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Acqua!

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(20 Marzo 2010)
Manifestazione contro la privatizzazione dell’acqua a Roma. Partecipa anche il movimento di solidarietà con il Popolo Palestinese

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Israele punta alla soluzione finale per il popolo palestinese

(25 Luglio 2006)

Lo stato sionista di Israele creato e sostenuto dalle potenze imperialiste occidentali sta procedendo metodicamente verso i suoi obiettivi strategici:

a) compiere un lento genocidio della popolazione palestinese nei territori di Gaza e Cisgiordania oppure creare le condizioni per una loro definitiva espulsione verso altre nazioni arabe;

b) realizzare il grande Israele che prevede l’annessione di una parte dei territori dell’attuale Libano, Siria e Giordania e/o l’insediamento di governi subalterni alla sua politica;

c) rafforzare la sua funzione di cane da guardia degli interessi occidentali nell’area mediorientale verso quei popoli e nazioni che non intendono piegarsi alla rapina e alla sottomissione delle potenze imperialiste dominanti.

Oggi siamo ad un nuovo decisivo passaggio di questa strategia, soprattutto dopo la indomita volontà di resistere espressa dai palestinesi con il voto ad Hamas e la tenace opposizione manifestata dagli Hezbollah libanesi.

Falliti i tentativi di utilizzare la corrotta direzione dell’Olp per addomesticare la lotta del popolo palestinese contro la reclusione in un unico enorme lager con tanto di muro di isolamento, si ritorna alla politica di indiscriminati bombardamenti su di un territorio tra i più densamente popolati del mondo, alla distruzione di tutte le infrastrutture civili per impedire qualsiasi possibilità di sopravvivenza, si rapiscono i membri del legittimo governo palestinese.

Dopo aver rapinato la terra del popolo palestinese ed aver già reso profuga oltre metà della popolazione si fa un altro passo verso la SOLUZIONE FINALE del problema palestinese, con la sostanziale copertura delle potenze occidentali le quali al massimo trovano “sproporzionate”, anche se giustificate, le azioni di Israele tanto verso i territori palestinesi quanto verso lo stato libanese.

Del resto cosa aspettarsi di diverso da stati che a loro volta partecipano all’occupazione militare e all’oppressione di altre nazioni come l’Iraq e l’Afghanistan, che quotidianamente fomentano l’odio anti arabo e anti islamico?

Cosa aspettarsi da uno stato come quello italiano che collabora militarmente e commercialmente con lo stesso Israele, che lo sostiene economicamente, sapendo che tali relazioni sono utilizzate per rafforzare l’oppressione palestinese e la politica espansionista dello stato sionista e razzista di Israele?

Nel mentre si promuove una finta opera di mediazione tra le parti che ha come obiettivo principale il disarmo degli Hezbollah ed il loro arretramento dal confine, si conferma il ruolo dell’Italia quale piattaforma di partenza per le armi di sterminio che gli Usa forniscono ai massacratori israeliani.

Ormai in Italia non si fa nemmeno più finta di sostenere in modo strumentale, come nei governi della prima repubblica, la causa della nazione araba in generale e di quella palestinese in particolare, ma si è scatenata la gara tra le varie forze politiche di destra e di sinistra a chi si presenta più amico di Israele, fino ad arrivare alle oscenità di vere e proprie manifestazioni organizzate dalla sinistra istituzionale di sostegno ad Israele, presentata come vittima, proprio nella fase in cui l’aggressione verso i palestinesi era più acuta con il drammatico allargamento del fronte di guerra al Libano, o peggio puntare alla criminalizzazione di qualsiasi critica e condanna alla politica dello stato sionista dipinta in maniera strumentale come inevitabilmente antisemita.

Contro la campagna mediatica e politica da parte delle forze tanto di governo che di opposizione è necessario tornare a gridare in piazza la elementare verità che lo stato di Israele è una creatura delle potenze occidentali e che la sua costituzione su base religiosa e razziale ha la precisa funzione di escludere i palestinesi dalla cittadinanza nei territori da cui vivono da sempre, che la presenza di tale stato rappresenta un pericolo continuo per la pacifica convivenza dei popoli di quell’area compreso quello ebraico.

Denunciamo la politica di sostegno di fatto espresso dalla classe politica dirigente italiana di destra e di sinistra verso lo stato israeliano, le sue mire espansionistiche e neocoloniali verso il mondo arabo-islamico.

Rigettiamo ogni tentativo di mandare nuove truppe occidentali sotto mandato Onu o Nato in Palestina, poiché queste non sarebbero nella maniera più assoluta inviate per mettere fina alla politica oppressiva di Israele ma solo per dargli man forte e per consentire una penetrazione più diretta degli interessi occidentali nell’area.

Solo una forte mobilitazione di massa può costringere i nostri governanti a ridurre il sostegno economico, politico e militare allo stato sionista di Israele e a dare più forza alla resistenza del popolo palestinese ed araba

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