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Comunicato Innaccone Fiom

(8 Luglio 2006)

Alla Segreteria Nazionale FIOM
A Giorgio Cremaschi
Gianni Rinaldini


Il compagno Peppe Iannaccone deve essere reintegrato nel suo incarico di delegato RSU FIOM dell’Avio di Pomigliano.

Il compagno Peppe Iannaccone è stato rimosso dal suo incarico con una comunicazione della FIOM territoriale all’azienda, senza esserne neanche informato personalmente. Agendo in questo modo, in totale dispregio delle normali regole di trasparenza e correttezza nei confronti dei lavoratori e dei militanti FIOM, si è esposto lo stesso Iannaccone, ignaro di non essere più delegato RSU, al rischio di eventuali rappresaglie aziendali per l’attività sindacale da lui svolta in quest’ultimo periodo..

Ci chiediamo: perché tutto questo accanimento che gli poteva anche costare il posto di lavoro? Di quali gravi colpe si è macchiato Peppe Iannaccone? Ha utilizzato la sua posizione per interessi privati? Si è “venduto” all’azienda in cambio di posti di lavoro clientelari?
Niente di tutto questo.

La sua unica colpa è quella di essersi battuto coerentemente e caparbiamente contro il diciassettesimo turno di lavoro (di sabato) all’Avio.
Il diciassettesimo turno dai lavoratori era già stato rifiutato nove mesi fa, bocciando con un referendum un accordo tra sindacati e azienda. Ciononostante il diciassettesimo turno era stato applicato lo stesso dall’azienda e anche la FIOM, all’epoca, non aveva reagito con la lotta, a questa palese forzatura padronale.

Non contenta, l’azienda ha riproposto per la firma alle OOSS, lo stesso accordo. Ha cambiato qualche virgola (sedici euro lordi in più al sabato e duecentocinquanta euro lordi una tantum a parziale rimborso dei sabati già lavorati) e l’ha riproposto.

I sindacati aziendali, esclusa la FIOM, hanno prontamente firmato. Si è andati al referendum, dove la FIOM ha dato indicazione di votare NO, e questa volta l’azienda l’ha avuta vinta. Hanno pesato la rassegnazione dei lavoratori e il fatto che l’azienda ha mobilitato in massa i trecento impiegati per il SI (sfruttando il fatto che gli impiegati non erano coinvolti nella nuova turnistica). Ciononostante i NO sono stati 350 e i SI 601 nei due stabilimenti Avio di Pomigliano ed Acerra.

Subito dopo il referendum tre dei delegati FIOM hanno firmato l’accordo, il quarto, Peppe Iannaccone appunto, si è rifiutato convinto di compiere un gesto di incoerenza se avesse firmato e convinto della necessità di rappresentare anche formalmente all’interno dell’RSU quei 350 operai che avevano espresso il loro rifiuto all’accordo e che sono sicuramente la parte più combattiva, sempre in prima linea nelle lotte dei lavoratori Avio.

Pur non contestando la decisione degli altri tre delegati Fiom di sottoscrivere l’accordo, a seguito dell’esito referendario, Iannaccone ha così posto un problema fondamentale nella vita di un sindacato che vuole difendere gli interessi dei lavoratori: il diritto di essere rappresentati da parte di tutte le tendenze operaie presenti in fabbrica.

Questo è stato il motivo della sua estromissione dalla RSU. Prima è stato isolato dagli altri delegati, poi messo sotto accusa dalla FIOM territoriale. Alla fine, a maggioranza, è stato deciso di ritirargli la delega di rappresentante dei lavoratori nella RSU dell’Avio.

I sottoscrittori di questo documento reputano quest’atto un fatto gravissimo, perché nessun regolamento stabilisce che Iannaccone avesse l’obbligo di firmare l’accordo dopo l’esito del referendum..

Inoltre, è gravemente lesivo dell’immagine della FIOM, delegittimare un compagno onesto e coerente solo perché esprime, non una posizione diversa rispetto alla FIOM che pure può essere espressa, ma solo il rifiuto alla firma di un accordo a cui non era obbligato.

E’ un brutto segnale che viene dato: agli industriali si fa capire che non ci sarà più spazio nella FIOM per i delegati combattivi e, implicitamente, si dà alle aziende mano libera nella repressione.

Bisogna fare un passo indietro. Peppe Iannaccone deve essere riammesso nella RSU Avio con l’incarico che gli compete, essendo il quarto tra gli eletti FIOM.

Noi diciamo che i fatti interni alla FIOM bisogna risolverli discutendo e anche se alla fine, si rimane su posizioni diverse, non si possono delegittimare i compagni dandoli in pasto agli industriali.

Cognome e Nome- N. Tessera Fiom-Fabbrica-Delegato Rsu-Firma

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