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... e nemmeno Suleiman

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Metropoli più sicure per vite più precarie

Sciopero generale venerdi' 17 novembre concentramento a Milano in piazzale cadorna ore 9,30

(10 Novembre 2006)

Milano metropoli. Milano città che racchiude tutte le contraddizioni prodotto della nuova organizzazione della produzione e del consumo. Milano capitale del lavoro e fucina dello sfruttamento dei lavoratori, laboratorio di un nuovo precariato, di un nuovo esercito industriale di riserva.

Il luogo che storicamente ha costituito una promessa per il lavoro in Italia e che rappresenta il miraggio per tanti immigrati si è trasformata, negli ultimi decenni, nella culla dei lavoratori "atipici".

Il mercato del lavoro partendo dalla legge Treu fino alla legge 30 o "legge Biagi" ha creato in tutta Italia un aumento delle forme contrattuali che ha esteso la presenza di lavoratori con impieghi precari in particolar modo tramite l'utilizzo dei contratti a tempo determinato, del lavoro a somministrazione o interinale, delle collaborazioni ecc.

Dagli ultimi dati forniti dall'Istat si evidenzia come il numero dei nuovi assunti sia per più del 50% con contratti precari e che l'età per essere assunti a tempo indeterminato è sempre più alta. Questo ha generato una nuova forma non solo di sfruttamento ma anche di assoggettamento alle ragioni del capitalismo, che non ha conosciuto cambiamenti con il susseguirsi dei governi di destra e di centro-sinistra.

Si cerca di piegare il lavoratore ad una logica di temporaneità e d'instabilità sempre più radicate, anche attraverso le istituzioni scolastiche che formano i giovani, la nuova forza lavoro, ad un'ideologia della divisione dei ruoli e della precarietà, chiamata FLESSIBILITà.

Per i giovani un'offerta di lavoro su quattro è un tirocinio che si trasforma in assunzione solo nel 40% dei casi. Viene usato per conoscere la capacità dei futuri dipendenti ma spesso "per tappare i buchi"; un altro 21% delle aziende propone contratti a tempo determinato mentre il contratto a tempo indeterminato spetta a solo il 16% dei nuovi assunti.

Questa drammatica situazione si è diffusa su tutto il territorio nelle più varie forme, dai call center con orari e ritmi selvaggi e salari inaccettabili, al proliferare delle agenzie interinali, sino alle numerose cooperative di "facciata" ed al riapparire di un vero e proprio caporalato (specialmente nel settore edile e sulla pelle della popolazione migrante).

Tramite l'utilizzo del trasferimento di ramo d'azienda normato dalla legge 30 o con il ricatto della delocalizzazione della produzione si crea anche in chi possiede un lavoro a tempo indeterminato uno stato di precarietà e di insicurezza lavorativa e di conseguenza sociale.

Questi meccanismi sono utilizzati non solo come ricatto contrattuale per barattare maggiore flessibilità e disponibilità oraria, ritmi massacranti o la conservazione del posto di lavoro a fronte di un salario minore o della propria salute, (come è successo alla Fiat di Melfi), ma anche per rimettere in discussione le norme in materia di contrattazione collettiva, per rendere sempre meno importanti i contratti di lavoro a livello nazionale, indebolendo così la forza contrattuale dei lavoratori e frammentandoli ulteriormente. Il capitale, quindi, cerca di nuovo di isolare i lavoratori individualizzandone il rapporto e la prestazione, per sconvolgere quel rapporto di forza che in anni passati la classe operaia era riuscita a determinare, riuscendo ad esprimere un alterità ad un modello sociale che nella produzione ha la sua essenza, nello sfruttamento dell'intelligenza e delle capacità umane il suo motore, nell'assoggettamento di una classe nei confronti dell'altra la sua condizione naturale, nell'accumulazione della ricchezza l'unico valore.

