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Laika, il trasferimento è ancora lontano

Previsto per il 26 un consiglio comunale sull’argomento

(23 Gennaio 2007)

SONO PASSATI quattro anni e del previsto trasferimento della Laika dalla zona industriale di Sambuca, Tavarnelle Val di Pesa, a quella di Ponterotto, San Casciano, si continua soltanto a discuterne. All’azienda era stato promesso che tutto si sarebbe risolto nel giro di due anni. Era il 2002. Di anni ne sono passati quattro, ma del nuovo capannone Laika non è stato posato un solo mattone.
Anzi. Si continua soltanto a parlarne. Come il prossimo 26 gennaio quando è stato convocato un consiglio comunale aperto. Il confronto sarà con i vari esponenti del territorio, sono state invitate a partecipare anche le varie associazioni e le organizzazioni sindacali locali per discutere e dare modo a ciascuna di esprimere le proprie considerazioni sulla variante Laika. Sono stati invitati anche quelli che hanno recentemente hanno presentato ricorso contro la scelta del Comune. Che tuttavia continua ad avere le idee chiare.
«L’insediamento — spiega il sindaco Ornella Signorini — della Laika al Ponterotto rappresenta un’irrinunciabile opportunità per la crescita del nostro territorio».

SE, DUNQUE, da una parte l’amministrazione è intenzionata a portare avanti la pratica Laika, chi non ne vuole sapere del trasferimento sono Legambiente ‘Il Passignano’, Wwf delegazione Firenze, Italia Nostra, Comitato per l’Ambiente di San Casciano, Amat Montespertoli e la Fondazione per la tutela del territorio del Chianti Classico onlus, che hanno presentato un esposto alla Procura della Repubblica per una questione legata all’acquisto del terreno da parte di Laika nel 2002.

IN PRECEDENZA, le stesse associazioni, avevano lanciato un appello sottoscritto da numerosi professionisti e professori universitari per chiedere al Comune di San Casciano di fare marcia indietro. Ed è a loro che si rivolge il sindaco Signorini in previsione del consiglio comunale di fine gennaio. «Mi aspetto — conclude — che dall’incontro sorga un dibattito che, lungi dal decretare vincitori e vinti, metta in luce la strategia che si è inteso perseguire nell’interesse collettivo dei cittadini e dei lavoratori».
Dal suo punto di vista, Laika spiega i motivi della scelta legata alla qualità della produzione.

«LA INFELICE e ormai onerosa collocazione logistica attuale (su cinque stabilimenti distanti tra loro, ndr) assieme all’esigenza di garantire agli addetti benessere e sicurezza nel posto di lavoro ha spinto l’azienda a progettare un nuovo stabilimento che renda possibile una moderna produzione a fronte della concorrenza del settore che dispone oggi in massima parte di stabilimenti recentissimi e moderni e garantisce alti standard nelle condizioni di lavoro».

La Nazione 17/1/2007 di Andrea Settefonti

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