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L'angoscia dell'anguria

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Struttura politica e superamento del bipolarismo

(16 Luglio 2006)

Al centro di una situazione complessa e drammatica, sia sul piano delle dinamiche politiche interne, sia – soprattutto – sul terreno delle dinamiche internazionali, con la violentissima ripresa del conflitto in Libano, proviamo ad articolare, sia pure in forma del tutto schematica, il quadro che si presenta all'attenzione degli osservatori al termine della prima fase di governo del centrosinistra, in Italia.

Segnaliamo, allora, alcuni punti di analisi:

Non c'è stata la cosiddetta “luna di miele”: contraddizioni evidenti hanno investito, da subito l'attività del governo e messo a nudo tutte le difficoltà esistenti nel rapporto tra l'ampiezza della capacità coalizionale che ha consentito all'Unione di vincere le elezioni e la realtà della capacità di governo;

Risalta, come, all'interno di un sistema di multipartitismo esasperato compresso dentro lo schema bipolare imposto dalla legge elettorale, emerga una esigenza evidente di maggiore complessità nella dialettica politica e sociale, a sinistra. Insomma il bipolarismo non tiene, al riguardo delle sensibilità politiche più coerenti e strutturate presenti nella sinistra italiana, che si è tentato di marginalizzare ed escludere dal confronto politico;

La necessità di una riapertura di forte confronto dialettico a sinistra, appare oltretutto pienamente giustificato dalla riduzione dell'agire politico al concetto di “governabilità” attuato, complessivamente, dalle forze della cosiddetta “sinistra radicale” che siedono al governo. Se davvero, come pare nel momento in cui scrivo, al Senato sarà posta la questione di fiducia sul rifinanziamento della missione militare in Afghanistan (diversamente dalla camera dei Deputati, laddove la maggioranza è scontata) ci troveremo davvero all'esaltazione dell'esaustività del governo quale fine ultimo dell'agire politico;

Le sensibilità di sinistra che non si ritrovano dentro le schema bipolare ed esigono la riapertura di una dialettica politica complessiva sono molto ampie, e non riconducibili a settori già o ancora interni ai partiti storici: da Rifondazione Comunista al PdCI. Siamo di fronte ad una molteplicità di tensioni, riferimenti teorici, esperienze politiche che reclamano una discussione diversa , a partire da una coerente analisi della situazione e dall'espressione di un progettualità ben definita sul terreno delle relazioni internazionali e della Pace, dell'intervento pubblico in economia a partire dai grandi settori strategici della produzione e dei servizi, dello stato Sociale, della proposizione di una diversa relazione con l'Europa soprattutto in materia di vincolo esterno, del ruolo e della funzione delle istituzioni, della concezione delle strutture politiche; di un ruolo del sindacato conflittuale in opposizione al sindacato concertativo;

Abbiamo già reclamato più volte la necessità di far emergere le diverse espressioni di una “Sinistra non governativa”. Oggi, dato per scontato che questa esigenza deve essere assolta e che gli interessati debbono trovare il coraggio di mettere in moto la macchina del confronto a tutto campo, sarà il caso di avviare una riflessione particolarmente approfondita circa la forma della struttura politica indispensabile per poter programmare una presenza politica compiuta,visibile, incisiva posta al di fuori dello schema bipolare e non rinchiusa nel recinto della governabilità. Non affronto qui il discorso relativo al centrodestra,proprio perché è probabile che l'avvio della formazione del Partito Democratico porterà in quel campo una spinta alla ristrutturazione ed al riallineamento, i cui esiti non appaiono prevedibili in questo momento ma che, in ogni caso (grande centro?) influiranno fortemente sulle dinamiche a sinistra, esaltando proprio l'esigenza di una soggettività del tipo di quella che stiamo proponendo in questa occasione, di una “Sinistra non governativa” amplia,plurale, strutturata in una forma originale che garantisca, insieme, la capacità dell'agire politico e, contestualmente, l'espressione pubblica di quelle diverse sensibilità politiche sulle quali ci siamo già a lungo soffermati proprio in questa occasione.

