il pane e le rose

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Paese Basco: sempre più incerto il processo di pace

(25 Settembre 2006)

Euskal Herria – Un atto dall’indubbio valore simbolico ha scosso il mondo politico basco.
L'organizzazione indipendentista basca Eta, in un comunicato diffuso domenica 24 settembre a Bilbao, ha annunciato che non abbandonerà le armi prima della conquista dell'indipendenza per il Paese Basco. Lo stesso breve testo era stato letto ieri notte da tre militanti dell'organizzazione clandestina apparsi con il volto coperto e armati di fucili automatici, in un bosco nella provincia di Gipuzkoa, nel corso di un omaggio popolare ai combattenti baschi “morti in tutte le battaglie". I circa 1500 presenti alla commemorazione, organizzata come ogni anno nella località di Aritxulegi (Oiartzun), a pochi chilometri da Donostia-San Sebastian, hanno accolto i tre incappucciati con una vera e propria ovazione. Poco prima 218 ragazzi e ragazze, che indossavano tutti una maglietta nera con una stella rossa, avevano sfilato davanti ai convenuti per ricordare gli altrettanti combattenti morti dal 1959 ad oggi.
Nel documento dell'ETA si conferma l'impegno a "continuare a lottare fermamente, armi in pugno, fino a ottenere l'indipendenza e il socialismo per il Paese Basco". Più volte in questi mesi il Governo di Madrid è stato accusato di aver praticamente bloccato il processo di pace iniziato il 22 marzo scorso, continuando la repressione nei confronti dei movimenti sociali e politici della sinistra indipendentista. In questi sei mesi i governi di Madrid e Parigi hanno bloccato ogni progresso dell'agenda del negoziato: non è iniziato il rimpatrio dei circa 800 prigionieri politici, non è stata abolita o abrogata la Ley de Partidos che mette fuori legge la sinistra indipendentista, continuano i processi politici, le aggressioni e i divieti nei confronti delle manifestazioni, le morti sospette nelle carceri.

CONTINUA LA REPRESSIONE
Gli ultimi atti repressivi risalgono a pochi giorni fa, quando il supergiudice dell’Audiencia Nacional Baltazar Garzòn ha proibito 4 manifestazioni che la sinistra basca aveva convocato per chiedere la fine della dispersione dei prigionieri politici. Ciò avveniva lo scorso 16 settembre, mentre il 19 una delle associazioni che si occupa della difesa dei diritti dei prigionieri baschi, Salhaketa, denunciava l’ennesima morte in carcere di un detenuto, la quinta dell’state e la 22° in meno di due anni. E’ stata tra l’altro la famiglia, e non l’amministrazione penitenziaria, ad informare la stampa della morte del giovane basco che sarebbe deceduto il 10 settembre nell’infermeria del carcere di Langraiz in seguito a un infarto. Mentre nei penitenziari continuano abusi e aggressioni contro i prigionieri politici e contro i detenuti baschi in generale, le autorità continuano a “nascondere i morti sotto il tappeto” trasferendo i moribondi all'infermeria per alterare le statistiche dei deceduti in carcere, talora in modo poco chiaro.
La prossima vittima potrebbe essere Inaki de Juana Chaos, prigioniero politico giunto ormai al 45° giorno di sciopero della fame per denunciare il fatto che, nonostante abbia scontato interamente la sua pena (tra l’altro senza nessuno sconto o facilitazione) le autorità con una semplice ordinanza lo stiano tenendo in carcere, in quanto ritenuto pericoloso. La sua pericolosità, secondo la magistratura, sarebbe rivelata dal fatto che alcuni mesi fa avrebbe scritto una lettera al quotidiano progressista Gara ribadendo le proprie idee politiche. Per la sua immediata liberazione si sono mobilitati settori consistenti della società basca, e non solo quelli legati alla sinistra patriottica. Le sue condizioni sono critiche, dopo aver perso 30 kg di peso, ma di analizzare il suo caso da un punto di vista legale le autorità spagnole non ne vogliono sapere e gli hanno imposto l’alimentazione forzata.

TORNA LA GUERRIGLIA URBANA
Che la situazione sia difficile per il processo negoziale lo dimostra anche l'improvvisa recrudescenza della "Kale borroka", cioè della guerriglia urbana. Dopo parecchi mesi di calma pressoché totale, nell'ultimo fine settimana sono stati numerosi gli attacchi realizzati con materiale incendiario contro sedi delle autorità, della magistratura e delle Ferrovie del governo autonomo in numerose località delle province basche.
Ed ecco che all’improvviso si fa sentire direttamente l’ETA, intervenendo ad una iniziativa pubblica con le armi alla mano. Armi che oltretutto sono state usate per sparare sette colpi in aria; cosa mai avvenuta in tutta la sua lunga storia.
L’atteggiamento bellicoso è stato comunque accompagnato da dichiarazioni concilianti rispetto alla continuazione del negoziato: "malgrado la decisione di conservare le armi, l'Eta non rinuncia al cessate il fuoco permanente, né a trattare con il governo spagnolo". Ma di fronte all’immobilismo del governo socialista, l’organizzazione clandestina tiene a ricordare alla propria base sociale (e naturalmente alle controparti) che risultati concreti potranno essere ottenuti solo mantenendo alti il conflitto e la mobilitazione, Lo afferma esplicitamente un passaggio del comunicato: "Questo giorno deve servire a rafforzare la lotta di oggi e di domani. Nella via che si è aperta, nessuno ci offrirà qualcosa, l'opportunità di ottenere la libertà del Paese basco e nelle mani di ognuno di noi".

TORNANO LE OMBRE DEL PASSATO
Per ora il capo del governo spagnolo, il socialista Zapatero, non ha preso posizione sull’accaduto. Ha solo ribadito un invito che suona paradossale, quello rivolto alla sinistra indipendentista affinché faccia “solo politica”. E’ esattamente quelle che rivendica Batasuna, che chiede come segnale distensivo e propedeutico ai negoziati la sua rilegalizzazione e la possibilità di presentarsi alle prossime elezioni.
Ma il PSOE di Zapatero non sembra avere il coraggio di portare a termine un processo negoziale che finora non ha praticamente prodotto nessun risultato. Il giovane leader socialista sa che potrebbe pagare duramente qualsiasi concessione nei confronti del diritto all’autodeterminazione del popolo basco. Non deve fare i conti solo con le gerarchie ecclesiastiche, i grandi gruppi finanziari, la confindustria e la destra nazionalista spagnola, ma anche con un settore consistente del suo stesso partito, quello che governa le province della cosiddetta “Spagna profonda” e che rimpiange i metodi spicci del mai tramontato Felipe Gonzalez.
Mentre la corda rimane tesissima altre nuvole buie si addensano all’orizzonte. Il partito fascista spagnolo “La falange” ha annunciato per il prossimo 12 ottobre, “Giorno della razza”, una manifestazione nella città di Pamplona. Una vera e propria provocazione, mentre la stampa rosa ha informato in questi giorni che la giovane nipote del Generalissimo Franco potrebbe essere l'ospite di punta di un talk show della rete tv statale spagnola per il "modico" compenso di circa 40.000 euro.

Marco Santopadre

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