Togliendo i vincoli di unitarietà all'interno di ogni categoria che la contrattazione nazionale, in qualche modo impone, si mira a creare dei singoli ed isolati accordi per area produttiva, territorio geografico, singola realtà lavorativa generando differenziazioni salariali, di orario, di ritmi di lavoro, di tutele. Più in generale fissare delle normative che rischiano di creare profonde spaccature e di dividere i lavoratori.

Anche le poche sentenze che si sono pronnciate per ora sulle vertenze aperte in questi anni contro l'intermediazione e interposizione nell'assunzione dei lavoratori, in un solo caso hanno sostenuto le ragioni dei lavoratori, negli altri casi, rifacendosi a norme precedenti, hanno dichiarato legittimo il rapporto di lavoro. Nel caso dei rapporti a termine non è stata riconosciuta la temporaneità "in quanto questo avrebbe contraddetto tutta la legislazione sulla flessibilità e danneggiato le esigenze del mercato".

Tutta l'Europa, è interessata da questo percorso di liberalizzazione e privatizzazione di scuola, trasporti, sanità attraverso una riorganizzazione del mercato del lavoro e lo smantellamento delle garanzie del welfare, in una rincorsa al modello tracciato dagli Stati Uniti e imposto dalle strutture trasnazionali (Fondo Mone-tario Internazionale, Banca Mondiale), per poter competere politicamente ed economicamente sul mercato mondiale.

Assicurarsi un ruolo attivo nella conquista di nuove aree da egemonizzare e sfruttare, in concorrenza anche al blocco statunitense (Iraq, Afghanistan, Kossovo) assumendosi un ruolo diretto nelle guerre in corso. L'impegno bellico viene assunto in prima persona sia come intervento prettamente militare che nella cogestione del business della ricostruzione. L'Unione Europea si pone, quindi, seppur nelle differenze dei singoli stati, come nuovo blocco d'influenza all'interno dello scacchiere mondiale, e si dota, come risposta alla crisi generale che attraversa tutti i paesi industrializzati, di normative e strutture transnazionali in materia di mercato del lavoro, garanzie sociali , controllo interno, flussi migratori e creazione di un esercito comune e forze militari di rapido intervento.

Queste manovre non passano nel silenzio ma forti sono le opposizioni e le forme di conflitto che generano; in Francia, ad esempio, è stata sotto gli occhi di tutti la rivolta delle università contro il CPE (Contratto di Primo Impiego) che ha imposto il ritiro di questo provvedimento, mentre in Germania si è sviluppato un forte movimento che attraverso continue iniziative chiamate Montag Demo (le manifestazioni del lunedi) sta cercando di rallentare l'applicazione della legge Hartz (una riforma simile alla Legge Biagi).

Ri/partiamo da Milano, dalle contraddizioni di classe che attraversano il mondo del lavoro, nelle sue diverse forme e tempi, per ridefinire il soggetto protagonista della necessità di un rovescia-mento/ridefinizione degli attuali rapporti sociali, per il superamento degli angusti steccati imposti dal rapporto di produzione e riproduzione capitalistico.

Per conquistare e riappropriarsi della ricchezza sociale, prodotto degli stessi lavoratori, per costruire rapporti sociali superiori che, solo, si possono avere in una società senza classi, nel comunismo.

Il capitale mentre rivoluziona se stesso per rispondere alla caduta tendenziale del saggio di profitto modifica anche la composizione di classe e forma il soggetto a lui antagonista, colui che ha tutto l'interesse a rovesciare questo sistema di sfruttamento.

Questo soggetto è il proletariato che nella metropoli si caratterizza come multietnico e multinazionale. Se oggi il proletariato migrante nella metropoli Milano ha ancora un ruolo marginale nel protagonismo di classe questo non vuol dire che sia invece marginale per l'organizzazione del lavoro. Infatti stritolato dal dicktat del permesso di soggiorno, dell'espulsione e dai Centri di Permanenza Temporanea assolve una funzione importante in tutta una serie di lavori sia manuali che di assistenza domestica che nel commercio ed è fonte di alte entrate per le casse della finanza statale. Sono questi, che vivono un doppio sfruttamento, classista e razzista, i soggetti più deboli. Questa ricattabilità si ripercuote sull'intero corpo sociale dei lavoratori imponendo a tutti un peggioramento delle condizioni generali del lavoro, attraverso il costante abbassamento della paga oraria e sempre minori tutele sul versante della sicurezza. Non è più possibile pensare a una ricomposizione di classe senza unire tutti i soggetti cha compongono il proletariato metropolitano e con loro, lottare insieme.

