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La sanità a Cuba e negli Usa

La sanità a Cuba e negli Usa

(28 Marzo 2012) Enzo Apicella

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(Dalla parte di Cuba)

Cuba, una lettera a Liberazione

(21 Agosto 2006)

Caro direttore,

capisco che non deve essere facile ricevere quotidianamente lettere ed interventi più o meno a favore di Cuba.

Ma il curioso e in parte positivo tuo editoriale, dove affianchi un tiranno sudamericano che muore solitario in esilio forzato ad un altro "dittatore" che il suo popolo attende il pieno recupero festeggiando in massa il suo compleanno, mi ha spinto ad una riflessione che spesso in occidente sfugge: Cosa ne pensa realmente il popolo cubano del proprio sistema? Possiamo pensare che ci sia un altro modello per cui vale la pena battersi?

Se le dittature sono le imposizioni di pochi sui molti, a Cuba succede il contrario; altrimenti si dovrebbe ritenere codardo l'intero popolo cubano.

Il popolo cubano è, in gran maggioranza, disposto a rinunciare ad alcune libertà individuali a favore delle libertà collettive, come ad esempio un medico rinuncia alla professione privata in favore di una sanità pubblica che mezzo mondo invidia e che presta la sua opera in ben 57 nazioni.

A sacrificare quella stampa "indipendente" in cambio di un'istruzione e di una cultura veramente di massa e totalmente gratuita perfino per decine di migliaia di giovani poveri provenienti da mezzo mondo.

È disposto a sopportare alcune severe regole per vivere in una società tranquilla, allegra e solidale, a basso tasso di criminalità, con il problema droga praticamente inesistente, con i bambini liberi di giocare allegri per le strade e i propri ragazzi esprimersi al massimo nello sport, nell'arte e nella musica.

Sempre a gran maggioranza credono in un proprio sistema elettorale, rinunciando alla delega politica a favore della partecipazione popolare, scegliendo loro i propri candidati (non il partito) mentre osservano i messicani occupare le piazze da giorni per difendere il loro voto.

Insomma Cuba non sarà il paradiso, ma a loro va bene così.

In occidente no, non siamo disposti, ma sull’isola sì e i cubani non sono fessi ne ignoranti ne codardi.

Nel loro codice penale non esiste il reato d'opinione e lo dimostrano ogni giorno.

Io che frequento quest'isola con continuità da più di 12 anni, ho percepito subito che il grande valore espresso dalla rivoluzione è la grande dignità conquistata da questa gente, non più disposta a tacere e, sempre a grande maggioranza, a farsi calpestare da chicchessia.

Paolo Rossignoli,
Ed. Achab Verona.
info@edizioni-achab.it

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