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(20 Aprile 2012) Enzo Apicella

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(Verità e giustizia per Genova)

Ridateci le molotov!

Un'importante prova contro i poliziotti che irruppero alla scuola Diaz è scomparsa nel nulla.

(18 Gennaio 2007)

Prima che nascano leggende assolutorie, è bene ricordare che la storia di quel falso costruito per incastrare i manifestanti è già scritta negli atti giudiziari

Al processo contro i poliziotti che irruppero alla scuola Diaz durante il G8 di Genova si è scoperto che sono scomparse due importanti prove d'accusa: le bottiglie molotov portate nella scuola dalla polizia quella sera, il 21 luglio 2001, ed esibite come prove contro i 93 arrestati. Nessuno al momento sembra sapere dove siano finite e naturalmente speriamo che risaltino fuori al più presto. Se non dovesse succedere, il rischio è che si creino leggende assolutorie intorno a una vicenda che invece è già accertata oltre ogni dubbio. Ecco i fatti:

1) Le due molotov - una bottiglia con l'etichetta che commemorava la "69a adunata degli alpini Udine. 18-19 maggio 1996", l'altra di Gutturnio dei Colli piacentini - furono esibite sul tavolo della Questura di Genova, la mattina del 22 luglio, insieme alle altre "prove" sequestrate alla Diaz, davanti a decine di giornalisti che le filmarono e fotografarono.

2) Durante le indagini condotte dai pm Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini, il vicequestore aggiunto di Bari Pasquale Guaglione le riconobbe come quelle che aveva trovato per strada, in corso Italia, il pomeriggio precedente al blitz.

3) Michele Burgio, autista del Primo reparto mobile di Roma, ha ammesso di aver caricato le molotov sul suo blindato e di averle portate alla scuola Diaz durante il blitz, consegnandole lì al suo superiore, il vicequestore aggiunto Pietro Troiani.

4) Un filmato dell'emittente Primocanale, girato nel cortile della Diaz durante l'irruzione, mostra il sacchetto azzurro che contiene le due molotov. Intorno al sacchetto si riuniscno i più alti funzionari presenti, oggi imputati al processo, tra i quali Francesco Gratteri, Gilberto Caldarozzi, Vincenzo Canterini e Giovanni Luperi.

5) Una funzionaria della Digos di Firenze, la dottoressa Mengoni, ha spiegato ai pm di aver ricevuto le molotov da Luperi con il compito di custodirle, di averle portate nella scuola, di averle affidate a un collega e di averle poi perse di vista.

6) Nel verbale d'arresto dei 93 occupanti della scuola, si legge che le molotov sono state ritrovate alla Diaz "in un luogo visibile e accessibile a tutti".

Quelle prove erano false, questa è una certezza. È scritto e documentato negli atti giudiziari. E da lì non può più scomparire.

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