Ri/partire dal centro vuol dire oggi dare risposte alla contraddizione tra potere imperialista e proletariato metropolitano.

Metropoli/potere imperialista con la sua periferia integrata è il cuore pulsante della produzione capitalistica, dello sfruttamento del lavoro.

Lavoro che nella metropoli vede la sua dilatazione totale, il suo prolungamento fino all'intera giornata, senza più distinzione fra giorno e notte.

L'attuale giornata lavorativa copre oggi le 24 ore ed ogni individuo è all'interno di questa giornata sempre partecipe alla produzione di profitto per il capitale. Il capitale , nella metropoli, non assoggetta più il lavoratore solo nelle classiche ore dell'impiego ma dalla stessa logica viene investito dalla sfera del consumo. Come tempo di lavoro non viene contemplato il tempo "perso" per gli spostamenti e le pause per l'orario spezzato, tantomeno viene considerato in termini retributivi. E un lavoratore precario passa la maggior parte del suo tempo nella spasmodica ricerca di un nuovo lavoro, quasi sicuramente di nuovo precario. La Milano da bere si è trasformata così nella metropoli della flessibilità, dove norma è la precarietà lavorativa e sociale.

Flessibilità che per i lavoratori viene imposta attraverso : 1) una rimodulazione degli orari a secondo delle necessità delle imprese. Vediamo da un lato un aumento dei contratti part-time, specialmente per le donne, dove in poche ore aumenta l'intensificazione della produttività. Sempre con la legge 30 ai padroni viene concesso un ulteriore margine di flessibilità attraverso le clausole "flessibili" ed "elastiche". Le clausole flessibili danno al datore di lavoro il potere di spostare la prestazione di lavoro in giorni e orari diversi da quelli originariamente pattuiti. Le clausole elastiche danno il potere di aumentare il numero di ore originariamente pattuito. Di contro vengono aumentate le ore di lavoro - con il decreto legge n. 66/2003 - che recepisce le normative europee, e prevede non più un orario settimanale fisso ma un monte ore da conteggiarsi su periodi più lunghi, fino a 12 mesi, a quasi totale discrezione delle esigenze produttive dell'azienda.

Si crea una situazione che incide anche a livello salariale facendo in questo modo sparire la retribuzione straordinaria. Nelle recenti scadenze contrattuali di diverse categorie, fra cui quella dei metalmeccanici, le associazioni padronali hanno chiesto come stabile il lavoro al sabato ormai prassi nella grande distribuzione dove si lavora stabilmente anche la domenica. Lavoro al sabato che, rifiutato dai lavoratori nel rinnovo del contratto nazionale, è stato poi concordato in alcune singole aziende con i sindacati confederali come all'Iveco di Brescia o alla Nuovo Pignone di Firenza.

Lottiamo insieme per una riduzione generalizzata delle ore di lavoro e per un controllo sui ritmi. Lavorare meno per liberarsi dal lavoro.

2) una riduzione costante dei salari. Con gli accordi del luglio 1993 le parti sociali firmatarie - governo, confindustria e sindacati confederali - hanno subordinato gli aumenti salariali all'inflazione programmata che non ha mai corrisposto al reale incremento del costo della vita e introdotto forme flessibili di retribuzione legate al risultato aziendale e alla produttività, parte del salario variabile, quindi non sicuro ed a discrezione dell'impresa. Questo si affianca alla quasi totale mancanza di forme di reddito per chi non ha lavoro.

