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Quale futuro per la Valbormida e la provincia di Savona ?

Proposta di convegno

(13 Settembre 2006)

Gli amici del “Comitato Liberare la Valbormida e la Provincia di Savona” si propongono di organizzare, per il prossimo 30 Settembre, un convegno sul tema “Quale futuro per la Valbormida e la Provincia di Savona: porto, retroporto, centrali a carbone o nuova economia?”.

Una iniziativa opportuna ed ambiziosa, alla cui fase preparatoria mi piacerebbe fornire, attraverso le poche note che seguiranno, un modesto contributo di idee.

Il punto di partenza è ovvio, perfino banale, la redazione di un “progetto di nuovo modello di sviluppo” ha bisogno di essere collocato all'interno di un contesto politico: non può essere misurato soltanto con il metro dell'astrattezza della bontà delle idee.

E' necessario analizzare i processi economici, sociali, politici in atto e, soprattutto, individuare le “fratture” su cui collocare – appunto – il progetto ricercando i riferimenti concreti per farlo avanzare.

Non ho certo la pretesa di fare tutto questo nell'occasione presente: non mancheranno le situazioni favorevoli, nel corso delle quali, magari un pezzo alla volta, si riuscirà attraverso un lavoro collettivo a definire un efficace quadro di riferimento, nel senso che ho appena cercato di indicare.

Purtuttavia, utilizzando senz'altro strumenti inadeguati di analisi, mi pare di poter affermare che per affrontare efficacemente il tema proposto dagli organizzatori è necessario aggregare un ampio arco di forze, raccolto attorno ad un punto preciso: quello di poter disporre di un livello adeguato di proposizione politica, individuando nella capacità di intervento e regia pubblica delle istituzioni il nodo decisivo attorno al quale sviluppare tutto il discorso sul progetto.

Intervento pubblico e regia pubblica, due fattori sui quali abbiamo sviluppato la recente campagna elettorale per il Comune di Savona, che debbono misurarsi con due questioni fondamentali: l'economia e l'assetto del territorio.

Ci troviamo così, già al cuore del problema: un presupposto politico del tipo di quello appena indicato contrasta direttamente con la logica imperante, oggi, al governo delle istituzioni liguri che, proprio a partire dalla Regione Liguria, pongono la loro iniziativa istituzionale in totale subalternità con le esigenze di tipo privatistico e particolaristico portate avanti da determinati “settori forti” dell'economia, attraverso sistemi protezionistici e logiche di scambio (proprio la Valbormida, con il caso Ferrania, soffre in particolare di questa situazione,, aggravata anche, attraverso il “caso Margonara” da un rapporto distorto tra costa ed entroterra).

Non a caso la Liguria appare ormai sempre più spesso alla ribalta nazionale come la Regione della cementificazione selvaggia per antonomasia, ma anche altri interventi come quelli previsti sulle aree delle acciaierie di Cornigliano risultano perfettamente assimilabili all'interno di questo tipo di discorso.

Si tratta di uno stato di cose che viene da lontano, da una storia di deindustrializzazione legata alla “questione morale” e alla “conservazione del potere” da parte di una sinistra capace di “fare a fette” il territorio, consegnando ad altri – sempre in una logica di scambio – pezzi di territorio (pensiamo al Ponente, al suo sviluppo edilizio, al tipo di turismo).

Sono argomenti che abbiamo già affrontato, e sui quali ritorneremo, perché senza conoscere e capire a fondo i passaggi che sono avvenuti, nel governo del nostro territorio, sarà difficile riuscire a progettare il futuro.

Pongo, quindi, un tema molto preciso: “intervento pubblico” e “ regia pubblica” debbono accompagnare una forte capacità programmatoria, che deve essere esercitata nel governo delle istituzioni.

Questo dato porta chi intenda sostenere questo tipo di posizione a perseguire una ipotesi politica di specifica autonomia, al riguardo del quadro di coalizioni dominanti.

E' ovvio che ciò avvenga rispetto a quella di centrodestra, ma altrettanto deve essere affermato nei confronti di quella di centrosinistra che, attualmente al governo della Regione, agisce esattamente sulla misura della centralità dei poteri forti dell'economia e sul loro dominio nei riguardi delle istituzioni e dei relativi livelli di governo, rincorrendo modelli meramente speculativi (esemplificativo, in questo senso, i progetti dei 15 porticcioli; ma anche la discussione in corso a Genova, attorno all' affresco progettato da Renzo Piano ha caratteri simili).

Sarà dentro a questo cornice di carattere politico generale che, ripeto, a mio modesto giudizio, appare del tutto indispensabile, si potrà parlare di nuovo modello di sviluppo ricercando – come già accennavo all'inizio – quelle linee di mutamento che è indispensabile rilevare, al fine di costruire attorno ad esse un adeguato livello di progettualità.

Mi permetto allora di indicare alcuni capitoli che dovranno conseguentemente essere sviluppati:

La ricerca dei riferimenti sovraregionali, in una fase in cui stanno sviluppandosi filoni importanti di ricerca per processi di nuova industrializzazione, in particolare nel Nord Ovest d'Italia (ovviamente, con il massimo del provincialismo, la giunta regionale ligure va a fare il lavoro del piazzista in Cina);

La ricerca di una nuova dimensione regionale, a partire dal nodo di “Genova città – regione”, passando da rapporto tra le due Riviere e quello costa – entroterra (qui sono in ballo questioni fondamentali come quella delle infrastrutture tra terzo valico, raddoppio della Finale – Andora, autostrade, ecc, ed il tema del turismo);

L'individuazione delle aree di riferimento per un nuovo sviluppo (in Valbormida di presentano situazioni di grande interesse, ma il punto nodale sotto questo aspetto rimane il trasferimento della Piaggio da Finale a Villanova d'Albenga, perché, se avvenisse, comporterebbe la trasformazione di due zone importantissime come il Finalese e la piana d'Albenga);

L'approccio ad una serie di presenze industriali disseminate sul territorio, basate sull'innovazione tecnologica. L'aggancio in questa direzione rappresenta il possibile asse portante di tutto il nostro ragionamento;

L'adozione di strumenti adatti per la regolazione dell'uso del territorio (il PTC provinciale, in primo luogo);

Esistono poi altri spunti di riflessione importante riguardanti la difesa dell'ambiente, la presenza universitaria, la “spalmatura” dell'offerta turistica tra costa ed entroterra, l'esigenza di far crescere la capacità di risposta ai bisogni da parte dei servizi pubblici fondamentali.

Insomma: poche note sparse dalle quali partire per contribuire, tutti assieme, a elaborare un progetto adeguato, ricordando che sarà difficile farlo decollare, nella coscienza della parte più avanzata e sensibile dell'opinione pubblica, senza una precisa cornice politica.

Grazie per l'attenzione

Savona, li 12 Settembre 2006

Franco Astengo
Responsabile politico “ A Sinistra per Savona”

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