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(Imperialismo e guerra)

30 settembre: in piazza la sinistra che non ha piegato la testa

L' opposizione a questo governo è il piu' grande atto di solidarietà verso le lotte di liberazione dei popoli oppressi di tutto il mondo.

(2 Ottobre 2006)

Discorso conclusivo di Marco Ferrando (Partito Comunista dei Lavoratori) al termine della manifestazione nazionale e corteo contro le missioni militari, Roma 30 settembre 2006

corteo del 30 settembre a Roma

In molti paesi, in queste ore, sfilano importanti manifestazioni ma in Italia questa manifestazione ha una valenza particolare perchè si muove in un contesto in cui tutte le sinistre italiane, anche quelle che si definivano radicali, alternative, antagoniste, anticapitaliste, quelle che avevano giurato sul no alla guerra, assumendola come un elemento pubblico della propria identità, hanno finito per dare un sostegno determinante alle missioni militari.
Per capitolare alla guerra, per capitolare al proprio militarismo, per capitolare al proprio imperialismo. Il quadro è ancor piu' terrificante, per molti aspetti, dalle analisi fatte precedentamente. Perchè qui, a differenza di altri paesi, assistiamo ad una comunità attorno alle missioni militari. Fino a poco tempo fa l'unità era presentata come un perimetro da difendere per recintare e impedire uno slittamento a destra.
Oggi vediamo che, in omaggio alla politica e al programma del centrosinistra nel campo della politica estera, si sviluppa una unità nazionale larghissima che va da Fini a Bertinotti.
Da Fini e cioè l'erede dell'Olocausto, della cultura di guerra, del colonialismo fascista, a Bertinotti e cioè il predicatore gandhiano della non-violenza.

corteo del 30 settembre a Roma

Parlano di un "valore assoluto" ma solo per i popoli resistenti e non gli stati dominanti, i loro carri armati, i loro bombardieri, perchè le missioni degli stati dominanti si possono sostenere e votare nel nome della non-violenza.
Così abbiamo visto questa unità nazionale dispiegarsi su tutti i tasselli della politica estera.
Persino sull'Iraq si è finito per gestire unitariamente un ritiro concordato con il precedente governo Berlusconi.
Nei tempi e nei modi con l'amministrazione americana, nei tempi e nei modi voluti da Berlusconi e quindi nei tempi e nei modi compatibili con la continuità del saccheggio economico e dell'occupazione militare dell'Iraq e oggi vediamo tutti, a destra come a sinistra, fare il plauso bipartisan alle truppe italiane delle quali viene lodata la professionalità di pace.
Ma se poi queste truppe, come avviene in Iraq, si sono macchiate di crimini coloniali, hanno annichilito ambulanze, hanno ammazzato donne e bambini, come dicono le stesse interpellanze parlamentari, come riconosce la stessa magistratura, questo poco importa perchè il tricolore militare ha riunito tutte le rappresentanze politiche di questo Paese.
Lo stesso dicasi dell'Afghanistan, come abbiamo visto, dove tutto il Parlamento rivota missioni di guerra, proprio nel momento della precipitazione massima di quelle missioni e l'abbiamo visto ancor piu' con il Libano.
L'enormità della questione Libano non è solo nel fatto che tutto il Parlamento sostiene la piu' grande spedizione italiana del secondo dopoguerra, dentro una missione internazionale il cui obiettivo è sostanzialmente lo stesso obiettivo di fondo della guerra che l'ha preceduta, a partire dal disarmo della resistenza libanese.
L'enormità sta nel fatto che la cosiddetta sinistra radicale ha finito con l'assumere questa missione come modello di riferimento, come modello umanitario, come la propria missione.
Non una missione come quella in Afghanistan, che si sostiene opportunisticamente obtorto collo e su cui si finge una opzione critica ma la missione militare per eccellenza, quella che viene indicata da imitare per le missioni future.
Questa sarebbe la sinistra radicale di questo paese.
Tutto questo non accade per caso, tutto questo non accade per errore o deviazioni politiche piu' o meno gravi di questo o quell'altro gruppo dirigente.

Questa è una ricollocazione di campo di tutti i gruppi dirigenti della sinistra italiana.
Una sinistra che ha utilizzato i movimenti quando era all'opposizione, per salire al governo ma oggi, che è al governo, governa a vantaggio delle classi dirigenti e contro i movimenti e facendosi ammortizzatore sociale e politico delle loro reazioni.
Cintura protettiva della politica del governo anche nel campo della politica estera.
Questa manifestazione oltre i suoi numeri ragguardevoli è una importante manifestazione.

corteo del 30 settembre a Roma

In questa piazza, c'è un campo di forze, certamente diverse ma accumunate da un punto: c'è una sinistra che non ha piegato la testa, che non si è accodata all'unità nazionale, non si è accodata alla retorica tricolore, non si è accodata al nuovo imperialismo, una sinistra che non vuole difendere ministeri, sottosegretari, la presidenza della Camera, ma ha da difendere solamente i diritti dei popoli oppressi, le richieste dei lavoratori, una prospettiva di trasformazione.
Questo campo di forze è un investimento sul futuro, del movimento operaio e dei movimenti di lotte in questo paese.
Quindi la necessità che abbiamo oggi non è di recintare il nostro perimetro di dissenso ma di investire questo campo di forze in campo aperto, in una vera e propria battaglia di massa, capace di intercettare il senso comune di tanta gente semplice che non si riconosce in queste missioni e capace di intercettare il malumore di tanti lavoratori colpiti in queste ore da una legge finanziaria che destina alle spese militari e alle missioni militari parte dei servizi sociali e delle spese sociali.
Anche quei settori del mondo pacifista che forse non condividono la nostra piattaforma giustamente antimperialista ma fortunatamente non hanno chinato il capo alle celebrazioni di Assisi, a quelle del militarismo umanitario.
Dobbiamo riuscire ad investirci in una interlocuzione larga con tutte queste forze, per costruire il piu' largo fronte di opposizione di sinistra al governo dell'Unione.
Credo che un punto sia centrato: non ci troviamo di fronte ad un governo che non ci è amico ma il punto è che non è neanche un mancato governo amico magari su cui premere per esercitare una correzione o mandare un avvertimento e lanciare una speranza.
No, ci troviamo di fronte ad un governo che sta dall'altra parte della barricata.
Ci troviamo di fronte ad un governo della settima potenza imperialista del mondo.
Ricostruire una opposizione a questo governo è un problema morale e politico e anche il piu' grande atto di solidarietà che possiamo avere verso le lotte di liberazione dei popoli oppressi di tutto il mondo.

Roma 30 settembre 2006

le foto di questo articolo sono tratte dal sito www.edoneo.org

Marco Ferrando

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