Lottiamo insieme per un aumento reale dei salari e per servizi sociali gratuiti (sanità, trasporti, scuola...).

Da dove vogliamo ri/partire: dallo sciopero generale autorganizzato del 17 novembre, per rafforzare l'unità fra i lavoratori, per lo sviluppo di un percorso che superando le divisioni e differenziazioni imposte dalle contrattazioni categoriali ponga al centro contenuti e rivendicazioni comuni che affermino principi di egualitarismo.

Un'unica strategia, un'unità concreta che sappia far maturare coscienza, contrapporre cultura, costruire rapporti di forza favorevoli, affermare un'identità comune.

Uno sciopero generale autorganizzato per evidenziare la critica alla finanziaria del Governo Prodi che, benchè proposta da un governo di centro-sinistra, ancora sovvenziona il padronato con facilitazioni contributive per la stabilizzazione dei precari, esenzione dai contributi per assegni familiari, maternità e disoccupazione, e accolla ai lavoratori i costi della riduzione del debito pubblico con aumento delle tasse e tagli al settore pubblico (in particolar modo nella scuola dove si prevedono circa 50.000 tagli tra inseganti ed ausiliari), compimento dello scippo del TFR e riduzione delle pensioni pubbliche, senza offrirci alcuna soluzione ai problemi della precarietà e non stanziando fondi per i rinnovi contrattuali di tutto il settore pubblico.

Appare evidente la velleità di tale manovra che mira a riconfermare lo stato di precarietà come realtà irremovibile, proponendo provvedimenti che risultano essere solo dei palliativi i cui veri beneficiari sono le imprese.

Da dove vogliamo ri/partire: da una critica, anche nella prassi, alle agenzie interinali che dalla loro introduzione con il pacchetto Treu fino alla legge Biagi hanno definito un loro ruolo centrale sia per la somministrazione di manodopera che per la selezione.

Siamo contro una doppia interposizione perché il luogo e il rapporto del conflitto tra lavoratore e padrone viene spostato, inserendo un terzo soggetto (l'agenzia), creando disorientamento tra i lavoratori e maggiori difficoltà nel rivendicare i propri diritti.

Siamo contro perché così il lavoratore viene sottoposto ad infiniti periodi di prova subendo un perenne ricatto.

Siamo contro perché così il lavoro è fonte doppia di profitto: per l'agenzia e per l'impresa.

Siamo contro perché queste agenzie collaborano nei paesi dove sono in corso le attuali guerre imperialiste (alcune agenzie multinazionali, ad esempio in Iraq, svolgono un ruolo di selezione per l'amministrazione istituita dalle truppe occupanti).

Da dove vogliamo ri/partire: dal contribuire a demolire le basi su cui si edifica l'attuale precarietà: gli indirizzi e le normative contenute nel Pacchetto Treu e nella Legge 30. E' indubbio che finora non si è sviluppata una reale opposizione a queste misure che hanno permesso la diffusione della flessibilizzazione e della precarietà nel mondo del lavoro tramite la deregolamentazione del mercato del lavoro. Colmare questo vuoto è possibile solo se una pluralità di soggetti, di strutture sindacali e sociali si incontrano e insieme e indirizzano la lotta, nelle strade, contro gli apparati statali responsabili di questa situazione.

Da dove vogliamo ri/partire: dal sostegno alle lotte dei lavoratori, come quella di Atesia o dei netturbini licenziati di San Giuliano, mettendo in comunicazione, sviluppando propri strumenti di comunicazione, unendo le singole vertenze risultato dei molteplici processi di precarizzazione che colpiscono tutti.

Pensiamo sia importante muoversi su un piano più generale nella direzione di "ricostruire" la resistenza attraverso lo sviluppo di forme di organizzazione di classe, attraverso l'incontro di una coscienza e unità di classe che matura e cresce nella lotta.

tutti i martedi dalle ore 21,00 assemblea su lavoro/precarietà/territorio alla Panetteria Occupata via Conte Rosso 20 - Milano

Panetteria Occupata

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