrivibili alle lotte sociali, nella stessa serata sfilerà per le strade della capitale la Pop Parade organizzata da Centri Sociali e dal Sindacalismo di Base che ribadirà l’obiettivo della cancellazione totale della Legge 30 come punto irrinunciabile della lotta alla precarietà del lavoro e della vita.

Inoltre il prossimo 2 luglio si riunirà la Rete per il Reddito la quale, oltre alle necessarie iniziative di solidarietà con i compagni inquisiti a Roma, dovrà programmare il calendario delle prossime scadenze di lotta le quali, a partire dal rilancio della Vertenza contro il carovita (..anche questo aspetto è stato un demagogico cavallo di battaglia durante le scorse campagne elettorali) dovranno investire l’intero arco della condizione proletaria e popolare.

Ci sembra questa l’attitudine più opportuna e più intelligente per rispondere alla recente ondata repressiva la quale, purtroppo, non sembra limitata alla città di Roma ma estesa anche ad altre aree metropolitane: dalla Bologna dello sceriffo Kofferati, dove questo figura vieta i cortei e scatena la caccia ai migranti, alla città di Milano, dove rimangono in carcere i giovani arrestati durante la manifestazione antifascista del marzo scorso, fino alla miriade di procedimenti per “associazione sovversiva” contro i compagni delle aree anarchiche perseguiti in maniera parossistica ed ossessiva dai ROS e da alcuni procuratori d’assalto.

Un modalità di agitazione, di mobilitazione e di lotta che non dovrà offrire nessuna tregua ad un esecutivo più che mai ostile ai movimenti ed al conflitto sociale.

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