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Sugli slogan indicibili

(20 Novembre 2006)

Facciamo bene attenzione! Le reazioni dell’intero arco parlamentare alla manifestazione del 18 novembre indetta dal “Forum Palestina” non sono gli ordinari latrati dei patrioti offesi dagli eccessi estremistici. Qui si sta dicendo una cosa molto più inquietante.

Si sta dicendo che, poiché le manifestazioni contro il proprio governo e il proprio imperialismo possono essere attraversate anche da un solo slogan (si badi in questo caso che non si sta parlando neppure di una sola arma impropria o di una sola vetrina sfasciata) “indicibile”, d’ora in avanti incorreranno nel rischio di essere vietate e/o di essere sanzionate penalmente. Anzi, visto che dello slogan “indicibile” le migliaia di manifestanti neppure si sono accorti, l’arco parlamentare ha fatto sapere che ciò è irrilevante: per vietare o reprimere una manifestazione ostile d’ora in avanti si potrà utilizzare un detective cameraman per scovare lo slogan o addirittura inventarselo. Rilevante è solo ciò che –vero o falso o esagerato- viene rappresentato dal Monopolio dell’Informazione Ufficiale (MIU). La minaccia in tal senso è chiarissima e, data la condivisione destra-sinistra- essa ha un’altissima probabilità di essere mandata ad effetto. Anche dopo le mobilitazioni di piazza del 17 novembre contro la finanziaria, un’opposizione di sinistra al centro-sinistra diventa assolutamente intollerabile. A sinistra è vietato protestare!!!

Da qui ad arrivare anche ad una legge che punisce come reato la critica al sionismo e all’imperialismo il passo è breve. Come è noto, già in Francia è stato sancito per legge che il colonialismo è stato un fenomeno progressivo.

Ciò premesso, pur essendo presenti alla manifestazione di Roma non abbiamo sentito gli slogan incriminati, ma anche da quanto abbiamo visto dalle riprese televisive e sentito dai commenti pur particolarmente faziosissimi, gli slogan sarebbero stati “indicibili” e “orribili” perché additavano i soldati statunitensi, israeliani e italiani come aggressori, simili ai nazisti, delle popolazioni mediorientali.

Se così stanno le cose, capiamo l’on. Bertinotti che li aggettiva come indicibili e orribili, se ha un senso sostanziale il suo “non posso non dichiararmi ebreo”, aggiornato nel corso degli stermini a danno di donne e bambini palestinesi. Capisco pure che a lui faccia eco l’on. Franco Giordano dopo che egli apertis verbis ha dichiarato, in un’intervista al Manifesto di alcuni mesi fa, che l’antisionismo equivale ad antisemitismo. Francamente, però, non riusciamo a capire perché un comunista debba preoccuparsi di zittire la prossima volta chi pronuncia questi slogan. Una preoccupazione del genere ci sembra il preludio del suicidio nel timore di essere ammazzati.

Naturalmente, teniamo per fermo il discorso, se tutto ciò che abbiamo visto e sentito è vero. Se poi ci sono stati altri slogan che inneggiavano a massacri gratuiti, per di più di persone innocenti, o dileggiavano pacifici turisti in visita ai resti di Babilonia o giustificavano mitragliamenti su persone convenute ad una festa di matrimonio o invitavano a torturare e mutilare i soldati italiani, il discorso cambia. A slogan di questo genere cercheremmo anche noi di opporci con la critica.

Veniamo però al punto che più mena scandalo: 10, 100 Nassirya. Nel corso della manifestazione peraltro non è stato neppure gridato, se si deve prestar fede a tutti quelli che vi hanno partecipato. Lo sciacallaggio televisivo, nello stile di Emilio Fede, ha ripetuto ossessivamente di averlo ascoltato, ma non è riuscito a farcelo ascoltare. Abbiamo seguito tutti gli infuriati tg, ma da nessuno di questi siamo riusciti a captare il famigerato slogan. Anche dalle molteplici telefonate fatte per sapere se qualcun altro presente l’avesse ascoltato, abbiamo ricevuto sempre risposte negative. Ciò precisato, questo slogan è sbagliato nella misura in cui lascia intendere una sorta di soddisfazione per la morte di qualcuno. Non troviamo sbagliato però che un comunista, schierato contro un’aggressione imperialista, si auguri che questa venga sconfitta dagli aggrediti. Altrimenti lo slogan del sostegno alla resistenza contro gli occupanti, ma persino quello della legittimità di quest’ultima rischia di diventare un modo di dire avventato di cui non si comprendono bene nemmeno le conseguenze. O no?

Finora, questo augurio non stato neppure previsto come reato. Il rischio che lo diventi con la benedizione dell’on. Bertinotti non sarà scongiurato con patetiche giustificazioni ed autocensure, ma ribadendo la legittimità e la necessità delle mobilitazioni contro le aggressioni imperialistiche, che non sono meno aggressive e meno imperialistiche per il fatto di essere condotte dalla solita “brava gente”.

Infine vogliamo ricordare che nell’ultimo giro propagandistico per il mondo il presidente Bush è stato accolto con manifestazioni oceaniche dove la sua effige e la bandiera statunitense veniva bruciata tra il tripudio generale dei presenti. E persino negli Usa è tradizione rappresentare i propri governanti nelle forme più sanguinarie e orripilanti possibili senza che questo susciti scandalo o determini autocensure ingiustificabili.

I compagni di Red Link

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