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Che Guevara

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(10 Ottobre 2008) Enzo Apicella
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Padova: si conclude l’esperienza storica del PRC quale forza d’opposizione

si rende necessario per i comunisti un nuovo cammino politico

(28 Giugno 2006)

Alle compagne e ai compagni iscritti al Partito della Rifondazione Comunista
Ai segretari dei circoli del PRC
Ai Comitati Politici Provinciali del PRC
Alle Segreterie Provinciali del PRC
Al Comitato Politico Regionale del PRC
Al Segretario Regionale del PRC
Al Comitato Politico Nazionale del PRC
Al Segretario Nazionale del PRC


Care compagne e cari compagni,
dopo un periodo abbastanza lungo di riflessione, vi comunichiamo la nostra decisione di dimetterci dal Partito della Rifondazione Comunista.

Infatti col voto di fiducia al governo Prodi e l’ingresso in tale governo riteniamo si concluda l’esperienza storica del PRC quale forza d’opposizione e si renda necessario per i comunisti un nuovo cammino politico.

Il PRC nacque quindici anni fa come “cuore dell’opposizione” contro la deriva governativa del PDS, contro la nascente Europa di Maastricht, contro l’alternanza del bipolarismo maggioritario, contro la concertazione del luglio 92-93. Per questo raccolse le energie e le speranze di un vasto settore di lavoratori e di giovani alla ricerca di un’altra sinistra, finalmente coerente, finalmente alternativa alle classi dirigenti del paese.
Ma questa domanda è stata privata sistematicamente di un progetto anticapitalistico di riferimento lungo una infinita altalena di svolte e controsvolte che ha depresso e demotivato potenzialità enormi.

Oggi, 15 anni dopo, il PRC ha concluso la sua parabola entrando in un governo che nega alla radice tutte le ragioni sociali che il partito ha raccolto e tutte le sue bandiere fondative: un governo guidato dai massimi tutori dell’Europa di Maastricht, basato su un organica coalizione di alternanza, fondato su un programma di concertazione e di “alleanza leale con gli Stati Uniti”. Un governo sostenuto dai vertici della Confindustria e dalle principali banche del paese. Un governo che si presenta, non a caso, col biglietto da visita di una nuova manovra economica di sacrifici, di un ennesimo rifinanziamento delle missioni militari, a partire dall’Afghanistan e dell'adesione alla politica UE di boicottaggio contro l'ANP e il popolo palestinese.

Il coinvolgimento del PRC e di tutte le sinistre in questo governo avrà l’unica funzione di coprire quella politica agli occhi dei lavoratori e delle masse popolari , privandole di ogni riferimento di opposizione.

Abbiamo cercato a lungo, con tutte le nostre forze, di scongiurare quest’esito. Lungo tutta la storia del PRC ci siamo battuti per affermare nel partito una prospettiva coerentemente anticapitalistica che fondasse il carattere strategico dell’opposizione ai governi delle classi dominanti. E in questo quadro abbiamo difeso il partito e il suo ruolo di opposizione dalle scissioni filogovernative di sue minoranze dirigenti, prima di Crucianelli, poi di Cossutta. Oggi è la maggioranza dirigente del PRC a imporre la scissione governativa del partito dalle sue ragioni e radici.
Fino all’ultimo momento utile ci siamo battuti, nel Partito, per sbarrare il passo a questa corsa governista, per tenere aperta la via di una inversione di marcia: chiedendo una verifica democratica interna sul programma dell’Unione, prima e dopo la campagna elettorale.

Ora è giunto il momento di un assunzione di responsabilità, in coerenza con tutto il nostro percorso. Così come siamo stati leali, sino all’ultimo, verso un Partito di opposizione, non seguiremo la sua trasmutazione in Partito di governo. Abbiamo detto al Congresso di Venezia che una opposizione di classe e comunista è irrinunciabile in Italia: dunque non vi rinunceremo. Non ci faremo corresponsabili di un passaggio di campo di tutte le sinistre nel governo della grande industria e delle grandi banche. Non collaboreremo a privare le lotte dei lavoratori e dei giovani di un proprio punto di riferimento politico autonomo come vorrebbero le classi dirigenti del paese. Non ci rassegneremo a lasciare pericolosamente a Berlusconi il monopolio dell’opposizione , di stampo populista. In ogni caso non baratteremo i nostri principi , la difesa dei lavoratori, la rifondazione comunista con la negoziazione di cariche e di ruoli. Perché l’unica ragione del nostro impegno politico è la difesa delle classi subalterne e la lotta per una prospettiva socialista.

In anni di militanza nel Partito abbiamo dovuto constatare la progressiva involuzione della sua politica e il progressivo allontanamento del Partito stesso dalle esigenze e dai bisogni materiali e politici della classe lavoratrice che si sono concretizzati in Veneto nella quasi totale scomparsa dei circoli operai, nell'incapacità del Partito di investire politicamente e concretamente nella classe lavoratrice, che, ad esempio, hanno portato il Partito a proporre alle lavoratrici e ai lavoratori la totale subordinazione rappresentata dalla candidatura a presidente della Regione per il centrosinistra dell'industriale Massimo Carraro.

