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    Finanziaria a mano armata: 21 miliardi di euro alla difesa

    I generali «Un esercito coerente con le ambizioni nazionali»

    (22 Novembre 2006)

    La Finanziaria sarà varata con «i muri maestri intatti», assicura il ministro Tommaso Padoa Schioppa. Ma dovrebbe essere più preciso: c'è un muro maestro, quello della spesa militare, che non solo resterà intatto ma sarà rafforzato.

    Il bilancio di competenza della difesa per il 2007 sale a 18.134,5 milioni di euro rispetto ai 17.782,2 del 2006. E' quasi il doppio del bilancio di competenza dell'università e ricerca ma ancora non basta.

    Per questo, ha annunciato il ministro della Difesa Arturo Parisi, sono stati introdotti nella finanziaria alcuni «correttivi».

    L'articolo 113 istituisce un «fondo per le esigenze di investimento della difesa», destinato a programmi di investimento pluriennale, derivanti anche da accordi internazionali», con una dotazione di 1.700 milioni di euro per il 2007, 1.550 per il 2008 e 1.200 per il 2009: circa 4,5 miliardi in tre anni. Questa è però la punta dell'iceberg della spesa che l'Italia dovrà sostenere per partecipare a tali programmi. Solo per il caccia statunitense F-35 Lightning, si è investito oltre un miliardo di dollari e per l'acquisto di 131 caccia ci vorranno come minimo altri 11 miliardi che si aggiungeranno ad almeno 7 miliardi di euro per l'acquisto di 121 Eurofighter Typhoon.

    L'articolo 187 istituisce un fondo di 400 milioni di euro per il 2007 e 500 per ciascuno degli anni 2008 e 2009, per «la tenuta in efficienza dello strumento militare, mediante interventi di sostituzione, ripristino e manutenzione di mezzi e materiali». In altre parole: poiché aerei, autoblindo e navi da guerra si usurano soprattutto in missioni tipo quelle in Afghanistan e Libano, occorrono ogni anno centinaia di milioni di euro per tenerli in efficienza o sostituirli. Tali fondi non vengono però prelevati dal bilancio di competenza della difesa ma aggiunti dalla finanziaria. E, poiché bisogna incentivare l'arruolamento di volontari, l'articolo 187 autorizza per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009 la spesa di 20 milioni di euro destinati alla «costruzione, acquisizione o manutenzione di alloggi per il personale volontario delle Forze armate». L'articolo 188 autorizza, per ciascuno degli anni 2007, 2008 e 2009, la spesa di 1 miliardo di euro per il finanziamento della partecipazione italiana alle «missioni internazionali di pace». Tali fondi sono però iscritti non nel bilancio di competenza della Difesa ma in quello del ministero dell'economia e delle finanze. Se poi occorreranno più soldi di quelli previsti, «il ministro dell'economia e delle finanze è autorizzato, con propri decreti, a disporre le relative variazioni di bilancio».

    Con questi e altri «correttivi», la spesa militare italiana supera ampiamente nel 2007 i 21 miliardi di euro, equivalenti a oltre 27 miliardi di dollari: l'Italia si colloca così come spesa militare al settimo posto mondiale. Vi sono per di più altre voci di carattere militare nascoste nelle pieghe del bilancio: tra queste un esborso di circa mezzo miliardo di dollari per la manutenzione delle basi Usa in Italia; un altro, non quantificabile, per i programmi previsti dall'accordo militare italo-israeliano (Legge n. 94/2005).

    Così, mentre si effettua una manovra finanziaria che direttamente e indirettamente grava sulla maggioranza dei cittadini, si accresce la spesa militare e si pongono tutte le premesse per un suo ulteriore aumento.

    Il sacrificio vale però la pena: in tal modo - spiega il capo di stato maggiore della difesa - l'Italia può avere «capacità di intervento efficace e tempestivo» nelle aree di «interesse strategico», dai Balcani al Caucaso, dal Nord Africa al Golfo persico. Ciò è reso possibile da uno strumento militare «proiettabile» dotato di spiccata capacità expeditionary coerente col «livello di ambizione nazionale». Ne fanno parte le forze speciali che, spiega il ministero della Difesa, sono impiegate «in modalità occulta o clandestina» in «operazioni dirette a conseguire obiettivi di natura militare, politica, economica o informativa in aree di difficile accessibilità». Tutto chiaro. Resta solo un dubbio: in quale capitolo di bilancio è inserito il finanziamento delle operazioni occulte e clandestine?

    Manlio Dinucci (dal Manifesto del 15/11/2006)

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