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63 anni di marionette

63 anni di marionette

(24 Maggio 2011) Enzo Apicella
Obama: "Israele deve tornare ai confini del '67, anzi... non intendevo dire questo!"

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(Palestina occupata)

Con un po’ di aiuto da fuori

(5 Giugno 2006)

Gli scherzi del destino: lo stato che sta lanciando un’ampia campagna internazionale per il boicottaggio ne sta simultaneamente lanciando un’altra parallela, non meno determinata, contro il boicottaggio. Un boicottaggio che seriamente danneggia la vita di milioni di persone si legittima ai propri occhi in quanto diretta contro coloro che vengono definiti come nemici, mentre un boicottaggio responsabile di ferire la propria torre di avorio accademica si legittima ai propri occhi soltanto per che è volta contro se stessa. Questo è un duplice standard morale. Perché la campagna di boicottaggio contro l’Autorità Palestinese, includendo il blocco agli aiuti economici essenziali e il boicottaggio dei leader eletti democraticamente in elezioni legali, è una misura permissibile da parte israeliana mentre il boicottaggio delle sue università è vietato?

Israele non può dichiarare che le armi del boicottaggio sono illegittime. Ne fa un uso estensivo lei per prima, e le sue vittime stanno soffrendo, in condizioni di privazioni estreme, da Rafah a Jenin. In passato Israele ha richiamato il mondo affinché boicottasse Yasser Arafat, e adesso richiama al boicottaggio del governo di Hamas – e attraverso questo governo, di tutti i palestinesi dei territori. E Israele non guarda a tutto ciò come a un problema etico. Decine di migliaia di palestinesi non hanno ancora ricevuto il loro salario, ormai da quattro mesi, a causa del boicottaggio, ma quando c’e un richiamo a boicottare le università a israeliane, il boicottaggio diventa immediatamente un’arma illegittima.

Anche coloro che richiamano per un boicottaggio di Israele sono contaminati da un duplice standard morale. L’Associazione degl’insegnati per l’educazione superiore in Inghilterra (National Association of Teachers in Further and Higher Education - NATFHE) e il Sindacato canadese dei dipendenti pubblici dell’Ontario (Canadian Union of Public Employees in Ontario), che hanno entrambi deciso di boicottare Israele, non hanno agito in modo simile per protestare contro i crimini di guerra e le occupazioni attuate dai loro stessi paesi – l’esercito britannico in Iraq e quello canadese in Afghanistan. Nondimeno, coloro che lavorano per il rispetto dei diritti umani e che si oppongono all’occupazione israeliana dovrebbero ringraziare queste due organizzazioni per la posizione che hanno preso, nonostante i loro doppi standard difettosi.

Sarebbe stato preferibile averli in Israele, gli avversari dell’occupazione, e non aver bisogno dell’intervento di gruppi esterni per combattere l’occupazione. Non è facile lanciare un appello al mondo affinché boicotti il tuo stesso paese. Sarebbe stato meglio non avere bisogno di Rachel Corrie, James Miller e Tom Hurndall, persone con una coscienza, coraggiose, che hanno pagato con la loro vita l’essere rimasti in piedi contro i bulldozer a Rafah, che tutto distruggono. Questi giovani stranieri hanno fatto il lavoro che gli israeliani avrebbero dovuto fare.

La stessa cosa è vera per i pochi attivisti per la pace che ancora riescono a muoversi per i territori, per protestare e offrire assistenza alle vittime dell’occupazione all’interno di organizzazioni come l’International Solidarity Movement (ISM) – che Israele combatte rendendo impossibile ai suoi membri l’entrata attraverso i propri confini. Sarebbe stato meglio se gli israeliani si fossero mobilitati per combattere al posto loro. Ma eccetto alcuni pochi e modesti gruppi, non vi è alcuna protesta in Israele e nessuna reale mobilitazione. E così non rimane altra speranza che l’aiuto del resto del mondo.

Il mondo può aiutare Israele, in modo limitato, a salvarsi da se stessa. In una situazione in cui i Governi occidentali di fatto sostengono il perdurare dell'occupazione, anche se si dichiarano contrari, questo ruolo passa alle organizzazioni della società civile. Quando un gruppo di avvocati americani, ebrei inclusi, si appellano al boicottaggio della società Caterpillar, i cui bulldozer hanno raso al suolo interi quartieri a Khan Yunis e Rafah, dovrebbero essere ringraziati per questo.
Lo stesso dovrebbe essere per il boicottaggio delle Università: quando un'associazione di docenti di un'università britannica boicotta i colleghi Israeliani che non sono disposti almeno a dichiarare la loro opposizione all'occupazione, noi dovremmo apprezzarli. Ogni gruppo nel suo campo, e forse questo, un giorno, riguarderà anche funzionari del turismo, gli uomini d'affari, artisti e atleti.
Se tutti boicottano Israele, forse Israele comincerà a capire, anche se con sforzo, che c'è un prezzo da pagare per l'occupazione - un prezzo per le sue tasche e per il suo status.

L'occupazione non è solo una prerogativa del governo, dell'esercito e delle organizzazioni per la sicurezza. Ogni cosa ne viene contaminata: le istituzioni per la giustizia e la legge, i medici che rimangono in silenzio quando cure mediche e trattamenti sono ostacolati nei territori, gli insegnanti che non protestano contro la chiusura di istituti per l'educazione e per la difesa del libero movimento dei loro colleghi, i giornalisti che non fanno il loro dovere di cronaca, gli scrittori e gli artisti che rimangono silenziosi, gli architetti e gli ingegneri che danno una mano alle imprese dell'occupazione, - le colonie e il muro, le barriere e le bypass road- e anche i docenti delle università, che non fanno nulla per i loro colleghi imprigionati nei territori, ma portano avanti invece programmi di studi speciali per le forze di sicurezza. Se tutti costoro boicottassero l'occupazione, non ci sarebbe bisogno di un'azione di boicottaggio internazionale.

Il mondo sta assistendo ad una grande e crescente ingiustizia. Dovrebbe forse rimanere in silenzio? Certo non si tratta dell'unica ingiustizia nel mondo. Non è neanche la più terribile. Ma ciò rende forse meno necessario combatterla?
E' facile assolverci dalla nostra responsabilità morale e attribuire ogni critica all'antisemitismo. Ci potrebbero anche essere alcuni elementi di antisemitismo tra coloro che invocano il boicottaggio. Ma tra loro ci sono anche gruppi e individui, inclusi alcuni Ebrei, che hanno Israele nel cuore. Persone che vogliono uno Stato d'Israele più giusto, e vedono invece uno Stato che occupa ed è palesemente ingiusto. Perciò credono che si dovrebbe fare qualcosa. Noi dovremmo ringraziarli, per questo, dal profondo dei nostri cuori.

traduzione a cura di Francesca Cutarelli e a Teresa Maisano

Gideon Levy

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