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Se non le donne, chi?

Se non le donne, chi?

(11 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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Debito pubblico: la fabbrica del potere

La mistificazione più colossale del nostro tempo

(22 Gennaio 2007)

La classe operaia e i lavoratori vengono continuamente colpevolizzati per ridurli all'impotenza e alla sottomissione

Il debito pubblico italiano si aggira sui 1500 miliardi euro, 3 milioni di miliardi delle lire di una volta, una cifra spaventosa, che assorbe completamente, superandola, tutta la ricchezza prodotta in Italia in un anno. Da decenni ci hanno inculcato che la colpa esclusiva di questo enorme debito è dei lavoratori, delle loro conquiste, dei loro diritti, dei loro livelli di vita.

Questa è una colossale ed ignobile menzogna. Negli ultimi decenni le classi operaie e lavoratrici sono state sottoposte ad attacchi che li hanno privati di tutte le loro conquiste e disarmati di tutte le loro tutele. Con l’entrata in vigore dell’euro gli stipendi sono stati di fatto dimezzati, oggi la maggior parte dei lavoratori, i più fortunati, ha una retribuzione che va dai 100 ai 1500 euro, una miseria, le grandi fabbriche sono state smantellate, delocalizzando all’estero le produzioni e frammentando e precarizzando i lavoratori in Italia. Oggi, la maggior parte dei giovani tra i 20 e 30 anni è disoccupata o ha un lavoro precario, part-time, esternalizzato. La riforma Dini ha di fatto tolto il diritto alla pensione per i prossimi decenni, con lo scippo del TFR si costringono i lavoratori a diventare speculatori di borsa se non vogliono morire di fame quando vanno in pensione, la sanità è stata completamente privatizzata e col ticket del pronto soccorso si è messa una tassa anche sulla vita e la morte.Eppure, nonostante tutto ciò, si continua a chiedere sacrifici, sofferenza, ai lavoratori. In questi decenni, invece, qualcuno si è arricchito, gli industriali, i finanzieri, le banche, hanno accumulato profitti vertiginosi, una immensa quantità di ricchezza sociale si è concentrata in ristrette cerchie e poche mani. Il debito pubblico , quindi, è andato ad arricchire questi strati sociali, non certo i lavoratori, ed ha arricchito anche il ceto politico e sindacale che questo sistema sociale supporta e tiene in piedi.

Nei periodi di espansione economica si chiede ai lavoratori di sacrificarsi per ”il progresso della nazione”, durante le stagnazioni economiche si chiede ai lavoratori di “stringere la cinghia”, durante le recessioni si chiede ai lavoratori di comprendere la” dura realtà”,insomma ci troviamo di fronte a un gioco truccato, qualsiasi siano le condizioni dell’economia a pagare devono essere sempre i lavoratori. E se un giorno ai lavoratori venisse in mente di liberarsi, per sempre, da queste bande di parassiti che hanno come unica virtu’ quella di saper vivere, agiatamente, sul lavoro e sul sangue altrui?

Cobas Cardarelli

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