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Libano. La complice inerzia della missione Unifil

(26 Settembre 2006)

Le recenti notizie che giungono dal confine tra Libano e Israele, confermano la valutazione negativa che gran parte delle forze antimilitariste e progressiste del mondo hanno dato della missione militare ONU in Libano.

Fonti locali e agenzie internazionali, riferiscono che i bulldozer israeliani stanno facendo “tabula rasa” della fascia di territorio libanese a ridosso del confine israeliano, allontanando con minacce allevatori, pastori e contadini della zona. Ma, cosa ancora più grave, i tecnici israeliani protetti dai militari, stanno impiantando tubature per deviare in tutto o in parte le acque del fiume Wazzani (che scorre in territorio libanese) verso il territorio israeliano. Le acque di questo fiume (a sud del più noto fiume Litani) sono da tempo al centro delle minacce delle autorità di Tel Aviv contro il Libano. Quattro anni fa si rischiò una crisi molto grave con esplicite minacce israeliane di bombardamenti qualora i libanesi avessero effettuato lavori di intubazione delle acque del fiume.

Questo saccheggio di risorse e di violazione dei confini libanesi, sta avvenendo sotto gli occhi dei militari del contingente Unifil che si sono limitati a fare rapporto come se fossero dei vigili urbani. Qualcuno dimentica che le violazioni del confine da parte di Israele denunciate dal Libano, sono state negli anni, circa 17.000 e quelle dal 1978 in poi sono avvenute sempre sotto gli occhi inerti degli osservatori dell’ONU. Nei primi giorni di settembre un pastore libanese è stato ucciso dai militari israeliani mentre un pescatore è stato sequestrato e non ancora rilasciato.

In questo caso però, la presenza militare dell’Unifil non solo non ha impedito le violazioni israeliane, ma – di fatto - ha impedito l’intervento della resistenza libanese che in altre occasioni ha neutralizzato operazioni israeliane analoghe. Si conferma così che il risultato sul campo della missione Unifil si rivela quello di “legare le mani” alla resistenza libanese piuttosto che di impedire le violazioni del cessate del fuoco e della sovranità nazionale del Libano da parte israeliana.

La tensione sul confine libano-israeliano continua a crescere così come la tensione interna nel paese evidenziata dalle recenti due manifestazioni contrapposte svoltesi a Beirut.
Il rischio di aver mandato i soldati italiani in una trappola cresce di giorno in giorno. Ma allo stesso modo crescono le responsabilità politiche di chi quei militari in Libano ce li ha voluti inviare. La manifestazione nazionale del 30 settembre a Roma servirà a denunciare entrambi gli aspetti di una scelta ambigua.

Il Comitato nazionale per il ritiro dei militari italiani
www.disarmiamoli.org

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