Nella sostanza l'intenzione che intendiamo esprimere in questa occasione è quella di avviare un primo confronto sulle “forme” che la “Sinistra non governativa” dovrebbe cercare di assumere, nel prossimo futuro.

Un confronto che parte da un primo interrogativo rivolto direttamente a chi ha deciso, da subito, di muoversi su questo terreno proponendo, per via di scissione, un movimento destinato alla costruzione di un nuovo Partito.

Il riferimento, com'è ovvio, è rivolto al Partito Comunista dei Lavoratori: allora chiedo, ai suoi dirigenti, quale modello di partito avete in mente? Quello ad “integrazione di massa”, storico, provvisto di una propria burocrazia autonoma e di un proprio ceto professionalizzato, con una struttura a piramide ed una presenza nelle grandi organizzazioni di massa (Michels, Weber)? Oppure avente in mente l'antico “partito di quadri”, che agisce al di sopra delle masse e le orienta per così “dall'alto”? O, ancora, visto che il nuovo Partito si forma per scissione da Rifondazione Comunista, è stato introiettato il modello del maggioritario personalizzato, assunto da Rifondazione Comunista fin dal 1993, dal momento cioè dell'assunzione “esterna” della propria leadership sulla linea degli antichi condottieri di ventura che combattevano una volta con Venezia contro il Papa, poi per il Papa contro Venezia, ed infine nella Lega Santa formata dal Papa e da Venezia contro i Francesi invasori del suolo patrio?

Si tratta di interrogativi che rivolgiamo a chi si è già mosso su di un certo tipo di terreno, ma che riguardano assolutamente il quadro generale di cui stiamo cercando di occuparci, partendo dal punto che servirà una soggettività multipolare, all'interno della quale convivano espressioni di cessione reciproca di sovranità ed una possibilità di espressione effettiva di direzione politica.

Non disponiamo di proposte per l'immediato, anzi la ricerca di proposte darà proprio il punto di dibattito da sviluppare maggiormente nell'immediato futuro.

Per adesso limitiamoci ad indicare alcuni filoni da approfondire: ormai la letteratura prevalente nell'analisi dello stato di salute dei partiti politici, all'interno del sistema italiano, solleva il problema del mutamento organizzativo, in relazione alle procedure democratiche di decisione,lamentando un generalizzato declino della democrazia interna.

Dobbiamo intenderci su questo punto: la forma partito attualmente presente sul mercato, ed a cui possono essere interessati settori non secondari di ceto politico è quello del “partito pigliatutti” aperto sia al riguardo dei confini organizzativi, sia a quelli ideologici a fasce più ampie della base sociale (Kirchheimer, 1966).

La risposta a questa esigenza di apertura è stata quella della centralizzazione del potere organizzativo ed economico all'interno: anche perché come sostiene May (1973) gli attivisti nutrono atteggiamenti più estremisti rispetto ai leader e viene fuori una esigenza di difesa delle strategie elettorali delle elite (la parabola di Rifondazione Comunista sta proprio tutta qui...).

Se davvero intendiamo fornire una strutturazione organizzativa alla “Sinistra non governativa” dovremo proprio agire al contrario (sta qui, anche una prima risposta alle domande rivolte ai futuri dirigenti del Partito Comunista dei Lavoratori), adeguando le possibilità di piena espressione della base sociale con una adeguata membership, pluralista ed in grado di interscambiare sovranità e rappresentanza.

In queste condizioni l'obiettivo di costruzione di un partito potrebbe effettivamente frenare la crescita di una diretta politicizzazione del movimento: una idea, ad esempio, di un “Frente Amplo” o di una “Izquerdia” potrebbero essere idee da coltivare o sperimentare, magari partendo da situazioni locali, già attrezzate in questa direzione.

Non precipitiamo,però, e guardiamoci intorno.

Siamo soltanto ai preliminari di una situazione complicata, difficile, ma anche molto interessante.

Savona, li 14 Luglio 2006

Franco Astengo

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