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Se non le donne, chi?

Se non le donne, chi?

(11 Dicembre 2011) Enzo Apicella

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Osservando le cose che stanno avvenendo in questi mesi

(23 Gennaio 2007)

Alcuni esempi:

Pensioni integrative:

Sono ancora rare, ma sono cominciate, le prime assemblee sindacali per spiegare ai lavoratori quanto sia opportuno investire la propria liquidazione in borsa.
Tra le argomentazioni più sentite almeno due meritano di essere trattate.

Ricorrere alla previdenza integrativa è necessario perchè la pensione pubblica non garantirà più una copertura adeguata e sufficiente. Forse i sindacalisti che fanno le assemblee non se ne accorgono ma così affermano una cosa gravissima, e cioè che, secondo loro, una battaglia per difendere e rilanciare la previdenza pubblica non esiste più nell’agenda sindacale (e ciò lascia perplessi se si pensa che è praticamente già aperto un nuovo tavolo che metterà le mani sulle nostre pensioni pubbliche). Il messaggio che ci mandano è quindi che il pilastro principale sarà d’ora in avanti sempre più la gamba privata della previdenza, ossia quella dei fondi finanziari.

Investire il proprio Tfr nei fondi pensione Finanziari conviene perchè altrimenti il vostro Tfr finirà in un fondo Inps oppure rimarrà in azienda, così il vostro Tfr lo useranno altri. Come ipocrisia non è male. Se veramente i nostri sindacalisti sono così perplessi sulla destinazione di parte del Tfr ad un fondo Inps (nella disponibilità del Ministero del Tesoro per fare non si sa cosa) perchè hanno di fatto accettato che ciò accadesse standone zitti durante la discussione sulla Finanziaria?.
Ma l’affermazione di cui sopra (che pare usata a piene mani durante le assemblee) serve solo a nascondere il fatto che il Tfr che purtroppo (anche grazie a loro) andrà all’Inps o che rimarrà in azienda, mantiene tutte le caratteristiche e le tutele di una voce salariale quale è il Tfr (quindi possibilità di anticipo, di liquidazione al momento delle dimissioni, di tutela in caso di fallimento dell’azienda ed inoltre rendimento certo e garantito), mentre il Tfr che sarà investito un un fondo finanziario non si potrà mai riscattare se non alla fine e sulla base di rendimenti che nessuno è in grado di dire visto che dipenderà dall’andamento delle borse finanziarie.

Tasse e tariffe:

Cgil Cisl Uil si sono sbracciati, in occasione della Finanziaria, a decantare la grande svolta in materia fiscale che, secondo loro, toglieva ai ricchi per dare ai poveri. A chi (Sindaci e semplici cittadini) faceva notare che questa svolta si accompagnava anche con la riduzione delle risorse ai Comuni i quali si sarebbero trovati di fronte alla scelta di aumentare le tasse locali per non ridurre la quantità dei servizi erogati, e con ulteriori riduzioni di spesa per lo stato sociale, i nostri facevano spallucce.
Ora siamo al dunque e molte Municipalità stanno aumentando (come c’era da aspettarsi) le tariffe locali, e le Asl stanno applicando l’aumento dei Tikets, con l’ovvio risultato (a fare bene di conto) che in realtà ai lavoratori le tasse sono aumentate.
Così è che adesso, Cgil Cisl Uil tuonano a gran voce contro i Comuni, rei di aver rotto l’illusione fiscale prodotta dalla finanziaria e di mettere in cattiva luce il Governo, ma si dimenticano che tutto ciò era prevedibile già durante la finanziaria.
Se tale voce roboante fosse stata messa in campo, ad esempio sull’enormità del regalo fatto in Finanziaria alle aziende (9 miliardi di euro con la riduzione del cuneo fiscale) probabilmente una vera riduzione del carico fiscale a tutti sarebbe stata possibile senza ricadute sulle tariffe comunali e sui tikets sanitari.
Così è, ora, che le aziende (che si sono già intascate 9 miliardi di Euro ... una bella cifra) non contente chiedono ancora di più, chiedono l’apertura di tavoli sulla competitività, sulla riforma della contrattazione, sulle pensioni, e tutti corrono a questi tavoli coscienti che qualcosa bisogna dare (per non apparire meno riformisti di quanto i padroni chiedono che si sia).
Così è che, intanto, ai i lavoratori ed alle loro famiglie, ai pensionati, che protestano contro l’aumento delle tasse, Cgil Cisl Uil rispondono chiedendo ai Comuni di non aumentarle (quindi di ridurre i servizi), per sentirsi poi dire (ironia della sorte) dagli stessi Comuni ... "ma dove eravate durante la discussione in Finanziaria?"

Questi sono solo alcuni esempi che descrivono con sufficienza la pochezza di una linea sindacale che non sa esprimersi se non attraverso tormentoni. In realtà appare evidente la "non linea" di un sindacato bloccato tra la scelta di recuperare una interlocuzione più stabile con Confindustria (con cui tra l’altro dovrà gestire assieme il nuovo grande business dei fondi pensione finanziari) e dalla scelta di sorreggere le politiche del Governo Prodi costi quel che costi sperando in una accellerazione dell’accreditamento sindacale in un nuovo schema concertativo che dia alle grandi organizzazioni più ruolo e più potere.

La chiosa comica di tutto questo sta poi nella notizia di oggi che ci informa di come stasera (domenica 21 gennaio) Cgil Cisl Uil saranno a cena con Prodi e qualche Ministro per redigere l’agenda dei lavori per i prossimi confronti. La comicità sta nel fatto che Cgil Cisl Uil (dicono) andranno tra l’altro per chiedere al Governo di avere una sua posizione in materia di pensioni, perchè fino a che il Governo non avrà una sua posizione unitaria i nostri non si siederanno mai a nessun tavolo di trattativa.
Bravi !!
Ma la stessa cosa vale per loro .....

Anche Cgil Cisl Uil non dovrebbero sedersi a nessun tavolo senza che su quella materia di stato loro consegnato dai lavoratori un mandato preciso e vincolante. Purtroppo Cgil Cisl Uil stanno da tempo firmando qualsiasi cosa (vedi anche il recentissimo memorandum sul pubblico impiego) senza preoccuparsi di sentire nessuno.
Ed è questa la cosa preoccupante. Ormai Cgil Cisl Uil appaiono cose lontane e distaccate dal mondo che dovrebbero rappresentare. Un po come i teatranti con il pubblico. I teatranti (le nostre burocrazie sindacali) recitano la loro parte ed al pubblico (i lavoratori) si chiede solo di guardare (qualche applauso, qualche fischio) senza alcuna possibilità di determinare la scena.
Succede poi, come è già successo, che il pubblico si stanca e caccia i teatranti chiedendo di riscrivere la storia e di condurla meglio.

21 gennaio 2007

Coordinamento RSU

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