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    Le grandi orecchie dei nipoti dell’Ochrana

    (24 Novembre 2006)

    Molti politici e giornalisti sono incapaci di sentire le voci disperate dei palestinesi, sottoposti alla criminale pratica degli omicidi “mirati”, che lasciano regolarmente sul terreno tanti vecchi e bambini, non si accorgono della popolazione africana, che muore di AIDS perché i monopoli farmaceutici impediscono la produzione di farmaci a prezzo accessibile, non vedono il sangue delle popolazioni che cadono sotto i colpi dell’esercito americano o dei “volenterosi” in Afghanistan o in Iraq. Non sentono la voce di migliaia di persone che manifestano per la Palestina. Invece, dalle buvettes parlamentari o dagli studi di Rete Quattro, riescono a cogliere infallibilmente le parole di dieci giovani, che gridano: “10, 100, 1000 Nassiriya”. Forse hanno i padiglioni auricolari come i pipistrelli e sono guidati nella ricerca dall’eco degli ultrasuoni.

    E’ una vecchia prassi, di cui era maestra la polizia politica zarista, l’Ochrana: si tratta di prendere un episodio, non importa se vero o inventato, ingigantirlo e trasformarlo in un pretesto per la repressione. Quanti pogrom presero lo spunto da voci, sparse dalla polizia, che si era mancato di rispetto all’immagine della madonna!
    Emilio Fede è molto vecchio. Tutte le mattine lo tirano fuori dal sarcofago egizio e, prima ancora che abbiano finito di toglierli le bende, se non si distrae facendo il cascamorto con qualche ragazza dello studio, comincia a lanciare terribili accuse contro estremisti, che sarebbero privi di ogni rispetto umano, pronti a profanare ciò che c’è di più sacro. Il guaio è che Fede ha molti epigoni, a cominciare da Fini, col suo insopportabile moralismo, per arrivare a Fassino ed oltre. E’ un mondo che ha interiorizzato lo spirito poliziesco, che vuole fermare ad ogni costo, prendendo a pretesto alcuni fatti secondari, la protesta contro la guerra e l’oppressione dei palestinesi. Sono i nipoti dell’Ochrana.

    Sulla questione delle famiglie dei caduti, occorre lasciare da parte ogni posizione immediata, emotiva, e fare un discorso politico. I politici militaristi circondano i familiari dei caduti con una falsa partecipazione e una roboante retorica patriottarda. Li devono costantemente ingannare, far credere che gli scopi della guerra sono nobili, e non hanno niente a che fare col petrolio, con gli interessi della Halliburton o dell’Eni. Combattendo questa retorica, si possono ottenere risultati importanti. Si pensi al caso di Cindy Sheehan. Quando una madre capisce che suo figlio è stato sacrificato, non per portare la libertà ad un altro popolo, ma per gli sporchi interessi dell’alta finanza, dei petrolieri e dell’industria delle armi, allora nessuno è più motivato di lei a combattere le radici del conflitto, non teme la lotta e il carcere, e diventa un punto di riferimento per tutti gli antimilitaristi. In quel momento il governo più potente del mondo ha paura di lei, capisce che non è sola, che è un simbolo, si rende conto che non può più pensare di comprare il silenzio delle famiglie dei caduti.
    La “grande democrazia” è costretta a mostrare il suo lato feroce, ad arrestarla. Cindy ha detto: "Prima che mio figlio fosse ucciso, pensavo che una persona da sola non potesse fare la differenza. Ma una persona che è circondata e sostenuta da milioni di persone può essere ascoltata".
    Questa donna è stata in grado di assediare Bush, erigendo una tenda nei pressi del ranch del presidente, e ricevendo solidarietà dall’America e da mille altre località del mondo.
    Questo ci deve far riflettere: la politica giusta non consiste nel prendersela con i caduti, fornendo pretesti alle lugubri e pompose prediche di Fini, Fassino e compagnia, ma consiste nello smascherare questa retorica, mettendo a nudo la vera natura affaristica e brutale della guerra, la sua sporcizia, il suo carattere antisociale.

    22 novembre 2006

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