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Padova: perche’ non ho votato la mozione Zan

Una mozione che non attribuisce alcun diritto a chi vive in situazioni (etero e omosessuali) di coppia non "sacralizzate" dal matrimonio

(9 Dicembre 2006)

Credo sia giusto spiegare pubblicamente perché una consigliera dei Verdi, risaputamene più che favorevole al totale e pieno riconoscimento dei diritti- di tutti i diritti, oltre tutto- a tutti gli individui di qualunque orientamento sessuale ed a tutte le famiglie o coppie di fatto comunque composte.

Premetto che io avevo sottoscritto la prima mozione promossa da Alessandro Zan, quella che prevedeva l’istituzione del Registro delle unioni di fatto, atto assolutamente simbolico, ma comunque chiaramente innovativo rispetto all’esistente. Quella mozione, come noto, è stata bloccata dalla strenua opposizione della Margherita e mai sottoposta al voto (ma neppure ritirata, a tutt’oggi). Nel frattempo, in qualche segreteria di partito (poche, a quanto mi consta solo nelle sedi di DS e Margherita) si è cercato e trovato il compromesso che ha portato alla mozione messa immediatamente in discussione nel consiglio del 4 dicembre. Nessuna discussione pubblica, nessuna discussione tra i sottoscrittori della prima mozione, nessun interpello nei confronti di chi il problema lo vive in prima persona. Io non l’ho sottoscritta e non l’ho votata, perché in realtà non ce n’era alcun bisogno.

Quella mozione non istituisce un bel niente, non attribuisce alcun diritto, non riconosce niente e nessuno. Semplicemente dà altisonante applicazione alla legge sull’anagrafe (esistente dal 1954) che all’art. 33 consente esplicitamente che l’ufficiale d’anagrafe “d’ordine del sindaco” attesti, su richiesta degli interessati e se non vi ostino gravi motivi di ordine pubblico, i dati riportati nelle schede individuali dell’anagrafe, tra cui anche la convivenza “per vincolo affettivo” delle persone (senza precisazione alcuna di genere), dichiarata ai sensi dell’art. 4 che definisce il nucleo familiare. Insomma, per dirla in parole povere, il consiglio comunale di Padova ha discusso per ben cinque ore l’approvazione di una disciplina già approvata con legge dello stato, per cui sarebbe bastata una semplicissima azione amministrativa (la predisposizione della modulistica) da parte dell’assessore competente (o del Sindaco).

Cinque ore in cui si è dato fiato e pubblicità alle peggiori interpretazioni del teatro dell’assurdo, con riferimenti a valori etici, ad attentati alla famiglia tradizionalmente intesa, addirittura alla poligamia, a osservazioni tipo il matrimonio è eterno ( affermazione credo smentita quotidianamente dai fatti) e le coppie di fatto sono precarie per definizione…e similari.

E’ questa la risposta ad esigenze concrete, di dignità, di riconoscimento di diritti (secondo noi dovuti) e di possibilità di tutela che erano (e restano) alla base delle richieste di chi vive in situazioni (etero e omosessuali) di coppia non sacralizzata nel matrimonio? Io mi sono presa la briga di chiederlo in giro a chi so essersi occupato di questi temi, e mi è stato risposto di no. Ho dato lettura nel mio intervento di una lettera aperta al consiglio a firma di esponenti più che noti (prima di Zan) del mondo gay e lesbico. Ho chiesto a chi era in aula se si rendesse conto che in realtà l’attestazione non cambiava nulla, e mi è stato detto chiaramente sì.

Io credo che sia ora di cambiare registro (non solo delle unioni di fatto): i bluff durano poco, e credo che chi si illuda, magari leggendo i giornali di oggi, che è stata operato un inizio di rivoluzione copernicana in materia di diritti per le coppie di fatto rimarrà amaramente deluso dal constatare che la certificazione di convivenza per vincolo affettivo che potrà ottenere grazie alla mozione approvata dal Consiglio Comunale di Padova con grande clamore è una mera attestazione anagrafica, uguale a quella che poteva ottenere l’altro ieri, e che nulla, ma proprio nulla, cambia in ordine alla propria vita quotidiana, al rispetto dei propri diritti, al rispetto del proprio essere e delle proprie scelte.

Se poi questa, come appare oggi sui giornali locali e nazionali, diventerà la linea di compromesso su cui il costruendo Partito Democratico si attesterà, invece di cominciare sul serio a riconoscere ed attuare diritti, credo che la vittoria padovana rischia di diventare un bel boomerang, una palude in cui le vere necessità di affermazione chiara e forte di diritti dovuti a tutti rimarrà a lungo impantanata.

Last but non least, da donna e laica apprezzo e stimo tutte le forme affettive e di solidarietà comune, e quindi le famiglie, anche quelle tradizionali, quando sono portatrici di questi valori; da donna e laica non ritengo affatto, e tanto più oggi, che questi valori fondamentali (di affetto e solidarietà) siano garantiti (e garantibili) prioritariamente dalla “famiglia tradizionalmente intesa e possibilmente cattolica”. L’incipit della mozione Zan 2 , per assurdo, (ma non troppo, considerati gli estensori) non fa riferimento ai principi universali che impongono il rispetto di ogni persona in ogni formazione ed indipendentemente da sesso ed orientamento sessuale, ma alla norma costituzionale che tutela la famiglia fondata sul matrimonio.

Insomma, resto a disposizione per i passi successivi, che spero più arditi.

Non credo si farà molta strada col freno a mano tirato, neanche si accelera al massimo per fare molto rumore.

Aurora d’Agostino consigliera comunale Verdi per la pace di Padova

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