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Addio compagne

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(23 Febbraio 2010) Enzo Apicella
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Sulle dimissioni di Paolo Cacciari

(1 Agosto 2006)

Ho sinceramente apprezzato il gesto di Paolo Cacciari di dare le dimissioni per non votare i rifinanziamenti di guerra; per un solo attimo ho confidato sul fatto che questo suo atto potesse essere imitato da altri in modo da rafforzare il dissenso che già si andava manifestando da giorni; ho pensato che il gruppo dirignete del PRC avrebbe potuto avere uno sprazzo di lucidità rispetto al camaleontismo diffuso ormai in tutte le pieghe di ciò che rimane della Rifondazione Comunista; ahimè l'illusione è durata poco e dalla stampa si apprende, per dichiarazione diretta del compagno Cacciari, che egli ha voluto dimostrare, oltre che il pacifismo ha perso, anche che il dissenso interno al suo Partito è tollerato se non adirittura democraticamente incentivato; una farsa insomma, che appare perfino insopportabile mentre si vedono scorrere le immagini devastanti dell'ennesima strage israeliana in Libano e nei territori palestinesi.

Il compagno Cacciari, di cui ho stima nonostante le divergenze politiche maturate negli anni di militanza comune in Rifondazione, sa bene quanto rifiuto, quanta negazione, quanta ostilità ed arroganza vi siano all'interno dell'ormai solo suo Partito nei confronti di chi dissente o semplicemente si scosta dalle posizioni, non sempre solo politiche, assunte da una dubbia maggioranza che ha definito l'attuale gruppo dirigente; lo sa bene perchè anch'egli ha partecipato ai congressi, ai comitati politici, a tutte quelle istanze in cui le minoranze interne sono state umiliate ed offese; egli conosce il livore buttato addosso a quei compagni che hanno solo tentato di esprimere posizioni che sono state, in questi anni, le stesse della gran parte della base comunista di Rifondazione. Egli conosce nel dettaglio, perchè il compagno Cacciari non è uno sbadato, come interi circoli nelle periferie della provincia veneziana, siano stati spazzati via con precisa e scientifica pianificazione dall'attuale "ceto politico" dominante la Rifondazione veneziana. Tutto ciò non lo può negare perchè egli c'era laddove questi comportamenti e queste decisioni venivano assunte.

Troppo tardi! ancorchè in buona fede, questa presa di posizione non è credibile e spiace che ancora qualcuno ci sia cascato. Non è con le sceneggiate che si ricompone un Partito ormai in affanno, sempre che questo sia ancora un obiettivo! Se si vogliono dare segnali di riappropriazione di metodi democratici, di apertura dialettica di confronto su posizioni differenti, peraltro sempre state presenti in Rifondazione, è necessaria molta onestà politica e soprattutto quel coraggio schietto che consenta di azzerare quello che, troppo bonariamente definisco "ceto politico privilegiato di Partito", compresa tutta quella mediocrità fatta di sottosegretari, mezzi ministri e portaborse vari, inviata a gonfiare il sottobosco di Governo. Diversamente, questo Partito, per lo meno nella realtà che io conosco, avrà i giorni contati ed il suo declino sarà inevitabile; ma forse anche questo è un obiettivo già messo nel conto.

Potrei francamente pensare che questo non è più un mio problema ma ho troppo rispetto per quella presenza comunista che ritengo ancora radicata in Rifondazione e che pare non essere in grado di superare l'apatia e l'uso della delega nei confronti dei gruppi dirigenti; quella base che non ha la capacità di aprire gli occhi di fronte allo scempio che ha di fronte.

Marina Alfier
San Donà di Piave VE

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