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Ora lo scempio del capannone

Grande come 12 campi di calcio, è previsto a San Casciano

(8 Ottobre 2006)

FIRENZE. La furia cementificatrice ha partorito un altro mostro: un capannone grande come una dozzina di campi di calcio e alto undici metri, 326mila metri cubi in tutto, spunterà in mezzo alla campagna del Chianti. Il Comune di San Casciano sta infatti per dare il via libera ad una variante che permetterà alla Laika, un’azienda che costruisce roulotte e camper, di realizzare un megacapannone in cui trasferire le lavorazioni disperse in sette diversi fabbricati nel vicino comune di Tavarnelle Valdipesa.

Una operazione di accorpamento industriale e di risanamento degli ambienti produttivi che però ha un neo: pochi anni fa la Laika ottenne, sempre per lo stesso motivo, dall’amministrazione di Tavarnelle l’autorizzazione a costruire un nuovo stabilimento multipiano da 13mila metri cubi che non è mai stato utilizzato per trasferirvi le lavorazioni, ma che è stato messo in vendita e dalla cui alienazione l’azienda conta di ottenere circa 13 milioni di euro.

Per bloccare questo nuovo scempio della campagna toscana che interesserà, tra stabilimento e altre aree di lavoro, undici ettari di terreno, le associazioni ambientaliste e di tutela del territorio (Wwf, Legambiente, Italia Nostra, Amici della Terra, Comitato per l’ambiente di San Casciano e fondazione per le tutela del Chianti Classico) hanno depositato 24 osservazioni contro la variante urbanistica e chiedono al Comune di San Casciano di promuovere un referendum consultivo.

La filiazione di impianti produttivi della Laika, stando alla denuncia degli ambientalisti, è impressionante: le lavorazioni sono attualmente effettuate in sette fabbricati per un totale di oltre 21mila metri quadri che verrebbero vendute (così come il mai utilizzato stabilimento di Tavarnelle da 13mila mq.) a cui si aggiungerebbe ora il futuro impianto da 30mila metri quadri. I sottoscrittori del no alla variante Laika lamentano «procedure irregolari per l’acquisizione e l’utilizzo dell’area» e il sostanziale aggiramento dei principi della legge regionale in materia. Non solo, il nuovo megafabbricato sarebbe divisibile in moduli e da qui il sospetto che una parte di questo potrebbe essere ceduto a terzi.

«Il Comune di San Casciano - accusano le associazioni ambientaliste - ha di fatto bloccato la redazione del nuovo Piano regolatore dopo l’adozione del Piano strutturale, e da allora gli uffici tecnici hanno lavorato quasi esclusivamente su due varianti di grande entità (Cantine Antinori e Laika). Si è scelto di procedere cioè caso per caso, sacrificando la programmazione e la tutela dei beni collettivi e assecondando invece interessi particolari di grandi gruppi economici.

Si è inoltre dichiarata una “vocazione industriale” dell’area del tutto inesistente e la Valutazione Strategica pare istruita e impostata in modo da confermare a posteriori una scelta già decisa a livello politico». Più in generale, ad essere messa sotto accusa è la scarsa capacità dei Comuni di coordinare la gestione del territorio. «Nella zona che va da San Casciano a Castelnuovo Berardenga - dichiara Fausto Ferruzza direttore di Legambiente Toscana - abitano 56 mila persone, poco più di un quartiere di Firenze, e conta otto zone industriali e otto piani regolatori che ovviamente, non si coordinano tra di loro, dando vita a uno sfruttamento del territorio inaccettabile. Sommando i nuovi insediamenti di tutti i comuni del Chianti la zona subirà un incremento di volumetria pari al 30 per cento. E’ una mattanza per una delle zone più belle del mondo».

Carlo Bartoli- IL Tirreno 09 Settembre 2006

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