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L'Islanda riconosce lo Stato Palestinese

L'Islanda riconosce lo Stato Palestinese

(3 Dicembre 2011) Enzo Apicella
Martedì scorso il parlamento islandese ha votato a favore del riconoscimento dei Territori Palestinesi come stato indipendente.

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Roma, 18 novembre: PALESTINA CHIAMA!

La manifestazione di oggi è uno schiaffo in faccia!

(18 Novembre 2006)

Il corteo odierno è un colpo contro la potente e trasversale lobby sionista, che pervade l’intero ceto politico italiano ed è insediata fortemente nei principali organi d’informazione. Questo concentrato d’interessi economici e razzistici, nei giorni scorsi, ha scatenato l’impossibile affinché la protesta odierna fosse isolata, criminalizzata e catalogata come una manifestazione di apologia del terrorismo. Alcuni parlamentari diessini, tra cui il solito Furio Colombo con il suo alter ego, il forzaitaliota Giuliano Ferrara, sono arrivati a minacciare contromanifestazioni, nella stessa piazza, rinnovando la tradizionale consuetudine squadristica della maggioranza della comunità ebraica romana.

Evidentemente scendere in piazza per protestare contro la criminale aggressione di Israele, manifestare affinché il governo cancelli i lucrosi affari che il complesso militare industriale italiano intrattiene con i carnefici di Tel Aviv, svergognare le Regioni che hanno stipulato accordi commerciali privilegiati è – nel periodo di vigenza del cosiddetto esecutivo/amico – un autentico peccato mortale.

Se, poi, questa situazione la inquadriamo nel rinnovato interventismo che il capitalismo tricolore, in salsa multipolare, sta dispiegando in Medio Oriente risulta palese che qualsiasi voce dissonante a questo corso politico, diplomatico e militare deve essere depotenziata, criminalizzata e cancellata.

Non è un caso che i promotori della vergognosa “manifestazione di Milano” (quella che nella sua piattaforma non nomina mai il termine Palestina, perché, il solo farlo, richiamerebbe ad una idea di territorio libero e sovrano..) fanno di tutto per qualificarsi come “amici di Israele” ed aperti sostenitori delle “missioni pacifiche ed umanitarie” che le truppe italiane assolvono in molti paesi. Certo – tra loro – c’è qualcuno che ama definirsi tifoso dell’ONU, equidistante da entrambi i contendenti o sostenitore dell’auspicata svolta europeista che starebbe maturando dopo l’egemonia mondiale dell’asse Bush/Blair.

Ne prendiamo atto ma, per quanto ci riguarda, crediamo che la sostanza politica non cambia di molto. Anzi reputiamo gravi che componenti, che pure avevano animato la passata stagione del movimento No Global e No War, oggi svolgono una perniciosa funzione di mistificante copertura e di costante edulcorazione degli effetti antisociali, verso i movimenti di lotta, della politica estera di Prodi, Rutelli e D’Alema.

La tentacolare azione di Prodi and company:
Una asfissiante morsa da cui occorre liberarsi!!


Già nella manifestazione dello scorso 30 Settembre, manifestando contro l’invio delle truppe italiane ed occidentali in Libano, ed, ancora prima, quando si è consumata la tragicomica vicenda dei “deputati ribelli” al momento del voto parlamentare sul rifinanziamento della missione in Afghanistan, si sono palesati, nel movimento ed oltre, le prime nefaste conseguenze della politica dell’esecutivo di Prodi.

Una narcotizzante azione di governo la quale punta – prioritariamente – alla destrutturazione di qualsiasi opposizione classista, al complesso delle sue politiche, preferendo accreditare l’idea che solo la destra Berlusconiana o le variegate corporazioni degli evasori sarebbero interessate a rovesciare la politica risanatrice dell’Unione Prodiana.

Infatti non solo sul terreno dell’opposizione alla guerra, ma anche sul piano delle vertenze sindacali e sociali, a partire della critica all’astuta Legge Finanziaria di Padoa Schioppa, si vuole imporre un deformato scenario dove non deve esserci legittimità e spazio per il conflitto, per l’autorganizzazione e per la diffusione dei movimenti.

La soddisfacente riuscita delle diverse manifestazioni contro la precarietà, la l’ampiezza dello Sciopero Generale del Sindacalismo di Base, il delinearsi, seppure in forme ancora tendenziali, di un antimperialismo che si batte, in prima istanza, contro il proprio stato ed il proprio governo, sono un buon viatico per spezzare il paralizzante clima che attanaglia i movimenti ed i settori proletari e popolari.

Ritorna, quindi, – in forme concrete e quotidianamente - la discriminante tra chi si colloca a svolgere una funzione di opposizione autonoma ed indipendente verso questo governo e chi, invece, sceglie di “condizionarlo” ottenendo, magari, una miserevole “riduzione del danno”.

L’OSTILITA’ ALLA GUERRA, SENZA SE E SENZA MA, LA SOLIDARIETA’ CON LA PALESTINA E CON LA RESISTENZA GLOBALE DEI POPOLI AGGREDITI DALL’IMPERIALISMO, IL RIFIUTO DELLA POLITICA DEI SACRIFICI PER RISANARE L’AZIENDA/ITALIA RIMANGONO I CAPISALDI POLITICI PER UN MOVIMENTO CHE NON ACCETTA DI CAPITOLARE E CHE CONTINUA A SOSTENERE CHE: UN ALTRO MONDO E’ POSSIBILE!!

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