Il Partito che è nato con lo scopo di rappresentare gli interessi generali della classi dominate, si è trasformato in breve tempo, a nostro avviso, in "Partito leggero" che ha esautorato le sue istanze interne di ogni potere decisionale a favore degli esecutivi provinciali e regionali.

Per tutto questo dichiariamo oggi le nostre dimissioni dal partito e dai suoi organismi dirigenti e facciamo appello a tutti i sinceri comunisti, ovunque collocati, per intraprendere insieme una nuova prospettiva politica: la prospettiva della costruzione di un Partito Comunista dei Lavoratori. Di un partito di opposizione alle classi dominanti e al loro governo, impegnato nelle lotte e nei movimenti. Di un Partito che lotta per l’autonomia del movimento operaio e di tutti i movimenti di lotta dalle coalizioni borghesi di alternanza: a favore della costruzione di un polo autonomo di classe e anticapitalistico. Di un partito che lavora a ricondurre ogni conflitto e rivendicazione immediata ad una prospettiva di alternativa di società e di potere, su scala nazionale ed internazionale.

E’ necessario rilanciare un’opposizione sociale di massa nel paese, che unifichi in una grande vertenza generale la rivendicazione di un forte recupero salariale, dell’abolizione delle leggi di precarizzazione del lavoro (pacchetto Treu e Legge 30), del salario sociale ai disoccupati, della nazionalizzazione sotto controllo operaio delle industrie in crisi o che licenziano. E' necessaria una opposizione radicale che sostenga senza riserve le lotte popolari contro le grandi opere, come la TAV ; l'abrogazione delle leggi Moratti- Zecchino sull'istruzione; la piena affermazione di diritti e ragioni di tutti i lavoratori immigrati, contro le leggi reazionarie degli ultimi 10 anni; i pieni diritti civili per tutti/e contro la reazione clericale oscurantista , antifemminile e anti omosessuale, che trova sponde in ampi settori del centrosinistra . E' necessaria una opposizione che colleghi le lotte dei lavoratori in Italia alle lotte dei popoli oppressi dall'imperialismo per la propria liberazione: a partire dal popolo palestinese e irakeno.

Lo insegnano la lotta a oltranza dei lavoratori di Melfi nella primavera del 2004 strettamente legata nella sua radicalità e nei suoi protagonismi alla lotta delle masse della Basilicata contro il progetto del sito di deposito radioattivo di Scanzano, così come la recente rivolta sociale dei giovani e dei lavoratori francesi e la loro vittoria: solo una autentica esplosione sociale può strappare risultati e conquiste. Solo sul terreno della lotta di classe è possibile riaprire il varco di una alternativa anticapitalistica.

E una alternativa è tale solo se mette in discussione le basi stesse della società capitalistica.
In Italia le classi dominanti, la grande industria, le grandi banche sono protagoniste di un autentico saccheggio del paese e delle sue risorse. Attraverso il ladrocinio su salari, pensioni, servizi, sanità, istruzione. Attraverso la privatizzazione di tutti i gangli strategici dell’economia. Attraverso la roulette di scalate e speculazioni finanziarie ai danni di lavoratori, consumatori, piccoli risparmiatori.
Un’alternativa è tale se mette fine a questo scempio. E’ tale se nazionalizza la grande industria, le grandi banche sotto il controllo dei lavoratori e delle masse popolari. E’ tale se riorganizza la società su basi nuove, assicurando le leve del potere ai lavoratori e alle lavoratrici, alla loro organizzazione alla loro forza.
Collegare le lotte di ogni giorno a questa prospettiva è la ragione fondante del Partito Comunista dei Lavoratori. Ricondurre questa lotta alla prospettiva socialista internazionale, a partire dallo sviluppo di una organizzazione rivoluzionaria internazionale dei lavoratori, è suo compito centrale.

Diamo dunque avvio al Movimento Costitutivo di tale Partito, rivolgendoci nel modo più aperto a tutti i compagni e le compagne, ovunque collocati, disponibili a convergere in questa impresa. Ci rivolgiamo ai tanti/e compagni/e del PRC che, al di là delle diverse collocazioni congressuali, si sono battuti contro la svolta governativa del partito.

A tutti questi compagni/e, nel profondo rispetto della loro storia, diciamo: costruiamo insieme un nuovo cammino. Alla costituente di una sezione italiana della Sinistra Europea nel segno della rifondazione di una socialdemocrazia di governo contrapponiamo insieme il movimento costitutivo di una nuova forza comunista di opposizione, sulle basi del marxismo rivoluzionario. Di una forza che stia, fino in fondo, dalla parte dei lavoratori e degli sfruttati.

Gino Bortolozzo (collegio di garanzia CPF Padova)
Nicola Carraro (circolo Camin - Padova)
Aldo Romaro (CPR Veneto)
Gianpietro Simonetto (CPF Padova)
Marco Vettore (CPF Padova)

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