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Che Guevara

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Una piattaforma per la finanziaria

(8 Agosto 2006)

La discussione sulla Legge Finanziaria ed il bilancio dello Stato 2007 rappresenterà, senza dubbio, il punto di maggior impegno nel prossimo autunno, attorno al quale si determineranno – con ogni probabilità – quegli elementi di ristrutturazione e riallineamento del sistema politico, di cui stiamo discutendo ormai da molti mesi, anche con largo anticipo sulla recente campagna elettorale.

Mi permetto, allora, di porre una domanda: come si può pensare di preparare le scadenze che si imporrano nei prossimi mesi, dal punto di vista di una “Sinistra non governativa” che intenda aggregarsi e riaggregarsi per ricercare i termini concreti di una proposta politica alternativa allo stato delle cose presenti?

Ritengo che sull'analisi di ciò che sarà presentato dalla maggioranza di centrosinistra, sul terreno della politica economica e sociale, ci sia largo consenso: ci troviamo dentro ad un quadro spiccatamente neo – liberista, non temperabile dalla presenza di una sinistra governativa, autodefinitasi “radicale”, nella sostanza subalterna e, comunque, acquiescente al ricatto della governabilità.

Il punto da affrontare risale, dunque, a ciò che va contrapposto a questa istanza neo – liberista, molto forte perché spalleggiata dai poteri che contano sia all'interno , sia all'estero, che si presenterà anche nelle vesti liberalizzatrici della semplificazione burocratica e dell'attacco alle corporazioni (vedi decreto Bersani), mentre in realtà conterrà, senza dubbio, un feroce attacco alle condizioni di vita e di lavoro dei ceti più deboli, generando maggiore precarizzazione, insicurezza, marginalità sociale.

Fin qui, credo, tutti d'accordo.

Come procedere, allora?

E' necessario, prima di tutto, valutare bene come risulti insufficiente, del tutto insufficiente, una opposizione basata esclusivamente su parole d'ordine movimentiste del tipo : “ una finanziaria anti – operaia” (affermazione vera, al fondo, ma davvero da articolare al meglio al riguardo della complessità delle cose in atto), generando - alla fine – la proposta salvifica di uno “Sciopero generale” minoritario, da usare schematicamente in chiave (mi si permetta l'accostamento, semplicemente esemplificativo) pansindacalista.

L'occasione , invece, può essere eccezionale per aggregare davvero una “Sinistra non governativa”, articolata nella sua composizione politica e sociale, capace di aggregare anche pezzi di “Sinistra attualmente governativa” (penso soprattutto a Rifondazione, alla FIOM ma anche ad altre categorie della CGIL) : una “Sinistra non governativa” all'interno della quale potrà essere possibile porre il tema di una riaggregazione anche organizzativa, destinata ad una presenza politica costante nel panorama politico con ambizioni di recupero di una presenza istituzionale, autonoma e programmaticamente adeguata.

La condizione, a mio giudizio ineludibile, per perseguire questo ambizioso progetto è quella di affrontare la fase di scontro sociale e politico che accompagnerà la discussione sulla Finanziaria 2007, elaborando una piattaforma comune, sui cui contenuti chiedo si cominci a discutere da subito.

Elenco, schematicamente, i punti sui quali si dovrebbe basare questo dibattito:

La questione del vincolo esterno, sia al riguardo del patto di stabilità, sia al riguardo del rapporto debito/PIL, rifiutando la scure di Maastricht e definendo bene una linea contraria al risanamento e favorevole al “consolidamento” del debito;

Far capire la regressività del mito della cosiddetta “globalizzazione”, considerata nella credenza della sopravvenuta inefficacia di qualsiasi politica economica nazionale. In realtà basta riflettere sul fatto che, in tutti i paesi economicamente avanzati circa la metà del pil è ascrivibile all'azione dei pubblici poteri per accorgersi che si tratta di una pericolosa sciocchezza: lo stato gioca ancora un ruolo significativo, non solo per quanto concerne la regolazione dell'attività economica, ma anche per quanto più strettamente riguarda l'allocazione delle risorse materiali ed umane. Piuttosto ci si ritrova innanzi ad un tentativo squisitamente politico di comprimere i margini operativi della capacità di regolazione economica da parte dello Stato, giustificato con la sua presunta inefficacia ( o peggio con una efficacia distorsiva). Un concetto cui si allineano anche i cosiddetti “antagonisti” che, alla fine, si ritrovano a compiacersi di come il welfare state sia stato gettato alle ortiche, così come finiscono con il privilegiare la “concertazione” in luogo della conflittualità. Si tratta, quest'ultimo di un tema squisitamente politico, relativo alla concretizzazione del concetto di “partecipazione”, in luogo di quello di “rappresentanza”, da cui nascono i punti della concreta subalternità della sinistra governativa autodefinitasi “radicale”, rispetto alla sinistra governativa “riformista”.

Si tratta allora di definire una piattaforma alternativa alla Finanziaria 2007, partendo da un punto di fondo di filosofia politica, attorno a quale può essere il ruolo dello Stato nella attuale situazione economica, e sociale, con la guerra ritornata ad essere il mezzo usuale di risoluzione delle controversie internazionali ( e quindi con una forte ripresa dell'economia di guerra che, non può essere altrimenti, rilancia fortemente il ruolo dello Stato interventista) e le difficoltà sempre crescenti del processo di integrazione europea.

Se questa sarà la cornice accettata da tutti, per circoscrivere il quadro di una piattaforma alternativa allora si può anche partire, dal punto di vista dei contenuti concreti, da quanto proposto, fin dall'anno scorso dalla campagna di “Sbilanciamoci” in tema di: prelievo fiscale, welfare, ambiente ed energia, pace, enti locali.

Tutti punti programmatici sui quali ci si può esercitare con efficacia ponendoli però al centro di una proposta precisa di ritorno al pubblico, alla proprietà e alla gestione pubblica delle grandi reti di servizio, del ripristino del concetto di “prodotto sociale” e, quindi, di valore d'uso per comparti come la sanità e la scuola, di reindustrializzazione di alta qualità nei settori decisivi dell'avanzamento tecnologico, di pianificazione di grandi interventi sul territorio di riequilibrio dell'assetto idro – geologico, di recupero dei centri urbani, di rafforzamento e rammodernamento della rete infrastrutturale (strade, ferrovie) fuori dalla logica delle grandi opere.

Rimarrebbe sullo sfondo, ma non fuori dal nostro possibile dibattito, un principio che Lord Keynes enuncia nella sua “Teoria Generale”: “ Rimarrebbe da decidere, in separata sede su quale scala e con quali mezzi sia corretto e ragionevole chiamare la generazione vivente a restringere il suo consumo in modo da stabilire, nel corso del tempo, uno stato di benessere per le generazioni future”.

Insomma: è il tema della “società sobria” che ritengo più interessante da discutere di quello della “decrescita”.

Ecco: certo confusamente ho tentato di definire una prima agenda di dibattito, nella speranza e nell'attesa di raccogliere segnali d'interlocuzione.

Grazie, in anticipo, a quanti vorranno cimentarsi sull'argomento: del tutto immodestamente mi pare proprio necessario ed urgente farlo.

Savona, li 4 Agosto 2006

Franco Astengo

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