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(19 Settembre 2010) Enzo Apicella
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Il Libano e la nostra credibilità

Alcune note sull’ultimo intervento di Bruno Steri

(25 Settembre 2006)

Premesso che il cessate il fuoco è stato accettato da tutte le parti in quanto i rischi, nel proseguimento dei combattimenti, sono parsi troppo elevati per tutti, quello che contesto è il ruolo che l’Italia intende avere sulla scena internazionale.

I nostri governanti hanno deciso che l’Italia è parte fondamentale nella guerra infinita lanciata dagli americani per il controllo delle risorse energetiche ed idriche del pianeta.

In Libano, ora, si vuole far passare come azione umanitaria un presidio militare armato con licenza di uccidere.

L’ipocrisia non ha limiti e, siccome gli interessi sono enormi, hanno strumentalizzato l’ONU per accontentare le coscienze di quanti condividono le “guerre umanitarie”.

Continuo a sostenere che l’unica “novità” rappresenta la disponibilità della Cina e della Russia a mandare proprie truppe.

E’ chiaro che se ciò si verificasse, sarebbe un bel colpo per i piani di egemonia americana in quella parte del mondo.

Ma non è questo il punto: il fatto è che la scelta politica che si desume leggendo gli ultimi interventi di autorevoli esponenti, dell’area dell’Ernesto, è tutta dentro alla logica neoliberista e questo è una grave contraddizione.

Noi dobbiamo combattere il neoliberismo e con esso la globalizzazione e il nuovo colonialismo: questo è il compito attuale dei comunisti.

Non possiamo condividere il ruolo che l’Italia si vuole ritagliare in questo momento storico.

Un’altra politica estera è possibile e passa attraverso il sostegno economico delle popolazioni private di tutto, al finanziamento della ricostruzione di tutte le infrastrutture distrutte, ecc.

Un’azione umanitaria non si pratica con le armi e/o raccontando bugie, bensì intervenendo,senza chiedere niente in cambio, per migliorare la qualità di vita della popolazione umiliata dai bombardamenti indiscriminati.

Ciò che più mi preoccupa, comunque, è la posizione politica che il compagno Steri chiarisce alla fine del suo articolo in risposta a quanti non condividono l’Unifil 2 rispetto alla scelta di entrare nel Governo Prodi.

La pretesa di condizionare la politica economica come quella estera di questo Governo è un’illusione molto pericolosa.

La nostra presenza nel Governo non è stata “imposta” da un movimento di lotta nel Paese e supportata da un blocco sociale ampio e articolato, bensì da una trattativa ristretta tra gruppi dirigenti di partiti.

Rifondazione Comunista ha accettato ed imposto delle condizioni ed ora il Partito si deve adeguare.

Questa è la realtà: tutto il resto sono parole al vento.

In questa logica comprendo i ragionamenti del compagno Steri, ma non posso essere d’accordo.

Stiamo perdendo la nostra credibilità perché questo Governo non è credibile.

Lucio Miotto

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